Cinema | salto afternoon

And Then We Danced

Su MUBI, nel mese del Pride, una storia d’amore proibita nella Georgia ultraconservatrice, ostile e machista.
And Then We Danced
Foto: Screenshot

Tra un blockbuster succulento e l’altro, tra dinosauri cattivissimi e Tom Cruise/Maverick che torna a svolazzare nei cieli a tutta birra, troviamo il tempo, da bravi, per recuperare anche un po’ di cinema d’autore.
Nel mese del Pride la piattaforma MUBI propone, dal prossimo 24 giugno, And Then We Danced, film del 2019 diretto dal regista svedese di origine georgiana Levan Akin.

Cos’è

Il film, ambientato a Tbilisi, la capitale della Georgia, racconta la storia di Merab (Levan Gelbakhiani, ventunenne esordiente scoperto per caso dal regista su Instagram), ambizioso ballerino che anela ad entrare nel National Ensemble georgiano. Fa il cameriere per mantenersi e vive con la nonna, la madre disoccupata e il fratello scansafatiche. Il giovane Merab, che danza in coppia con Mary (Ana Javakishvili), viene criticato aspramente dal suo burbero insegnante (Kakha Gogidze) per la mancanza di forza e per essere “troppo morbido”: “Georgian dance is based on masculinity - sbraita l’uomo -. There is no room for weakness” (“La danza georgiana si basa sulla mascolinità. Non c'è spazio per la debolezza”).
Un giorno nella compagnia arriva un potenziale rivale per Merab, l’affascinante e talentuoso Irakli (Bachi Valishvili), ma la competitività tra i due si eclissa rapidamente lasciando posto al desiderio. In un paese oppressivo, apertamente omofobo, il loro amore diventa fisico. Ogni bacio è un rischio pericoloso, se vengono scoperti le conseguenze potrebbero essere fatali.
Il tutto è raccontato attraverso la lente della danza, segno distintivo dell’identità nazionale della Georgia, fondata sul tradizionalismo.

L’idea del film nasce dal Pride del 2013 in Georgia, teatro di violenze provocate da parte di una folla conservatrice e omofoba, arruolata dal clero ortodosso. Questo evento ha spinto il filmmaker a visitare il Paese e a parlare con i membri della comunità LGBTQ+ che vivono sotto costante minaccia.
Portare il film a casa non è stata, per Akin, una passeggiata di salute. Il regista aveva chiesto il sostegno del prestigioso Sukhishvili Georgian National Ballet, incassando un immediato rifiuto completo di nota a margine: “L’omosessualità non esiste in Georgia”. Il direttore della suddetta compagnia ha poi informato altre ensemble di danza della pellicola e ha detto loro di non collaborare, ostacolando la realizzazione di And Then We Danced. L’attore/ballerino protagonista, peraltro, inizialmente non era interessato a partecipare al film a causa dell’argomento trattato e per come avrebbe potuto influenzare la sua vita in patria.

Non è tutto: avendo ricevuto minacce di morte, la troupe aveva delle guardie del corpo sul set. Infine, durante la première in Georgia, il film è stato accolto da proteste sfociate in violenza, ma nonostante ciò ha registrato il tutto esaurito nei tre giorni di proiezione a Tbilisi in soli 15 minuti.

AND THEN WE DANCED | Official Trailer

 

Com’è

È un coming-of-age delicato e commovente. Il cast, di attori professionisti e dilettanti, è a fuoco e la storia ben raccontata, sebbene il suo svolgimento sia piuttosto canonico rispetto alla scoperta di sé e della propria sessualità mentre Merab lotta per riconoscere i propri sentimenti all’interno di una società ultraconservatrice dove il desiderio tra due uomini rimane rigorosamente tabù.
L’outing forzato da parte di un compagno di classe geloso, il colpo di fulmine, la scena di una rissa, l’amica esitante ma alla fine solidale, i cuori spezzati: sul piano narrativo succede tutto quello che ci aspettiamo succeda in un film queer che flirta con il melodramma, senza particolari sorprese.

Ma qui più che la trama è il contesto a rendere interessante And Then We Danced: le peculiari specificità della cultura georgiana, le danze folkloristiche intrise di testosterone del Georgian National Ensemble, la resistenza al cambiamento, una sottocultura gay che ancora oggi il Paese non riconosce ufficialmente come esistente. In mezzo, numerose ed emozionanti sequenze di ballo cruciali ai fini del racconto, fino al climax finale con Merab che si libera finalmente del peso schiacciante della tradizione secolare, esorcizzando il suo dolore e vivendo pienamente la propria verità.

Voto: ***