Cinema | salto afternoon

Ennio

Il toccante tributo di Giuseppe Tornatore a Morricone che riempie (finalmente) i cinema perché è pieno di cose belle.
Ennio Morricone
Foto: Screenshot

Lacrimoni a fiumi. Ve lo dico subito se non lo avete ancora visto in sala: Ennio, il documentario di Giuseppe Tornatore su Ennio Morricone, il leggendario compositore e due volte premio Oscar (per The Hateful Eight e alla carriera), scomparso il 6 luglio 2020 all’età di 91 anni, è uno di quei film da vedere al cinema seduti nell’ombra dell’ultima fila con il pacchetto di fazzoletti pieno.
Basta una sola nota per capitolare.
Il film si è appena aggiudicato il Nastro d’argento - il premio assegnato dal 1946 (è il più antico dedicato al cinema, secondo soltanto agli Oscar) dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani - e ha già incassato un milione di euro, che non è mica male in un’era di severa siccità per i cinema.

Cos’è

È il sontuoso e riconoscente omaggio del regista Giuseppe Tornatore, premio Oscar per Nuovo Cinema Paradiso, all’amico e storico collaboratore Ennio Morricone con cui ha lavorato insieme in quasi tutti i suoi film, documentari inclusi. Un memorabilia della vita e delle opere del Maestro, attraverso una lunga intervista, con “incursioni” di artisti e registi - come Bernardo Bertolucci, i fratelli Taviani, Giuliano Montaldo, Marco Bellocchio, Dario Argento, Carlo Verdone, Clint Eastwood, Oliver Stone, Roland Joffè, Quentin Tarantino, Bruce Springsteen, Hans Zimmer, Nicola Piovani e Pat Metheny. Oltre a immagini d’archivio e spezzoni tratti da alcuni film epocali musicati dal compositore romano - da La Battaglia di Algeri a Sacco e Vanzetti, da Nuovo Cinema Paradiso a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, da Mission a C’era una volta in America - che nella sua carriera ha firmato più di 500 colonne sonore.

Come sarebbe stato il cinema senza Ennio Morricone? Per fortuna non dovremo mai scoprirlo.

Il film procede cronologicamente, dall’infanzia povera di Morricone nel popolare rione di Trastevere, al diploma di tromba al Conservatorio, agli studi di composizione spronato da Goffredo Petrassi di cui bramava l’approvazione, all’impiego come arrangiatore di musica leggera presso la RCA italiana e ai successi come Sapore di sale, Se telefonando, In ginocchio da te. E la vocazione alla sperimentazione, con quegli elementi che nessun produttore pop dell’epoca avrebbe immaginato di usare, dai barattoli alle macchine da scrivere. In mezzo aneddoti e curiosità, come quando Bruce Springsteen, per la prima volta in vita sua, dopo aver visto Il buono, il brutto e il cattivo corse a comprare la colonna sonora del film. E poi ancora l’avventura con il collettivo d’avanguardia Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza; la passione per gli scacchi; il matrimonio con l’amatissima Maria Travia che sarà preziosa “giudice” delle sue opere; il sodalizio con Sergio Leone - compagno di classe alle elementari - e la carriera nel mondo del cinema inizialmente approcciata con riluttanza; le intuizioni musicali come l’ululato del coyote che gli suggerì il tema de Il buono il brutto, il cattivo o il battere ritmato delle mani degli scioperanti di un corteo su dei bidoni di latta per Sostiene Pereira.

ENNIO | Trailer Ufficiale

 

Com’è

Ennio è nostalgia pura per i tempi che furono. Quella nostalgia che, più o meno consciamente, tutti noi ci portiamo appresso. Il documentario è molto più che una carrellata di greatest hits; oltre a svelare retroscena sull’origine di alcune opere artistiche del Maestro, tecnicismi musicali delle partiture compresi, fa un ritratto intimo, commovente, tridimensionale di Morricone. Del suo rigore, della sua testardaggine, della sua solitudine e sofferenza - isolato dal mondo accademico perché prestò la sua musica al cinema e ignorato a lungo dall’Academy dei notabili di Hollywood - e delle sue fragilità che “l’uomo dal multiforme ingegno” racconta per la maggior parte del film seduto di fronte alla macchina da presa, vispo dietro gli inconfondibili occhialoni.
Morricone ricorda l’umiliazione di suonare in cambio di cibo durante la Seconda guerra mondiale o l’occasione mancata con Stanley Kubrick, suo grande cruccio, o di quando si rifiutò in principio di scrivere la colonna sonora di Mission, sostenendo che - sentite questa - le immagini di Roland Joffé erano così belle che avrebbe potuto solo peggiorare le cose.
È una polifonia di esperienze concentrata in due ore e mezzo di documentario, un’immersione fluida, montata con ritmo, nel prolifico e lussureggiante mondo di Morricone. Ai titoli di coda rimane il desiderio di rivedere decine di film e scoprirne altri indugiando per un attimo su questa domanda: come sarebbe stato il cinema senza Ennio Morricone? Per fortuna non dovremo mai scoprirlo.

Voto: ***½

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Gabriele Di Luca Fri, 03/04/2022 - 16:38

A mio avviso uno dei fili salienti di questo bel film/documentario è la lotta (e la sofferenza che ne è derivata) con la quale Morricone ha modellato la sua arte sottraendola al giudizio (che anche lui implicitamente dava) dei cultori e artefici della "musica colta" (fondamentale la sua relazione con Petrassi, ad esempio). E quando poi anche i suoi colleghi (o perlomeno alcuni) hanno dovuto riconoscere che sì, questa distinzione tra arte nobile e arte commerciale è sostanzialmente una gran cavolata, quando lui ha avuto quel tardivo riconoscimento, ecco che in effetti i fazzoletti si sprecano.

Fri, 03/04/2022 - 16:38 Permalink