Culture | Salto Weekend

Haydn e Jazz

Quali raccordi si possono concepire (e percorrere) Tra Elgar, Piazzolla, Mozart e le grandi alchimie del jazz?
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Foto: Mairania 857

In attesa di rendere più regolari i nostri appuntamenti critici sulle saison Haydn, Musik Meran e Società dei concerti di Bolzano, eccoci a riferire di una doppia alchimia sonora.
L’altra sera, giovedì, è stata Merano ad ospitarla, custodirla e speriamo si renda conto di quanto è successo. Diventando più accogliente in futuro per meritarsi Cose del genere. Soprattutto dopo la propria modestissima e colpevole e disastrosa sotto-valutazione della commissione che ha decretato la capitale italiana della Cultura 2020 (per la cronaca, ha vinto Parma). Concorso al quale la cittadina ha partecipato, con poche idee ma confuse. Merano non è “stata beffata”, come ha scritto una gazzetta locale in vena di fanfaluche: ha lavorato, purtroppo, male e basta. Peccato.

Ma torniamo a giovedì 12 aprile 2018, Merano, (anche) Italia. Il Kursaal ha ospitato una ampia sezione della Haydn Orchester con Stefano Ferrario maestro concertatore.
A pochissime centinaia di metri (Superman con la sua supervista avrebbe potuto spiare una sala da concerto seduto nell’altra), Helga Plankensteiner e Michl Loesch, insieme ad una band folle e insieme calibratissima, hanno percorso la storia del jazz dai grandi classici fino ai giorni nostri.

Sono state due grandi occasioni per tutti gli amanti della musica (e dei detrattori di confini e steccati) di ascoltare partiture molte diverse (soprattutto per un liceale che debba ancora scoprire Elgar e Charlie Parker: sono indispensabili entrambi, altrimenti meglio studiare altro) e farsi ammaliare da suoni in apparenza così lontani.
Ci siamo anche chiesti che cosa avrebbe approntato per l’occasione (ovviamente in incognito) un certo Stockhausen. Chissà, probabilmente avrebbe allestito sul ponte della Posta di Merano, alla stessa distanza cioè tra i luoghi dei due concerti, una piccola piattaforma con un buon registratore e una serie (quasi) infinita di microfoni di diversa sensibilità. Ne sarebbe sortita una con-fusione sonora ineguagliabile e probabilmente non solo babelica.
Resta da dire, provando a non scrivere un tema in classe di liceali ma appunto una recensione, che i professori della Haydn e la band di jazz hanno eseguito le partiture con eleganza, rigore e spensieratezza. Quando tutti e tre vanno d’accordo, allora pubblico e strumentisti sono felici. E, si sa, la gioia e la musica si cercano, da sempre.