Chronicle | Salto.Europe

Cercasi nuova identità europea

Una conversazione critica sull'Europa. "In varietate concordia? Da ubi consistam".
Europa Errata Corrige
Foto: Medienfriz

La prima domenica di primavera (24 marzo) è soleggiata e calda. Ci sono alcuni luoghi da vedere grazie all’iniziativa del Fai (scuole Crispi, palazzo Inail e palazzo Libera – la sede della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol a Trento). Ma dai, può essere una bella giornata da back to my roots. Oswald Stimpfl ti rubo il lavoro per un po’. Uscita tangenziale Trento centro, prima del ponte di San Giorgio svolta a sinistra e si segue il profilo della montagna fino a Ischia Podetti. Ischia nella nostra regione fa rima con discarica: Frizzi a Bolzano, Podetti a Trento. Mio prozio Ettore prima della seconda guerra mondiale ci andava in corriera da Zambana Vecchia alla Vela. All’inizio della camminata c’è puzza, ma poi si entra in un luogo incontaminato, sulla sponda destra dell’Adige. Mentre su quella sinistra c’è tutta la mobilità fra il nord ed il sud dell’Europa.

Il biotopo dell’Avisio (sito di importanza comunitaria, amici di Salto Europe) dove c’è l’ululone, la rana dal ventre giallo. Passa qualche bici, alcuni a piedi, altri ragazzi che vanno ad arrampicare sulle palestre di roccia. Perchè non diventa una ciclabile? Perchè frana la montagna carsica della Paganella. Passato il casello di Trento Nord, il Ponte dei Vodi (il preferito dai bombardieri americani), le aree di servizio Paganella, un saluto al cimitero alla nonna e qualche “ehi comela?” con gli ex paesani. Sta facendo sera, allora un passaggio per tornare a Trento e dalla ruralità trentina si passa subito al cosmopolitismo della sala del Muse. Forse è uno dei motivi per i quali vale la pena vivere nella nostra regione: si può passare in poco tempo dalla genuinità strapaesana a vivere eventi da “metropoli”.

Francesco Anesi, passato fra un PhD a Cambridge, le Universiadi, l’Eurac e oggi Trentino Sviluppo, incarna questo ideale glocal e al Muse ha portato speaker d’eccezione per una “critical conversation on Europe” dal titolo “Europa: errata corrige”, con la collaborazione dei giovani professionisti trentini (www.gipro.tn.it) ed alcuni sponsor. Spesso sull’Europa ci si schiera fra eurofili indefessi ed antieuropeisti. Al Muse invece ci sono state tante tonalità di grigio. Con un pubblico motivato: 60 persone alla domenica pomeriggio alle 18 per una conferenza in inglese a Trento è tanta roba.

Questo è il tempo di fare dei passi indietro, ci vuole meno Europa ed il Parlamento europeo deve essere abolito, dando spazio a relazioni intergovernative (Asle Toje)

Shahin Vallee, francese, fisico da atleta, ha come alma mater studiorum la London School of Economics. Beh, mio prozio Ettore ci andava alle aziende agrarie, ex istituto di gelsibachicoltura dove hanno poi insegnato anche Draghi, Monti e Prodi ed ho studiato anch’io. Quindi Economia di Unitn non ha nulla da invidiare alla Lse. Elites e popolo, popolo evs elites. Pare essere questa la sfida del 26 maggio. Shahin è stato consigliere economico di Macron e di Herman Van Rompuy. Van Rompuy chi?!? Il presidente del Consiglio europeo prima di Donald Tusk.

Ma Shahin va anche lui back to the roots, senza andare a Zambanavecia. Cos’è l’identità europea? “L’Europa per molto tempo si è data al cosmopolitismo neoliberista, mentre Orban ha un’idea più sofisticata: per lui l’europeo è bianco, cristiano, nazionalista. C’è il pericolo di cadere in un confitto violento”. Orban è sospeso dal Ppe, ma appunto la vera sfida rimane capire cos’è l’europeo. “Anche a scuola si passa spesso dalle radici filosofiche della Grecia amalgamandole con l’illuminismo, ma per molto tempo della nostra storia l’Europa è stata molto più vicina all’Egitto che alla Germania”.

Il modello “neoliberista” dell’Europa-delle-banche non ci piace, la soziale Marktwirtschaft non è praticabile su tutto il continente da come mi disse lo storico dell’economia Stefano Zamagni al festival Siamo Europa di due anni fa. E siccome Zamagni è un “patriarca” della materia, non posso non seguire le sue indicazioni. Quindi qual è una nuova identità europea da proporre? Scatenatevi nei commenti. Per chi scrive “Europa del sociale e dei diritti” partirà una procedura d’informazione.

Gli ultimi giorni di discussioni sulla Brexit ci hanno portato nelle case quella che potrebbe essere una via d’uscita dal nodo Ue-Uk: il “modello norvegese”. La maggiore provocazione intellettuale del pomeriggio viene da un suddito del re Harald, Asle Toje, che è uno dei 5 grandi elettori del premio Nobel per la pace. Se si parla del re di Norvegia non posso esimermi dal raccontare un aneddoto, tanto così apro la milionesima parentesi. Il re Harald è diventato una star online con discorsi da vero monarca illuminato. Un’amica che lavora in un resort in Puglia me lo ha però reso ancora più mito quando mi ha raccontato questa scena: Harald e famiglia in vacanza nell’hotel pugliese. Uno dei bimbi al seguito dimentica dei libri. Chi chiama al telefono in reception? Lui, Harald, come un buon padre di famiglia. God save the King.

Torniamo ad Asle, che è stato al World Economic Forum di Davos e ci lancia la sua provocazione. “Questo è il tempo di fare dei passi indietro, ci vuole meno Europa ed il Parlamento europeo deve essere abolito, dando spazio a relazioni intergovernative”. Vabbè, è comprensibile, modello norvegese, se n’è parlato abbastanza anche in Italia nel periodo della Brexit.

Toje nella sua esposizione si è soffermato su come negli ultimi anni sia evidente il successo nel mondo del “capitalismo autoritario”. “Come si fa a mantenere l’Unione Europea liberale – si chiede – circondata da stati illiberali?”.

Vedendo l’Europa su scala globale il declino è chiaro e visibile nei dati: Nel 1980 l’Europa contribuiva per il 30% al Pil mondiale, nel 2019 il “contributo” comunitario è sceso al 15%. E l'Europa è internamente frammentata ed esternamente assente. "L'ordinamento politico è disconnesso dalla popolazione", conclude Toje.

All'incontro al Muse c'erano anche Valeria Palmisano, capa delle relazioni istituzionali europee di Edison, Francesca Colombo, direttrice culturale del progetto milanese de "La biblioteca degli alberi", Cesare Furlanello, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler in materia di intelligenza artificiale, Alessandro Panerai di Global Shaper (World Economic Forum), infine Silvia Merler, responsabile ricerca di Algebris. Ma ve ne parlo una delle prossime volte...