Culture | Romanzi da Altrove

Lo scrittore vagabondo

Bolzano. Marino Magliani, scrittore e traduttore, ha presentato il suo ultimo libro insieme a Stefano Zangrando alla libreria Ubik. La regale marginalità di un autore.
Marino Magliani
Foto: Domenico Nunziata

Mercoledì scorso, alla libreria Ubik di Bolzano, lo scrittore e traduttore ligure Marino Magliani ha presentato il suo ultimo libro Prima che te lo dicano altri. Il libro fa parte della serie Altrove, una selezione di romanzi a tema distopico e di letteratura di previsione per l’editore chiarelettere, curata dallo scrittore e editor Michele Vaccari. Stefano Zangrando, anche lui scrittore e traduttore, ha dialogato con Magliani sulla sua poetica e sui temi a lui cari, oltre che sull’ultimo libro, che si è aggiudicato il Premio Selezione Bancarella 2019: a luglio si sapranno i risultati della classifica generale.

Prima che te lo dicano altri, libro edito nel 2018, racconta la storia di Leo Vialetti, prima nella sua versione bambina del 1974, e poi in quella anziana del 2024. Quest’ultimo sconfinamento temporale è determinante. Dal piccolo paese della Val Prino in Liguria, Leo farà un viaggio avventuroso fino all’Argentina dei desaparecidos alla ricerca di Raul Porti, l’uomo gli aveva insegnato l’italiano quando era solo un ragazzino, partendo, come lingua d’appoggio, dal dialetto della valle. Raul Porti sarebbe infatti scappato via dopo una meravigliosa estate, fondamentale per la formazione di Leo. Oltre all'italiano, Raul Porti gli aveva insegnato l’arte dell’innesto delle piante e a rendere fertile la terra. Leo, da adulto, è però un bracconiere, un cacciatore, che ritorna alla ricerca di quella figura paterna ormai perduta nei ricordi di un'estate di molto tempo prima. I luoghi - oltre a quelli dell'Argentina contemporanea - sono quelli della Liguria dei Carruggi, che per Magliani sono oramai un luogo di profonda oscurità.

 

 

Il dialogo con Stefano Zangrando ha permesso di disegnare un piccolo ritratto dell’autore di questo romanzo e illustrarne la poetica. “Marino Magliani è un edonista vero, nel senso di vivere nascosto, non nel senso di lasciarsi andare verso i piaceri della vita” – ha introdotto così Zangrando – “Ha origini liguri ma ha avuto una vita tosta, per decenni ha girato il mondo da lavoratore”. Da vagabondo, lo ha corretto subito Magliani, che ha riportato ironicamente i lavori che ha fatto lontano dalla costa ligure, molto lontano dalla costa ligure: dal propagandista per le discoteche ai giorni passati nelle celle frigorifere delle navi. Adesso vive in Olanda, accanto a un canale non lontanissimo da Amsterdam, dove vive di scrittura e traduzione dallo spagnolo nella sua regale marginalità (auto-definizione), “Quando le navi lasciano il canale, queste passano davanti a casa mia”.

 

 

Oltre alla biografia dell'autore, di indubbio interesse, Zangrando ha approfondito i temi dell'ultimo libro. “I temi di Magliani convergono tutti in questo romanzo, da quello dell’esilio decantato dalla malinconia alla figura dall’aura paterna ammantata anch'essa di malinconia, fino ai personaggi-osservatori che diventano anche parti attive della storia”. Per Zangrando la scrittura di Magliani è tra le più forti e interessanti dei contemporanei italiani, sia per lo stile – che chiama lirismo terragno - che per i temi, come quelli già citati.  

"I miei personaggi sono così: ambigui, una volta vittime e l'altra carnefici". (Marino Magliani).

“Nella mia scrittura", ha detto poi Magliani, "sono passato dai tentativi di auto-fiction a questo romanzo - sono arrivato all’innesto - ho guardato la Liguria da fuori, attraverso un viaggio. Durante la lettura di questo romanzo, le domande fondamentali che si sarebbe dovuto porre il lettore sono queste: chi mai vivrebbe su quei crostoni sfarinati e inghiottiti dal buio? In quei paesi appesi al cielo, in quelle valli inghiottite dai rovi? Strisce d’asfalto che portano verso il nulla. Chi ci vive? Un popolo rozzo e di bracconieri. Scrivo di un paesaggio amputato, senza l’io nel paesaggio. Scrivo della Val Prino, una valle torturante da cui il protagonista viene inizialmente salvato”.

Un tema importante della poetica di Magliani che è stato illuminato da Zangrando e precisato dall'autore è quello della violenza naturale. Una violenza, nel romanzo, che è connaturata ai personaggi della storia, personaggi che si trovano in condizioni estreme. La violenza di Magliani è una “forza cupa”, ha detto quindi Zangrando, “come se Magliani avesse una confidenza poetica con la violenza stessa”. La violenza di Magliani è come l’oggetto dell’immagine di copertina di Prima che te lo dicano altri, come sostiene invece l’autore stesso. Sulla copertina c’è una roncola. “La roncola è uno strumento ambiguo”, dice, “Può simboleggiare la vita calma del lavoro nei campi o la violenza che si porta dietro, a causa della sua affilatissima lama. E i miei personaggi sono così: ambigui, una volta vittime e l'altra carnefici”.