Politics | La legge

Sul consumo di suolo

Ferma al Senato la legge per frenare la cementificazione, l'Italia rischia di "tutelare" gli abusi edilizi. Intervista a Damiano Di Simine, di Legambiente.
Consumo suolo
Foto: upi

Più di 220mila cittadini dei Paesi membri dell'UE hanno firmato una petizione popolare per chiedere una direttiva sul suolo, "che le istituzioni si attivino per tutelare una risorsa scarsa che è letteralmente 'scoperta' dal punto di vista del legislatore" spiega a salto.bz Damiano Di Simine di Legambiente, che ha coordinato la campagna #People4Soil. Anche se 220mila firme non sono sufficienti ad attivare un processo legislativo, perché ne servono un milione, l'ambientalista prova a guardare il bicchiere mezzo pieno, a cominciare dal nostro Paese, "dove la petizione è andata bene, perché abbiamo raccolto oltre 82mila firme, ben oltre il quorum europeo stabilità per l'Italia, e questo risultato dà il polso di una sensibilità che qui e in pochi altri Paesi UE, come l'Irlanda, è matura. Per questo abbiamo consegnato le firme italiane al presidente del Senato, Pietro Grasso: vorremmo che l'innovazione partisse dall'Europa, ma l'Europa siamo noi -dice Di Simine-, e quindi può nascere anche da uno o più stati membri la richiesta per creare un 'diritto del suolo', che metta tutti alla pari a livello europeo. Oggi nei Paesi membri c'è una diversità di criteri e legislazioni che favoriscono il dumping ambientale". Non è accettabile che convenga di più costruire un capannone in un Paese e non in un altro, perché il primo non tutela il suolo dalla degradazione.

 

 

salto.bz: L'Italia potrebbe essere protagonista in Europa?

Damiano Di Simine: Le criticità legate alla densità di popolazione, che è molto alta nella scarsa superficie pianeggiante del Paese, dove si concentra un'urbanizzazione che compete in modo rovinoso con altre forme di utlizzo del suolo, come quello naturalistico ma anche agricolo, fanno sì che in Italia il tema sia sentito. Anche per gli effetti che il degrado della qualità del suolo ha per l'economia turistica ed agroalimentare, così importanti per il Paese.

Nonostante questo, la legge contro il consumo di suolo di cui si discute da inizio legislatura è ferma al Senato.

In questo momento non c'è una tensione sul tema dal basso, da parte di associazioni e movimenti, mentre i livelli decisionali e politico amministrativi sono concentrati su altre priorità. Inoltre, una legge sul suolo e sul suo utilizzo è necessariamente fonte di conflitti, e quindi non rappresenta una partita facile da giocare per la politica, che è alla ricerca il consenso. A questo aspetto, però, si accompagna la difficoltà di costruire una norma efficace, perché, e ritorniamo all'Europa, i parlamentari si muovono in una situazione di vuoto, e serve loro uno sforzo anche creativo per sviluppare una normativa che sia efficace, e che è estremamente complessa perché si misura con altre fonti normative, in ambito agricolo, urbanistico, di sicurezza idraulica. La politica, quindi, nel toccare il tema affronta dei rischi, che oggi preferisce non prendere. È questa situazione di stagnazione ad averci portato alla presidenza del Senato, dov'è parcheggiata la legge, per sbloccarla.

Nelle ultime settimane si è invece discusso molto di abusivismo, ma non nei termini auspicati da Legambiente e dal mondo ambientalista.

Qualcuno ha definito il disegno di legge Falanga (prende il nome dal sentore Ciro Falanga, di ALA, che ne è il promotore, ndr) un condono mascherato, ma a mio avviso è per certi aspetti anche peggio, perché non introduce un termine per la salvaguardia di quelli che vengono definiti "abusi di necessità", e quindi la maggior parte degli interventi verrebbero lasciari indisturbati. Se guardiamo ai dati del Centro ricerche consumo di suolo, vediamo ad esempio che nel territorio della provincia di Napoli per ogni 5 nuove urbanizzazioni tre sono abusive, e ciò significa che l'abusivismo è responsabile del consumo di suolo. Il problema, poi, lo certifica l'ISTAT, è presente anche al Nord. E se andiamo a togliere qualsiasi principio di pianificazione la situazione non può migliorare. Per fortuna, il ddl Falanga è stato stoppato, e rinviato in Commissione: non sarebbe efficace, se l'obiettivo è quello di frenare il sistema. So bene che il tema delle demolizioni è impopolare, perché a nessuno piacerebbe vedere abbattuta la proria casa, ma ritengo che solo misure così drastiche possono avere effetti positivi contro il dilagare del fenomeno. Ciò che dovremmo chiederci è se sia corretto o meno che le competenze in materia siano dei Comuni, che sono in difficoltà per quanto riguarda le risorse e per la "vicinanza" con l'interesse leso, quello dell'abusivo. E se l'applicazione di una legge dello Stato fosse affidata alle Prefetture?.