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Foto: Finestre sull'Arte
Society | Vorausgespuckt

The Queen's Loneliness

La morte di Elisabetta II del Regno Unito ci invita a rispondere al quesito sulla sua strabiliante popolarità.

La domanda che mi sono fatto è semplice: ma perché la morte della regina Elisabetta (1926-2022: dunque tutt'altro che inattesa) ha suscitato un simile cordoglio, tanto da riempire pagine e pagine e pagine di giornali e far versare fiumi e fiumi e fiumi d'inchiostro (compreso il mio inutilissimo, qui)?

La sua morte chiude un'epoca

Sicuramente c'è il tema della longevità. Apprendiamo infatti che la sovrana ha regnato per 70 anni e 214 giorni, polverizzando il record della sua trisavola (Vittoria) e piazzandosi al secondo posto assoluto tra le teste coronate più durature di sempre (bisogna infatti risalire a Luigi XIV di Francia, cioè al mitologico Re Sole, per trovare chi l'abbia battuta). Per misurare la distanza che ci separa dalla sua ascesa al trono – avvenuta nel 1952, quando aveva cioè 25 anni – basta scorrere alcuni eventi accaduti in quell'anno: in Italia fu varata la “Legge Scelba” (quella che vietava la formazione e la riorganizzazione di partiti e movimenti fascisti, e a quel tempo Giorgia Meloni manco era nata), Grecia e Turchia entrarono nella NATO, il primo ministro inglese, Winston Churchill, annunciò che l'Inghilterra disponeva della sua prima bomba atomica, Fulgencio Batista conquistò il potere a Cuba, la Germania Orientale si dotò di un esercito popolare, Il Santo Uffizio mise all'indice tutti i libri di Alberto Moravia e la RAI iniziò le sue trasmissioni sperimentali. Insomma, pur avendo fatto in tempo a diventare pop e (suo malgrado) anche punk, diciamo che Elisabetta ci ha risparmiato solo – come non ha fatto Berlusconi, e per questo c'è da temere Charles o Camilla – la sua discesa in campo su TikTok: per il resto ha senz'altro ragione chi afferma che, con la sua scomparsa, adesso “si è chiusa un'intera epoca”.

Tra le sue passioni: le corse dei cavalli, dei cani, la squadra dell'Arsenal, i soprabiti colorati e i cappelli decorativi

Di un'intera epoca, dunque, Elisabetta (o Elisabeth, volendo de-tolomeizzarle il nome) è stata testimone eminente, ma la sua partecipazione (a quanto sembra) si è mantenuta dietro il velo piuttosto spesso di un'etichetta autoimposta e francamente poco esaltante. Per dire, scorrendo alcune note che riguardano i tratti della sua “personalità” troviamo una assidua frequentazione di molti eventi culturali, nonostante non avesse uno spiccato senso per cultura e arte, mentre, al contrario, tra le sue passioni si citano le corse dei cavalli, dei cani e la squadra di calcio dell'Arsenal. Ovviamente molto nota anche la predilezione per i soprabiti dai colori forti e per i cappelli decorativi, “che le consentivano di essere vista facilmente nella folla” (traggo queste informazioni dalla voce Wikipedia a lei dedicata). Altri segni caratterstici: le sue idee conservatrici in materia di religione, moralità e affari di famiglia – idee messe a durissima prova dalla sua, di famiglia, e forse proprio alla luce del contrasto tra il piano ideale da lei difeso e la realtà che la circondava scaturiscono quelle scintille di simpatia di un popolo ipocrita e guardone che se l'è tenuta legata al cuore.

Come un astro sottratto al mutare del tempo, lei c'era sempre

Torno perciò alla domanda iniziale: di cos'è fatto il cordoglio universale e il riguardo che le vengono oggi tributati? Da una mia sommaria inchiesta condotta su Facebook il dato parrebbe questo: lei, comunque, c'era sempre. Al pari di una pietra, di un albero secolare, ma anche di un fossile incastrato a parecchie decine di metri nel fango, era la sua semplice presenza, il suo starsene lì appiccicata al suo ritratto [a proposito: quello qui sopra glielo fece nel 1955 Pietro Annigoni], come un'icona che in fondo si limita a simboleggiare sé stessa, a consentirle questo inspiegabile affetto e – forse – ad averle garantito una tale durata. Raccolti davanti alla solitudine di un astro inconcepibilmente sottratto al mutare del tempo, i morituri che oggi salutano chi sembrava immortale potrebbero recitare le ultime parole della più bella canzone a lei dedicata: Life is very long when you're lonely.

The Smiths- The Queen is dead (Lyrics) English, per Lauren Arnold