The Breakfast Club
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Culture | Vertigo

A qualcuno piace old school

Ripartiamo dalle basi: il teen movie per eccellenza, l’indie cult di Baumbach, e il capolavoro di Miyazaki che non viene citato mai “perché è meglio Porco rosso”.

 The Breakfast Club

Verrà la fine della quarantena e avrà i suoi bollini multicolore. Per ora Green is the warmest color. E dunque: tre film old school della categoria “da non perdere”, tutti recuperabili su Netflix. Si parte con The Breakfast Club, classicone degli anni ’80 diretto da John Hughes, campionissimo degli high school movies sugli adolescenti americani e capomastro del cosiddetto “brat pack”. 5 studenti (stereotipatissimi) sono costretti a passare un sabato pomeriggio in punizione nella biblioteca della scuola, non hanno niente in comune fra loro ma finiranno per entrare in contatto. Ok, è chiaro che nessuno qui vuole intortarvi con la trama, ma The Breakfast club è il manifesto di Hughes, tutti i teen movie che sono venuti dopo sono figli (il)legittimi di questo film che ogni generazione dovrebbe guardare e trasmettere a quella successiva nei secoli dei secoli. Perché come dice uno dei fab five alla fine del film “quando uno cresce, il suo cuore muore”.  Non stiamo qui a smenarla, i cult si guardano senza fiatare. Ho detto senza fiatare.

 

 The squid and the whale

Ritratto di una famiglia sfasciata girato da uno dei più interessanti registi indipendenti americani, Noah Baumbach, quello di Marriage Story (Storia di un matrimonio), ma anche del bellissimo Frances Ha e di Mistress America. The squid and the whale (Il calamaro e la balena), passato ingiustamente in sordina quando uscì nel 2007, fu una delle sorprese più belle di quell’anno. Un film delicato e commovente, uno studio sul rapporto fra genitori e figli, sui traumi che ricadono sulle spalle di questi ultimi, fra citazioni dickensiane, kafkiane e pinkfloydiane. Facciamola breve: di Baumbach bisogna vedere tutto. La prossima volta interrogo.

 

 Kaze tachinu

Netflix ha fatto un favore all’umanità tutta inserendo nel suo catalogo un pacco di pellicole made in studio Ghibli, fra cui c’è anche Kaze tachinu (Si alza il vento), l’ultima opera di Hayao Miyazaki, maestro assoluto dell’animazione giapponese, che ha detto che dopo questo di film non ne avrebbe fatti più (se, ciao còre). Si alza il vento, il meno citato fra i capolavori di Miyazaki, ha tutte le carte in regola per essere quello che farete nel weekend invece di andare in montagna. Jirō Horikoshi sogna di volare e decide che nella vita progetterà aeroplani ispirandosi al famoso ingegnere aeronautico italiano Gianni Caproni e rivoluzionando quindi il mondo dell’aviazione. In mezzo una storia d’amore che vi farà piangere tutte le vostre lacrime. Un melodramma struggente, nostalgico, complesso. Che vi devo dire di più, è Miyazaki: si compra a scatola chiusa.