Berlusconi
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Politics | Vorausgespuckt

Il ritorno del Caimano

Quanto è concreto il rischio che Silvio Berlusconi diventi il nuovo Presidente della Repubblica? Prefiguriamo il peggio per esorcizzarlo.

A quanto mi risulta (smentitemi pure) il mandato dell'attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dovrebbe terminare il 3 febbraio 2022. Ergo: le operazioni di voto per le elezioni del nuovo Presidente si terranno alla fine di gennaio del prossimo anno, ormai alle porte. Una data possibile per la prima seduta potrebbe essere il 20 gennaio, o giù di lì.

Ovviamente girano già i nomi dei “papabili”. Tra tutti, colpisce quello di Silvio Berlusconi, sul quale potrebbero convergere gli interessi di chi... No. Abbiate pazienza. Non ce la faccio. Anche solo accennare a un ragionamento “serio” su questa ipotesi mi fa pensare che sarebbe meglio abbandonare ogni interesse politico per sempre. Se ancora siamo qui a valutare come credibile l'ipotesi che Silvio Berlusconi, l'ottantacinquenne Silvio Berlusconi possa davvero diventare il prossimo Presidente della Repubblica vuol dire che viviamo in un paese irrecuperabile, uno scherzo di paese, ma uno scherzo che vira spesso e volentieri verso l'incubo, uno di quegli incubi dai quali ci si risveglia in piena notte tutti sudati e urlando.

Gli italiani l'hanno provato e ci si sono persino affezionati

Per quanto mi riguarda, una delle ultime volte che mi sono “occupato” di Berlusconi era il 13 novembre del 2011. Se avete un minimo di memoria storica (o – più verosimilmente – se controllerete su Google) sapete di cosa parlo. Scrissi un post, a caldo, in cui manifestai la mia scarsa gioia. E non perché la caduta di Berlusconi, il suo allontanamento dalla poltrona di Presidente del Consiglio, non fosse un fatto auspicabile. Ma la sensazione era che quella fine non sarebbe stata una fine. Troppo pervasiva la cultura che ne aveva reso possibile l'ascesa (e quindi a lui preesistente, e quindi longeva), troppo vasta la rete di favori e le rendite di posizione che si sarebbero distese in avanti.

In un articolo pubblicato su La Repubblica il 5 ottobre 2011 – quindi già in odor di putrefazione governativa – Franco Cordero (professore emerito di Procedura penale, nel frattempo deceduto, al quale peraltro dobbiamo il conio dell'appellativo “il Caimano” poi diventato il titolo di un film di Nanni Moretti) scriveva: «Forse lascerà un sedimento onomastico: “berluscone”, nome comune; la radice “lusco” o “losco” significa guercio ossia guardo storto e, in senso traslato, persona equivoca». Si sbagliava, non è andata così. Così come non si è avverata la profezia dello stupratore Montanelli: gli italiani l'hanno provato e ci si sono persino affezionati. Se ancora siamo qui, anche se ovviamente stentiamo a crederci (e forse non ci credono neppure quelli che fanno finta di crederci: flebile speranza), vuol dire che qualcosa è andato molto storto (non solo lo sguardo), e l'equivoco non è relativo solo alla persona, ma ha dimensioni vaste, esonda, ci inghiotte tutti.

Pensateci, pensiamoci, pensiamolo: lui che alla prima uscita pubblica, sbucando da una pesante tenda quirinalizia, coi corazzieri ai suoi lati, fa “cucù”.