Culture | salto Gespräch

Colorare paperi a Brunico

Da qualche anno l’altoatesino Andrea Cagol è uno degli artisti di punta Disney, contribuendo al successo di alcuni dei più importanti prodotti distribuiti in Italia.
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Foto: Disney

In queste settimane i colori di Andrea Cagol, bolzanino classe 1966, troneggiano sulle copertine di Topolino e della collana “Scoprire l'arte raccontata da Disney” distribuita con il quotidiano La Repubblica. Oltre che su numerose pubblicazioni edite negli Stati Uniti. Nel Salto Gespräch di oggi raccontiamo come un ragazzo altoatesino è riuscito prima ad entrane nell’olimpo Disney italiano e poi addirittura a collaborare con la casa madre statunitense. Decidendo comunque di restare a vivere a Brunico


salto.bz : Ci racconta com’è nata la collaborazione con Disney?
Andrea Cagol - Prima lavoravo per un’agenzia di pubblicità, però anche se avevo fatto una scuola di grafica il settore che mi era sempre più interessato quello dell’illustrazione. Per questo avevo preso contatti con vari studi ed editori. Ad esempio con Bozzetto e altri, a Roma e a Milano. Da Disney mi avevano fatto sapere che organizzavano - una volta, oggi non c’è più - un’accademia interna a Diseny Italia che proponeva anche corsi di illustrazione per preparare gli artisti poi a diventare loro collaboratori. Era a numero chiuso e bisognava presentare un portfolio, ma sono riuscito ad entrare. Per un anno ho seguito un corso di matita e disegno, più che altro di perfezionamento perché le basi del disegno uno già doveva averle. Loro fornivano più che altro un approfondimento sulla recitazione dei personaggi e su tratto, quasi per disneyanizzare il tuo stile e farlo diventare più simile a quello che interessava a loro. Tutto questo è successo nel ’97. Dopo il corso tutta la ‘squadra’ ha iniziato a collaboratore con Disney Italia, attraverso una serie di incarichi nei vari reparti che a suo tempo c’erarano. Tra queste la redazione libri e ben due redazioni di fumetto. 

Lei è subito specializzato in qualcosa in particolare?
Io all’inizio avevo fatto un corso di disegno per i personaggi classici. Non tanto Topolino e Paperino che per così dire sono gli ‘standards’, ma per i personaggi dei film. Come ad esempio la Bella addormentata nel bosco, Cenerentola o altri. Ho iniziato a disegnare delle copertine e fare illustrazioni per libri. Solo in un secondo momento ho iniziato a fare colorazioni digitali, grazie al fatto che avevo lavorato come grafico e sapevo usare i sistemi appositi e Photoshop, all’epoca ancora non molto utilizzati perché a prevalere era invece ancora la tradizione manuale di colorare con aerografo o acquerello. 
A colorare in digitale non eravamo in tanti e allora ho iniziato ad avere più lavoro in questa direzione, specializzandomi. 

E diventando uno dei coloratori di punta della Disney. 
Siamo una piccola squadra e tutti liberi professionisti lavoriamo in modo autonomo. Recentemente c’è stato poi il grande cambiamento con il passaggio delle redazioni da Disney Italia a Panini. I libri invece da Disney sono passati per alla Giunti per quanto riguarda le pubblicazioni, anche se le royalties rimangono alla Disney. 

E la collaborazione con la Disney americana com’è nata? Per un disegnatore è un po’ come finire nella mecca del fumetto…
Lì lavoro soprattutto sui libri e con i classici, quindi ancora una volta con i personaggi dei vari film. Ultimamente i progetti nel nostro paese sono diminuiti. Per questo mi ritrovo a lavorare appunto soprattutto con gli Stati Uniti. Anche perché lì non c’è stata la crisi dell’editoria come da noi.

 

Recentmente lei ha realizzato le copertine della collana Scoprire l'arte raccontata da Disney disegnate da Giada Perissinotto. O l’edizione deluxe del volume “Topolino e Minnie a Casablanca”, disegnato da un mostro sacro (non solo italiano) come Giorgio Cavazzano. 
Proprio così. Ma negli ultimi tempi ho anche lavorato su Duckenstein disegnato da Fabio Celoni. Di copertine di Topolino comunque ne ho fatte davvero tante.

Come funziona tecnicamente il lavoro con gli americani?
Il tutto avviene attraverso internet quindi oggettivamente è la stessa cosa se gli interlocutori sono a Milano o Los Angeles. Ognuno lavora nel suo studio e poi spedisce i materiali. Quando ho iniziato non c’erano internet e le linee ADSL. Quindi anche se si lavorava in digitale poi si creava un CD e si spediva con il corriere. O addirittura partivi con la cartellina dei disegni fatti a mano e andavi in treno per portare il lavoro a destinazione. La Disney oggi ha i suoi canali ad hoc per la segretezza. I file in sostanza li salvi direttamente sui loro server, stabilendo in questo modo un contatto diretto. 
Rispetto ai tempi d’oro di Disney Italia in ogni caso non c’è una grande differenza perché anche allora gli artisti ‘interni’ erano 3 o 4, mentre tutti gli altri lavoravano per conto loro. Gli assunti insomma avevano più che altro una funzione di controllo del lavoro compiuto per la maggior parte da esterni. 

Ad Andrea Cagol non è mai venuta la voglia di spostarsi in una grande città per svolgere il suo ruolo di artista nel mondo dei comics?
Inizialmente quando ho iniziato Milano mi aveva affascinato. Ma lì non c’erano i legami affettivi che ho qui e alla fine gli stimoli non sono stati sufficienti per decidere di andare a vivere in una grande città. Che offre tanto ma che per quanto riguarda la qualità della vita non dà a quello a cui son abituato in Alto Adige. Qui c’è la natura, esci di casa e vai farti un giro in bici o fai una gita in montagna. Cose impensabili a Milano, che ti obbliga ad una vita di tipo molto diverso da quella che conduci qui. In ogni caso i contatti oggi si riescono comunque a tenere, tra Facebook e le varie fiere di settore. I colleghi e gli editori riesci comunque a sentirli e vederli. 

 

I fumetti non sono solo Disney. Lei si riconosce al 100% in questo mondo o le è capitato e le capita di esprimersi in altri contesti, con altri personaggi, altri editori e altre storie?
Disney è solo una minima parte del mondo del fumetto. Ma l’ambiente è molto interessante perché essendo una realtà così grossa hai la possibilità di relazionarti con moltissimi artisti. Collaborando con gli Stati Uniti ad esempio ti capita di vedere i lavori preparatori per i film e ti relazioni con persone che sono veramente altamente professionali. Vedi delle cose meravigliose e hai a che fare con gente con ‘palle veramente enormi’. Il neo è dato dal fatto che in Disney ci sono degli standard molto rigidi da rispettare e quindi la situazione può essere un po’ spersonalizzante come stile e non emerge l’identità del singolo artista. Tendi ad essere un po’ schiacciato, ogni artista si deve omologare. Cioè, voglio dire, la Bella addormentata nel bosco che colori tu deve essere come quella che fanno in Canada o in Francia. 
In altre realtà autorali naturalmente esiste la possibilità di esprimere maggiormente le proprie caratteristiche artistiche. Come ad esempio in Francia dove il fumetto è molto valorizzato come opera d’arte, mentre in Italia in generale è considerato più una ‘cosa per ragazzi’. In Francia rispetto all’Italia ci sono tantissimi editori e lì hanno davvero una produzione enorme. Alcune cose in Francia le ho fatte, nel settore della pseudo fantascienza fantasy. Lì abbiamo creato tutto noi: personaggi, storia, disegni e colori. E ci hanno dato praticamente carta bianca. 

In futuro ci saranno altre occasioni in questo senso?
Per me fuori il problema vero e proprio è che i compensi per i coloristi lì sono veramente bassissimi. E questo è legato al fatto che disegnatori e sceneggiatori sono considerati veri artisti ottenendo anche una percentuale sul venduto, mentre questo non vale purtroppo per i coloristi. Non so perché questo accada, visto che è il colorista che crea di fatto oltre al colore anche l’ambientazione delle atmosfere delle storie disegnate. I lavori francesi sono molto impegnativi e molto lunghi per cui rischi di rimanere bloccato per anni, insomma devi valutare se ne vale davvero la pena.