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Good Luck to You, Leo Grande

L’intimo dramedy a due che parla di orgasmi e sesso a pagamento, desiderio e percezione di sé, con una magistrale Emma Thompson. Da oggi, 17 novembre, al Filmclub.
Good Luck to You, Leo Grande
Foto: Screenshot

Già me li vedo i nostri esimi titolisti darsi di gomito, ché stavolta oltre al virtuosismo sintattico abbiamo pure imbroccato la battuta di spirito col doppio senso, così la semplificazione nazional-popolare è completa. Che bravi, che gioia.
Allora eccovelo Il piacere è tutto mio, che fu Good Luck to You, Leo Grande in un mondo migliore di questo qui.

Cos’è

Good Luck to You, Leo Grande è il dramedy da camera di Sophie Hyde, da una sceneggiatura spesso esilarante e un po’ teatrale di Katy Brand. Il film racconta la storia di Nancy Stokes (Emma Thompson), un’insegnante di mezza età in pensione, impacciata e repressa, che decide di ingaggiare un aitante gigolò di nome Leo (Daryl McCormack) per riscoprire la propria sensualità e liberarsi delle inibizioni.

Nancy affitta una lussuosa camera d’albergo, dove il giovane la raggiunge. Suo marito è morto due anni prima e Leo sarà il secondo uomo con cui è stata: da lui vuole un aiuto professionale per poter finalmente sperimentare del buon sesso dopo anni di insoddisfazione coniugale, ma quell’impeto di spavalderia e curiosità che l’ha portata a prenotare la sua notte di passione si è volatilizzato ora che il momento è arrivato.

Nel corso di diversi incontri, tuttavia, i due svilupperanno un legame e un rispetto reciproco attraverso lunghe conversazioni piene di tensione erotica e di umorismo giocoso (che diventeranno i loro preliminari) e in cui entrano in gioco temi come l’intimità, l’invecchiamento e l’importanza del piacere sessuale, con se stessi o con qualcun altro.

Good Luck to You, Leo Grande | Official Trailer

 

Com’è

In una frase spot: è un film su Emma Thompson che fa i conti con il fatto di essere sexy. Certo, Good Luck to You, Leo Grande è molto più di questo, è una storia semplice ma potente e inaspettatamente toccante, un’indagine sulla sessualità femminile con al centro un’idea radicale di accettazione di sé e il rimpianto per le opportunità mancate - anche se forse un filino didascalica. È incoraggiante vedere un film così franco sul sesso e così aperto alle sue complessità sebbene, in stile molto britannico, l’erotismo sia spesso evidenziato da una comicità imbarazzata, prima del liberatorio exploit finale.

La maggior parte del conflitto nel film è incentrata sul rapporto altalenante di Nancy con se stessa - alternativamente fragile, vulnerabile e sbruffona, con crisi di nervi molto bourgeois - le cui delusioni sessuali tradiscono una più profonda negazione di sé: anche in uno scenario con un amante a pagamento, si scusa per la sua età, il suo aspetto e la sua mancanza di esperienza. Nancy non ha mai raggiunto l’orgasmo, non ha mai praticato o ricevuto sesso orale e non ha mai tentato una posizione diversa da quella inflazionata del “missionario”. Dice: “Voglio giocare a sentirmi di nuovo giovane” ed esprime subito la preoccupazione di essere “solo una vecchia squallida pervertita”. Teme di aver assunto un “orfano, vittima di tratta” (avrebbe così una scusa per mandarlo via senza tirarsi indietro) e trova invece un giovane erudito, gentile, divertente e sicuro di sé. La possibilità che Leo faccia il suo lavoro per scelta e non per costrizione è qualcosa che Nancy ha difficoltà ad accettare. La donna, con una curiosità quasi clinica, tempesta il sex worker di domande su come funziona tutto dal punto di vista logistico proiettando su di lui le proprie riserve morali, e i due si impegnano in arguti botta e risposta fatti di dialoghi vivaci e crescendo emotivi.

Good Luck to You, Leo Grande potrebbe facilmente risultare ridicolo, ruffiano o eccessivamente sentimentale, ma il film evita con intelligenza queste trappole, puntando a sfatare atteggiamenti retrogradi sul piacere delle donne e sulla natura del lavoro sessuale. Fino alla scena, già la più chiacchierata della pellicola (quella della Thompson di fronte allo specchio), che smonta ogni presupposto dell’industria cinematografica su quali corpi, in particolare quelli femminili, siano - a beneficio dello sguardo maschile - “degni” di essere ripresi. Ed era pure ora.

Voto: ***½