Culture | Orchestra Haydn

Una nuova visione per la Haydn

Il nuovo direttore artistico Giorgio Battistelli dell'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento si racconta in un'intervista a Salto.bz.
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Foto: Lorenzo Montanelli

Da settembre 2021 Giorgio Battistelli è il direttore artistico dell’Orchestra Haydn. Lo abbiamo intervistato a riguardo della stagione sinfonica in corso, la prima che porta la sua firma, e della sua “visione” per il futuro dell’ensemble regionale.

Tra i molti riconoscimenti ricevuti da Giorgio Battistelli quale compositore segnaliamo il “Leone d’oro” alla carriera ricevuto in occasione della Biennale di Venezia 2021,  “per il suo lavoro di teatro musicale sperimentale e la sua intensa produzione operistica, realizzata dalle più importanti istituzioni europee". E’ anche accademico effettivo dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia e direttore artistico del Festival Puccini di Torre del Lago.

 

Salto.bz: Lei è nato al Albano Laziale e risiede a Roma. Prima di essere nominato Direttore artistico dell’orchestra  Haydn aveva frequentato la nostra regione, e conosceva l’orchestra?

Giorgio Battistelli: Sì, spesso ho trascorso delle vacanze sull’altopiano dello Sciliar, è un territorio di grande ispirazione, dove posso ritrovare il mio equilibrio. “Sciliar” è anche il titolo di un mio lavoro sinfonico, che la Haydn ha proposto in prima esecuzione. L’orchestra in passato mi ha pure commissionato “Angeli”, un lavoro per ensemble strumentale e coro dedicato alla pace, dove negli ultimi 45 secondi affido alle voci dei bambini l'intonazione della parola “pace”. Ho collaborato anche con “I Suoni delle dolomiti”, scrivendo una Cantata per doppio coro e orchestra, in cui le voci intonano i nomi di famiglia della comunità ladina.

 

In un’intervista di tempo addietro ha detto che lo scopo di un direttore artistico è quello di “inquietare”. Conferma e ci può raccontare di più?

Volentieri. Inquietare non vuol dire distruggere ma costruire, creare nuovi percorsi e nuove forme, in sintonia con il presente, che non è mai fermo. La realtà è un “Experimentum mundi” (titolo della prima Opera composta da Battistelli, nel 1981, ovvero a 28 anni, che porta in scena gli artigiani del suo paese di origine, ndr). Un direttore artistico non può adeguarsi al presente, è mio desiderio realizzare un percorso verso un nuovo ruolo dell’orchestra, sempre più in empatia con la società. Immagino la Haydn come un organismo culturale, che debba e possa relazionarsi con i diversi saperi, non solo la musica, ma anche la sociologia, antropologia,  filosofia e quant’altro è proprio della cultura della nostra società.

 

Le novità che risaltano con evidenza nel primo cartellone Haydn che porta la sua firma sono state l’inaugurazione della Stagione con la sonorizzazione di un film, l’attualissimo Tempi Moderni di Chaplin, il maggior spazio assegnato alla musica di autori viventi, e la formula dei concerti brevi. Ha intenzione di riproporre questi progetti oppure la prossima sarà una stagione ancora diversa?

La formula dei brevi concerti in orari inusuali cui abbiamo dato titolo “Strumento protagonista” sarà riproposta, ha dato risultati molto interessanti. E’ un esempio di un modo diverso di relazionarsi alla realtà, una nuova formula di concerto che vuole incuriosire, è parte del mio progetto di “inquietare/agitare”. Riguardo il repertorio vi  saranno proposte insolite, per quanto riguarda solisti e direttori,  tenendo conto anche della programmazione della Fondazione Haydn nel settore dell’Opera contemporanea.

 

Le orchestre sono alla ricerca di nuovo pubblico. In un recente concerto della stagione sinfonica in corso si è ascoltato da Giovanni Sollima e orchestrali, quale fuoriprogramma, un arrangiamento di una  canzone dei Nirvana. Crede che il pop nelle sale da concerto sia una via per attirare nuovo pubblico? Ovvero: quando si fa cultura e quando invece intrattenimento?

Nella nostra società spesso la musica ha la funzione di “rassicurare”, è intrattenimento.  Può esserlo, ma non può essere soltanto questo, non può essere soltanto “consolatoria”. Ci vuole della musica che faccia pensare, che vuol dire “mettere in relazione”. Giovanni Sollima che arrangia una canzone dei Nirvana per violoncello e orchestra ci fa pensare, è una proposta, è un’idea. Non basta invece prendere due musicisti rock e inserirli in orchestra per fare cultura. Positivamente esemplare è stata la collaborazione tra Ensemble Modern e Frank Zappa, un laboratorio di due mesi che ha portato alla realizzazione del progetto “The Yellow Shark”.

 

Cosa deve accadere prima della fine del suo primo incarico, due anni rinnovabili,  perché lei si ritenga soddisfatto del suo lavoro di direttore artistico?

Sarò contento se sarò riuscito a rafforzare l’identità dell’ensemble, in sintonia con il  presente, e a creare una “visione” dell’orchestra proiettata nel futuro. Anche come compositore, per mia natura, penso rivolto ad un arco di tempo ampio, attorno ai 5 anni. La mia ambizione è anche che la Haydn diventi la migliore orchestra, a livello internazionale, nell’interpretazione della musica di Joseph Haydn.

 

Un libro che ha segnato la sua vita?

“Auf den Marmorklippen”, un romanzo di Ernst Jünger. Circa 40 anni fa lo ho letto, e mi ha cambiato la vita. Ho poi scritto all’autore e infine lo ho incontrato. “Auf den Marmorklippen” - Visioni musicali dal romanzo di Ernst Jünger - è anche il titolo della mia Opera del 2000, che ha avuto la prima al Teatro di Mannheim con la regia di Fura dels Baus. Ernst Jünger,  ufficiale della Wehrmacht, scrittore e filosofo, è morto nel 1998 a 103 anni. Nel suo libro tratta della lotta tra il bene e il male. E’ attualissimo.