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Ecco la nuova legge sui migranti

Convertito in legge il “decreto immigrazione” Minniti-Orlando. Nuovi CIE e ricorsi più veloci (ma con minori tutele) per i richiedenti asilo. Kronbichler vota la fiducia.
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Foto: terranuova.org

Il controverso decreto “Minniti-Orlando” sull'immigrazione è legge. La Camera dei Deputati ha infatti approvato ieri, 12 aprile 2017, la conversione in legge del provvedimento governativo – che aveva già superato il vaglio del Senato a fine marzo – che porta la firma del ministro degli interni Marco Minniti e del ministro alla giustizia (nonché candidato alla segreteria del Partito Democratico) Andrea Orlando. Le norme ora in vigore recano “disposizioni per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegalefacilitando le espulsioni dei migranti irregolari – attraverso l'allargamento della rete di centri di espulsione –, accelerando le procedure per l'esame dei ricorsi sulle richieste di asilo nonché introducendo la possibilità del lavoro volontario (ovvero non retribuito) per i migranti.

I nuovi, vecchi CIE

La legge amplia il sistema dei centri di espulsione attraverso la sostituzione dei sei “Centri di identificazione ed espulsione” (i famigerati CIE) con diciotto più piccoli “Centri di permanenza per il rimpatrio” (CPR), con una capienza di cento posti, situati lontano dai centri urbani ma vicino agli aeroporti. I piani del governo prevedono ne sorga uno anche in Trentino-Alto Adige, in accordo con le due Province Autonome (grazie a un emendamento del senatore della SVP Karl Zeller). Come riporta il Post, il ministro Minniti ha dichiarato che i CPR saranno “tutt'altra cosa rispetto ai vecchi CIE”; tra chi invece sostiene siano “CIE sotto falso nomespicca il senatore PD Luigi Manconi – presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani – che ha votato contro la conversione in legge del decreto sull’immigrazione. “Il decreto sembra studiato appositamente per ridurre i diritti dei richiedenti asilo: vengono eliminate tutele giuridiche fondamentali e riportati in auge i CIE, luoghi di detenzione a tutti gli effetti, con ancora minori tutele rispetto alle carceri” aveva dichiarato in un'intervista a Salto.bz l'eurodeputata Elly Schlein.

L'udienza cancellata

Al fine di “accelerare” - secondo il mito renziano della velocità, si direbbe – il sistema di gestione di quei richiedenti asilo che fanno ricorso contro il respingimento della richieste d’asilo politico da parte delle commissioni territoriali, la legge abolisce il “secondo grado di giudizio” per chi riceve il diniego in primo grado, impedendo ai migranti di ricorrere alla Corte d'Appello come in ogni normale procedimento giudiziario. Viene semplificato anche il “primo grado”, ovvero il ricorso alle sezioni specializzate in materia di immigrazione e protezione internazionale neo-istituite dalla legge Minniti-Orlando presso 14 tribunali ordinari: l’attuale “rito sommario di cognizione” è sostituito con un rito camerale senza udienza, nella quale il giudice guarda un filmato del colloquio del richiedente asilo alla commissione territoriale, senza contraddittorio né domande al richiedente.

Secondo diversi giuristi, la legge sarebbe in contrasto con la Costituzione italiana e con la “Convenzione europea sui diritti dell’uomo”, in quanto violerebbe il diritto a un giusto processo, il diritto di difesa nonché il diritto al contraddittorio. Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) spiega a Internazionale che la proposta più grave è quella di annullare l’udienza, “in contrasto con il nostro ordinamento per quando riguarda il ruolo del giudice nell’accertare la violazione di un diritto soggettivo”.

La questione di fiducia

Asgi, Fiom/CGIL, Libera, Arci, Acli, Caritas, ActionAid, Medici senza frontiere, Radicali italiani e Sinistra italiana/Possibile hanno manifestato contro il testo di legge davanti a Montecitorio, mentre si svolgeva il voto di fiducia al provvedimento – e si consumava la prima rottura in seno al gruppo parlamentare “Articolo 1 – Movimento democratico e progressista” di Bersani, Speranza e D'Alema cui ha aderito Florian Kronbichler dopo aver lasciato “Sinistra Italiana”. Il deputato dei Verdi sudtirolesi ha votato a favore della fiducia (come i fuoriusciti dal PD) mentre gli altri ex-SEL si sono astenuti, salvo poi annunciare il successivo voto contrario “nel merito” del decreto. Grazie all'approvazione della fiducia, però, le opposizioni non hanno potuto proporre emendamenti al testo, accelerandone l’approvazione.