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Quel pensiero triste, che si danza

Un tango, per ristabilire il contatto, liberare i corpi dalle costrizioni di un lungo stato d’emergenza. Il Balletto di Roma porta in scena Piazzolla e le sue musiche.
Astor
Foto: Balletto di Roma

“Astor – un secolo di tango”, è la nuova produzione del Balletto di Roma che arriva per la prima volta a Bolzano mercoledì 19 gennaio. Lo spettacolo promette benissimo: per la regia dell’italo-argentino Carlos Branca danzeranno sul palco 8 danzatori professionisti impegnati in una coreografia di Valerio Longo, con Mario Stefano Pietrodarchi, brillante esecutore di fama internazionale, al bandoneon e fisarmonica.
La produzione nasce in occasione del centenario della nascita di Astor Piazzolla, che del tango fece un vero e proprio fenomeno mondiale, stravolgendone però i ritmi e le tradizioni al punto da essere soprannominato “el asesino del tango”.

“Il tango è un pensiero triste che si danza”, disse qualcuno che di tango se ne intendeva, il compositore Enrique Santos Discepolo, condensando in queste parole tutta la malinconia e lo spasimo nostalgico della danza argentina per eccellenza. Eppure non era sempre stato così! Il tango viejo, quello nato alla fine dell’Ottocento nelle “casas malas”, nei postriboli – non diversamente dal jazz di New Orleans – era una musica indecente, spavalda, farabutta, una danza per uomini rissosi, come la descrive Jorge Luis Borges in quello che poi è diventato un libro, “Il tango”, recentemente tradotto in italiano e pubblicato da Adelphi.

 

 

Quel tango caro a Borges Piazzolla lo ha trasformato in qualcosa di completamente diverso, stravolgendone i ritmi e le armonie e introducendo diversi nuovi strumenti tra cui il bandoneon, che troviamo da solo sul palco insieme ai danzatori e che era lo strumento spesso suonato dallo stesso Piazzolla. È il suo andamento ondulatorio, lento, che misura il tempo della danza al cui ritmo si muovono i corpi dei danzatori tra abbracci, respiri e figure astratte.
Nata in piena pandemia questa coreografia vive dell’esigenza di superare la distanza forzata, la relazionionalità dematerializzata. Ogni contatto è un atto d’amore nutrito della stessa passione e violenza che era del tango viejo di Borges e che sopravvive anche in Piazzolla dopotutto: ardore, passione, coraggio, voglia di vivere.

“Astor” è solo il primo capitolo di una ricca rassegna promossa dal Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento: InDanza.22, diretta da Renato Zanella, che con dodici spettacoli e nove compagnie occupa da gennaio a maggio diversi teatri del Trentino Alto Adige. Nel cartellone spiccano alcuni nomi primo fra tutti quello di Alessandra Ferri, che è stata tra le altre cose prima ballerina assoluta del Teatro alla Scala dal 1992 al 2007. In occasione dei suoi 40 anni di carriera ha scelto di danzare una coreografia di Maurice Béjart dal titolo “L’Heure Exquise”, basata su un testo di Samuel Beckett, che vede una ballerina ormai “âgée” vivere in solitudine i ricordi gioiosi dei suoi giorni felici.

 

 

Interessante anche ritrovare in programma Hervé Koubi, coreografo franco-algerino che ha recentemente entusiasmato il pubblico con il suo spettacolo “Les nuits barbares” e che ora presenta una nuova coreografia “Ce que le jour doit à la nuit”, ispirata all’omonimo romanzo dello scrittore algerino Mohammed Moulessehoul. I danzatori di Koubi spiccano per virtuosismo e il suo lavoro segna una sorta di ponte tra Oriente e Occidente, tra Francia e Algeria.

Ci sono anche delle giovani compagnie nel programma di InDanza.22, in particolare quella di Simone Repele e Sasha Riva che con cinque danzatori propongono una rivisitazione coreografica della storia della pittrice Lili Elbe, raccontata nel libro di David Ebershoff “The Danish Girl” poi adattato per il cinema da Tom Hooper.

 

 

Giovani e promettenti sono anche Michal Rynia e Nastja Bremec Rynia, duo sloveno che porta in scena “DE-SET”, spettacolo nato per festeggiare i loro dieci anni di carriera, che intrecciando danza, musica dal vivo e visuals indaga la relazione tra donna e uomo e gli archetipi ad essa legati.

Un programma ricco dunque, che si articolerà in dodici spettacoli tra i teatri di Trento, Bolzano e Rovereto dal 19 gennaio all’11 maggio. Il programma è consultabile alla pagina https://www.centrosantachiara.it/spettacoli/rassegne/indanza-turchese