Environment | La tecnologia

“Una soluzione anche per l’Ilva”

Vadena, Eco-center vuole testare il brevetto per la bonifica da diossina. “Costi bassi e potenzialità enormi”. Ma la Provincia si oppone. Solland svuotata in estate.
impianto carbonizzazione idrotermale, Vadena, Eco-center
Foto: Eco-center

L’importanza della tecnologia è enorme. Va oltre l’Alto Adige: la decontaminazione di terreni industriali inquinanti, da noi testata con successo in laboratorio, permette di ottenere risultati ottimi con costi molto inferiori a quelli attuali. Le potenzialità sono grandi, basti pensare a siti come il Caffaro o l’Ilva. Ma ora dobbiamo vedere se il processo funziona su scala maggiore e per questo è fondamentale l’ok della Provincia”. Marco Palmitano, direttore generale di Eco-center, spiega la valenza della sperimentazione che la società pubblica, incaricata della gestione dell’inceneritore di Bolzano e di altri servizi ambientali, sta preparando nel sito di Vadena, accanto alla discarica. Un tema divenuto oggetto dell’interrogazione in consiglio provinciale di Diego Nicolini (M5s) a cui ha risposto Giuliano Vettorato. Le limitazioni imposte dalla Provincia al test portano però la società a chiedere un ripensamento.

 

Una rivoluzione potenziale?

 

Per approfondire la questione si può partire dal contenuto del dispositivo consiliare. Nicolini chiede se sia vero che a Vadena, presso la discarica o le sue pertinenze, sia in corso la “realizzazione di un impianto sperimentale di trattamento rifiuti speciali”. L’assessore precisa ricapitolando la vicenda. Eco-center spa, spiega, è proprietaria di un brevetto per la decontaminazione dei rifiuti dalle diossine. “Ha quindi interesse - prosegue - a sviluppare questo tipo di ricerca su scala maggiore. In tal senso il 17 luglio 2019 ha richiesto la verifica di assoggettabilità per un progetto di ricerca ‘decontaminazione mediante carbonizzazione idrotermale di materiale contenente sostanze contaminate’”.

Eco-center è proprietaria di un brevetto per la decontaminazione dei rifiuti dalle diossine e lo vuole testare a Vadena. In sede di via libera è stato però imposto lo stralcio del trattamento di terreni inquinati, fanghi e stallatico (Giuliano Vettorato)

Vettorato sottolinea che l’istanza, oggetto di successive integrazioni, è stata trattata dalla conferenza dei servizi nel dicembre scorso. L’approvazione concessa è soggetta ad alcune condizioni. Se il progetto iniziale, continua l’assessore, prevedeva il trattamento di alcune tipologie di rifiuti - sostanzialmente fanghi, depurazione acque, feci animali e stallatico, batterie ed accumulatori, terreni contaminati, ceneri leggere contenenti sostanze pericolose - in sede di valutazione è stato imposto lo stralcio proprio di terreni contaminati, fanghi e stallatico

 

Il prototipo di Eco-center

 

Prima di precisare la reazione della società a tale pronunciamento, Palmitano chiarisce la natura della sperimentazione e quindi della richiesta fatta alla Provincia. “In primo luogo non si tratta di un impianto di trattamento, ma del prototipo in scala tecnica di una macchina per testare un processo che abbiamo brevettato come Eco-research” spiega il direttore, facendo riferimento alla società fondata da Eco-center nel 2004 per monitorare i propri impianti e sviluppare progetti ambientali. 

Non si tratta di un impianto di trattamento, ma del prototipo in scala tecnica di una macchina per testare un processo che abbiamo brevettato come Eco-research e che può avere enormi potenzialità (Marco Palmitano, Eco-center)

 

 

“Qui siamo ancora nel campo della ricerca pura. Vogliamo testare il processo che in laboratorio sta dando grossissimi risultati, su tutta una serie di tipi di trattamento e recupero in campo ambientale. In particolare abbiamo lavorato su terreni inquinanti e alcuni matrici come lo stallatico. E anche se siamo su dimensioni piccole, è corretto che ci sia un procedimento di autorizzazione”.

L’importanza della tecnologia è enorme. Se funziona significherebbe poter ridurre sensibilmente i costi di bonifica per terreni come Caffaro o Ilva

Il luogo prescelto per la sperimentazione è Vadena, in un’area di pertinenza vicino alla discarica gestita da Eco-center. “Si tratta del sito ex Hafner, dove c’era l’ex impianto di trattamento rifiuti termico della ditta. Liberato a inizio 2000, in seguito è stato concesso dalla Provincia alla nostra società per i progetti di ricerca e sviluppo. È lì che abbiamo fatto i test sulle larve di mosca e sugli altri sistemi per chiudere i cicli di trattamento”.

 

Carbonificazione contro diossine e pcb

 

Palmitano passa poi alle possibili ripercussioni della ricerca. “L’importanza della tecnologia è enorme. Il processo non interessa solo l’Alto Adige: la decontaminazione di terreni industriali inquinanti può essere impiegata ovunque. Se funziona su scala industriale, potrebbe essere comunque interessante per una startup in provincia di Bolzano. Significherebbe poter ridurre sensibilmente i costi di bonifica per terreni come Caffaro o Ilva. Ma la sperimentazione riguarda anche la chiusura di alcuni cicli che riguardano più da vicino l’Alto Adige”. Ecco il perché dell’inserimento di fanghi, stallatico e altri materiali nella richiesta. 

In una sorta di grande pentola a pressione avviene la carbonificazione, che in natura impiega millenni. Le molecole complesse, inquinanti di diossina o pcb si trasformano in molecole semplici e innocue

Quanto al processo di “carbonificazione idro-termale”, Palmitano spiega che permette di bonificare materiali differenti tra loro, a seconda della regolazione di temperatura e pressione. “In un ambiente contenente acqua - spiega il direttore - si innesca un processo chimico che trasforma la parte organica in carbone. Quello che avviene in natura, in tempi lunghissimi, nel sottosuolo, noi lo facciamo avvenire in una grande pentola a pressione in tempi dalle 8 alle 16 ore. Uno degli effetti correlati è la trasformazione di molecole complesse inquinanti, come la diossine o pcb, in molecole semplici, non più pericolose, che possono essere trattate in maniera completamente diversa. È un trattamento che depotenzia la pericolosità di determinate matrici”.

Con la Provincia è in corso una revisione delle limitazioni. Se il vincolo ostacola proprio l’oggetto della ricerca diventa infatti un problema

 

 

Scoglio autorizzazione

 

Ecco infine il punto nevralgico dell’autorizzazione. “Con la Provincia è in corso una revisione delle limitazioni. Se il vincolo ostacola proprio l’oggetto della ricerca diventa infatti un problema. Chiediamo solo di poter testare piccoli quantitativi di questi materiali per scopo di ricerca. Il rischio ambientale è minimo, parliamo di piccole quantità. Circa 5-600 chili di materiale, qualche sacco per dare l’idea”. Nel caso lo scoglio venga superato, la società conta di far partire le prove nella primavera prossima, per un tempo di uno-due anni. “Non sarà una cosa continua - aggiunge -, in certi periodi faremo una prova alla settimana, in altri una prova al mese. Ogni ciclo dura circa 24 ore”.

Per la Solland o svuotamento è in corso, contiamo di finire in estate. Tolti tutti i prodotti chimici pericolosi il rischio ambientale sarà risolto

 

Ex Solland, il punto

 

Palmitano conclude con un aggiornamento sulle operazioni di bonifica all’ex Solland di Merano, attuate da Eco-center. “Lo svuotamento è in corso, senza intoppi contiamo di finire in estate. Saranno tolti tutti i prodotti chimici pericolosi e il rischio ambientale sarà risolto”.