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Gesto empatico

Intervista al collettivo "plurale"...con l’iniziale minuscola e non è un dettaglio.
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Foto: plurale

Nel pieno spirito collaborativo di BAW siamo rimasti particolarmente colpiti da una serie di collettivi: esperienze che nascono in Alto Adige, ma anche nei territori contigui, forse una nuova e positiva tendenza. Continuiamo la nostra indagine con plurale, attualmente composto dagli artist* Giulio Ancona, Leonardo Avesani e Chiara Ventura, ma “insieme aperto” a pluralità aggiuntive, che abbiamo avuto il piacere di ospitare nell’ultima edizione.

Il collettivo tramite un approccio transdisciplinare con una forte componente performativa e installativa crea opere video, multimediali e mix media che indagano temi sociali con una particolare attenzione al linguaggio come mezzo per affrontare conflittualità e superare differenze.

Il progetto “Gesto empatico”, presentato all’ultima BAW e per questa rubrica è un manifesto dove si afferma l'azione empatica come mezzo per restituire agli esseri e alle cose pari diritti e dignità.

 

Salto Artstore: Nomen est omen. Come e perché nasce “plurale”? Chi siete, qual è il core della vostra ricerca e su cosa state lavorando oggi?

 

plurale: Il progetto nasce nel 2020 per l’esigenza comune di dare una forma alle falle che riscontravamo nel nostro quotidiano, volevamo vederle con gli occhi e poterle far vedere agli altri, sin dall’inizio c’era una forma di attivismo nei nostri gesti.
Non pensiamo sia un caso che la nostra unione abbia trovato il coraggio di manifestarsi proprio dopo il primo lockdown; sicuramente quel momento ha reso evidente un problema sociale e noi abbiamo reagito. Dopo quel momento, negare che la società egoica in cui viviamo porti a un deterioramento dell’individuo, delle relazioni e di tutto ciò che ci circonda era impossibile. La nostra risposta fu l’attivazione di una forma empatica d'esistenza.
plurale è una forma collettiva di presenza nel mondo, frutto della necessità di sentirsi parte dello stesso essere-ambiente, per questo guarda lì dove è presente una divisione e tenta di suturare.

Da giugno 2020 a marzo 2022 ci siamo esposti con il nome di Collettivo Plurale, dopodiché, con lo sviluppo della pratica, non abbiamo più sentito l’esigenza di presentare il progetto come si fa canonicamente per un autore, con un Nome e un Cognome, perché plurale, prima di essere un collettivo artistico, è una reazione, una forma di pensiero e dunque un modo di agire.

Lavoriamo su tutto ciò che nel quotidiano, giorno dopo giorno, ostacola il benessere; prestiamo attenzione a come viene utilizzato il linguaggio, alle forme di violenza più subdole, con un focus su come la nostra generazione (Generazione Z) si pone nel mondo.

L’anno scorso, con la pubblicazione di Gesto empatico, una dichiarazione poetica che afferma il nostro esserci nel mondo, abbiamo reso manifesto la base teorica di tutta la nostra ricerca, osservando l’azione empatica come l’unico mezzo oggi praticabile per ricostruire e costruire un mondo migliore in cui vivere.
In questo momento il focus di plurale è su una pratica transfemminista che tenta di sgretolare una visione eteronormativa del corpo denunciando gli effetti che questa produce nel rapporto con la libertà degli altri e con sé stessi. Tentiamo di decolonizzare il desiderio, osservando la sessualità ed il piacere come spazi politici.
 

 

Nell’ultima BAW, ma forse più in generale nella scena artistica contemporanea abbiamo visto emergere di recente e specialmente fra le nuove generazioni uno spirito più collaborativo, un ritorno dei collettivi che in passato offrivano agli artisti uno spazio di condivisione e confronto…

 

Guardiamo anche l’ultima edizione di Documenta…l’arte offre uno spaccato della società, sempre. Forse in questo momento vi è l’urgenza di tornare a sentirsi parte del mondo, forse siamo esauriti dall’individualismo che respiriamo attorno a noi ogni giorno, perché all’effettivo non porta a niente di costruttivo. Lavorare con gli altri in una forma comune è una pratica zen di decentramento dell’ego, è un allenamento per riprogrammare la nostra capacità di stare con le persone (anche per questo parliamo di ‘pratica’). Inoltre, queste realtà collettive, plurali, articolate, rendono evidente che le cose sono molto più complesse di come spesso vengono proposte…oggi pare che tutto debba essere semplificato per essere accettato, forse perché osservare la complessità delle cose richiede un dispendio di energie maggiore, costringe a mettersi in discussione, cambiare idea, evolvere, che è esattamente ciò che accade quando si riesce a stare in relazione.

 

 

“Gesto empatico” come molti dei vostri progetti ha un approccio fortemente inclusivo, ma anche sovversivo rispetto a sistemi preesistenti e usa il “linguaggio” come campo d’indagine e strumento potenziale per il superamento di disparità. Che futuro sognate? 

 

Un futuro più attento, dove le parole e i gesti hanno il loro peso. Un futuro dove le persone si considerano. Un futuro dove ci si possa sentire liberi di essere quello che si è, senza bisogno di nascondersi o di lottare. Un futuro pieno di piacere.

 

Attualmente il collettivo è composto da due uomini e una donna, fra le disuguaglianze maggiormente tematizzate c’è proprio quella di genere. Quali sono gli elementi di frizione, i motivi di discussione, quali gli strumenti per appianare le differenze?

 

Affrontando questioni delicate in modo spesso anche tagliente, è inevitabile che il confronto possa diventare scontro. Per noi è interessante che questa dinamica, alle volte appunto conflittuale, di analisi delle varie problematiche da cui siamo toccati, diano sempre come risultato un aumento della nostra consapevolezza personale. Possiamo dire che il confine tra arte e vita è quasi inesistente nel momento di ricerca e approfondimento….diventa arte quando andiamo in studio a formalizzare un pensiero…forse anche per questo il nostro processo di “creazione” è molto fluido e quasi impossibile da descrivere schematicamente per punti.
Ci teniamo a dire che tra di noi l’approccio è orizzontale, ovviamente non sono le nostre differenze di genere a determinare una discussione, un attrito o cose simili…le differenze tra di noi non ci sono…che poi è proprio la visione del mondo che cerchiamo di offrire, quella di un tutto intero.

 

Intervista a cura di Nina Stricker


 

Dettagli opera

 

Artist*: plurale

Titolo: Gesto empatico

Anno di produzione: 2022

Tipologia: Manifesto

Tecnica: Stampa Fine Art su carta Hahnemuhle Ultrasmooth montata su Dibond

Misure: 42x29,7cm

Edizione: 1/3



Prezzo di vendita: 750€