Mela, peccato
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Culture | La riflessione

Tutti peccatori - Todos caballeros

Dal principio religioso alla massima che annuncia l’assoluzione universale: l’ideologia dell’Europa cattolica gradita anche ai laici.

Ottobre 1541, Alghero. La folla accorre in Piazza Civica ad acclamare l'imperatore Carlo V, in città per due giorni durante la spedizione contro Algeri e la flotta ottomana di Khayr al-Dīn, detto Barbarossa. Forse erano solo tre illustri cittadini algheresi, forse l'intera comunità catalana in terra sarda ad aspettarsi un riconoscimento dal sovrano: in mezzo a tante trame e tradimenti, loro erano sempre rimasti fedeli alla corona spagnola. È in quella occasione che da una finestra del palazzo D'Albis Carlo V pronuncia il suo storico “Todos caballeros!” Che fossero in tre o in mille, “Tutti cavalieri!”

… promuovere tutti per non scontentare nessuno è una pratica di governo che ha fatto scuola nei secoli...

L'episodio è contestato, ma se non è vero, è molto verosimile. Perché promuovere tutti per non scontentare nessuno è una pratica di governo che ha fatto scuola nei secoli, prima e dopo Carlo V. Pensandoci, a “Todos caballeros” viene da associare un'altra massima, opposta, ma complementare e concettualmente antecedente: “Tutti peccatori”, che anche se non è scritta così nella Bibbia, resta pur sempre un fondamento della religione cristiana. “Tutti peccatori” è appunto formulazione religiosa, ma insomma intendiamoci: siamo tutti egoisti, approfittatori, pronti a fare il male per il nostro bene – o almeno ciò che riteniamo tale. Il concetto è quello lì. Ma appunto perché siamo “tutti” peccatori, perché lo siamo a prescindere dai nostri comportamenti e anche perché non si può immaginare un dio che voglia dannare l'umanità intera, siamo anche “tutti” perdonabili, purché facciamo atto formale di sottomissione: alla croce in chiesa o alla spada in piazza. “Todos caballeros” significa anche questo: tutti possono venire assolti, se riconoscono l'istanza superiore – poi c'è sempre chi preferisce l'inferno.

Appunto perché siamo “tutti” peccatori… siamo anche “tutti” perdonabili, purché facciamo atto formale di sottomissione...

Anche se a fondamento del cristianesimo, la massima “Tutti peccatori” solo nel cattolicesimo porta al “Todos caballeros”. Mentre il clero romano arriva per questa via a vendere le indulgenze e a commettere ogni sorta di peccati, Lutero e i protestanti non pensano affatto che la salvezza esista per “tutti” e peraltro non pensano neppure che si possa salvare l'anima con le buone opere (figurarsi pagando). Carlo V dovette vedersela con entrambe le scuole. Padre austriaco, madre spagnola, la sua parte era quella cattolica. Ambiva ad instaurare una monarchia universale cristiana, ma cos'era questo impero, su cui non tramontava mai il sole? Guerre in Europa con la Francia, con i principi protestanti, con i papi e persino con i contadini; scontri nel Mediterraneo e nei Balcani con i turchi; devastazioni e saccheggi oltre il mare oceano, dove condottieri avidi e feroci rapinavano il nuovo mondo. Ne aveva vissute, viste e sentite di tutti i colori il sovrano allora quarantunenne. Quel giorno ad Alghero non doveva essere di buon umore. Gli era da poco morta la moglie Isabella d'Aviz; inoltre soffriva di gotta e, se si dà credito alla storiella, aveva una impellente necessità di andare in bagno. E dunque “Todos...”

Due frasi ad effetto, come spesso quando ci sono di mezzo degli assoluti, ma nel merito si può sollevare più di un dubbio

Un soggetto in forma di quantificatore (“tutti”) legato a due predicati nominali. Esplicitato: siamo una sola comunità e apparteniamo all'insieme dei “peccatori”, che alla fine equivale anche a quello dei “caballeros”. Due frasi ad effetto, come spesso quando ci sono di mezzo degli assoluti, ma nel merito si può sollevare più di un dubbio.

Intanto non è detto che noi siamo un'entità collettiva, quindi piano con “tutti”. Si può pensare l'umanità come concetto astratto e attribuirle certe caratteristiche; ma nella realtà esistono solo persone concrete, che hanno comportamenti assai diversi e mutevoli. (“Siamo tutti mortali” è un'affermazione vera, ma già se ricordiamo un'altra legge biologica come “Siamo tutti mossi dall'istinto di sopravvivenza”, troviamo molte eccezioni.) Attenzione poi al tranello del verbo “essere”, anche se sottinteso. “Siamo peccatori” significa che ognuno di noi ha un'essenza, che è quella di commettere peccati, mentre se diciamo ad esempio “abbiamo peccato”, riferiamo una nostra azione, ma non diamo alcuna definizione di noi. Infine, anche accertato che tutti pecchiamo, dovrebbe pur sempre avere importanza la portata del peccato, perché un conto è imboscarsi e approfittare, un altro rubare (cosa? perché?), un altro ancora uccidere e così via. Verrà il giorno del giudizio, è vero, quando i peccati verranno giudicati secondo la loro gravità; ma intanto qui in terra anziché andare a vedere, si preferisce l'enfasi, sussumendo tutto nelle categorie totali dei “peccatori” e dei “caballeros”. Perché? A cosa servono queste astrazioni?

Con la prospettiva di diventare cavalieri, ci si può anche concedere di peccare

Nell'arco di pensiero e di pratiche che va dai “peccatori” ai “caballeros” si dispiega la formidabile forza dell'ideologia. L'ideologia è quello stile di pensiero che sovrappone le idee alla realtà. La religione cristiana arriva addirittura a vietare di conoscere (aver voluto conoscere è il “peccato originale”) e rappresenta perciò la quintessenza dell'ideologia, la base di tutte le ideologie. Vietare di conoscere la realtà o negare la sua esistenza, riducendo tutto a punto di vista: accettato questo, si apre la via a ogni travisamento e mistificazione. Ecco perché si formulano categorie suggestive e principi assoluti, che annullano le azioni dei singoli nella proverbiale notte in cui tutte le vacche sono nere e in cui per tutti può accendersi la luce del perdono e della salvezza. E se il cattolicesimo sopravvive ormai da due millenni, se la Chiesa di Roma con la sua ideologia è il soggetto più longevo della storia mondiale, ciò avviene perché il suo messaggio è in fondo gradito ben oltre la comunità di credenti. Con la prospettiva di diventare cavalieri, ci si può anche concedere di peccare.

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Karl Trojer Sat, 09/19/2020 - 12:28

In che consiste un "peccato" ? Essere peccatori implica di avere peccato. L´imprecisione del significato di parole o di concetti è una delle cause principali delle malintese : essere imperfetti, inquanto "creature" esposte ad errori, non è lo stesso come essere "peccatori", eppure, quest` è l´errore in cui le stesse religioni facilmente si perdono...

Sat, 09/19/2020 - 12:28 Permalink