arcimboldo.jpg
Foto: icanvas
Environment | Maltrattamenti

Sacchetti boomerang

La decisione da parte del Governo di far pagare i sacchetti biodegradabili ha scatenato una protesta che non ci aiuterà a risolvere i nostri problemi ecologici.

La settimana successiva all'ultimo dell'anno si è aperta con un botto molto più fragoroso di quelli sparati dalle finestre. Altro che il nostro ridanciano terrorismo di massa praticato contro gatti e cani! Il vero, grande, assordante petardo è stato il rincaro che ha scatenato una mezza rivolta (ovviamente sul Web): il Governo ha deciso infatti di attivare un provvedimento “nascosto” in un decreto approvato in estate in favore del Mezzogiorno, rendendo obbligatorio il pagamento di uno o due centesimi per ogni sacchetto ecologico utilizzato allo scopo di acquistare frutta e ortaggi nei supermercati (nonché alcuni medicinali in farmacia). Non si è trattato, ça va sans dire, dell'unico aumento infilato tra un brindisi e l'altro. Maggiorazioni di tariffe e prezzi hanno interessato luce, gas, autostrade, trasporti, rifiuti, assicurazioni, servizi bancari, nonché tutta una serie di prodotti alimentari di largo consumo. L'associazione Adusbef ha calcolato che fino al prossimo 31 dicembre una famiglia media spenderà 952 euro in più rispetto al 2017. Perché, dunque, a fronte della consueta ondata di rincari la rabbia collettiva si è concentrata proprio su quegli spiccioli da pagare per i sacchetti ecologici, che nella peggiore delle ipotesi (immaginiamoci fameliche famiglie interamente vegetariane) comporteranno un salasso di appena una ventina di euro all'anno? Ecco alcuni spunti: l'infima cifra – proprio perché smaccatamente infima – è risultata più visibile e arbitraria di una più consistente; poi c'è il sospetto che il provvedimento sia stato effettuato per favorire un produttore di bioplastiche vicino al Premier Renzi; infine, il senso di costrizione derivante dall'impossibilità di sottrarsi all'uso dei sacchetti, impedendo quindi ai cittadini di portarsi dei contenitori da casa (cosa, questa, peraltro non del tutto vera). Altri dubbi riguardano la finalità generale dell'operazione: volendo limitare l'uso della plastica e degli imballaggi non sarebbe stato meglio puntare a un provvedimento in grado di eliminare quanto possibile il ricorso a quel tipo di sacchetti, anziché farceli pagare? L'indignazione, anche se caratterizzata da aspetti parossistici, non dovrebbe comunque essere sottovalutata. Il rischio infatti è che tutto – non solo i sacchettini super leggeri che, per risultare davvero ecologici, dovrebbero essere smaltiti in appositi impianti di compostaggio – venga bruciato rapidamente e dissolto in un inceneritore di recriminazioni antigovernative (le elezioni ormai sono alle porte e, se non altro dal punto di vista simbolico, quei centesimi infieriranno come un boomerang sul sex-appeal del Partito Democratico). A farne le spese, come al solito, una proficua riflessione sulla sostenibilità ambientale delle nostre abitudini più comuni. Perché morto un governo se ne fa di sicuro un altro, mentre se soffochiamo il pianeta nella plastica (anche se parzialmente biodegradabile) non ne avremo in cambio uno nuovo.