Society | L'intervista

“Smetterò di allenare Alex”

Lo rivela Sandro Donati, tecnico di Schwazer. Anche se dovesse arrivare l'ok del Tas per Rio il marciatore azzurro potrebbe ritirarsi dall’atletica dopo la competizione.

salto.bz: Donati, c’è una flebile speranza che Alex Schwazer riesca a partecipare ai giochi olimpici di Rio, l’audizione dell'azzurro al Tribunale arbitrale dello sport di Losanna (Tas) potrebbe tenersi il prossimo 27 luglio, crede ancora in una risoluzione positiva della vicenda?
Sandro Donati: Conosco il sistema sportivo da una vita e so quanto una componente tenda a difendere e coprire l’altra. L’udienza che c’è stata lunedì scorso a Losanna è stata caratterizzata da un vorticoso scambio telematico di documenti che si intrecciavano fra Montecarlo, Roma, Bolzano e ancora Losanna, sembrava quasi di avere a che fare con un robot. In quella sede sono stati invitati ad esprimere una loro posizione la Federazione italiana di atletica leggera (Fidal), il Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), la stessa Federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf) e il Comitato olimpico internazionale (Cio). Quest’ultimo ha puntualizzato di non essere mai entrato nella vicenda che riguarda Schwazer e che il suo compito è quello di tutelare la Iaaf e gli atleti puliti. Una presa di posizione politica che esula dai contenuti e questo, secondo la mia esperienza, è un pessimo segnale.

Ci spieghi meglio.
Vede, tutti si attendevano che l’indagine sul doping dell’atletica russa tenesse adeguatamente conto dell’inchiesta della magistratura francese, ancora in corso, che aveva rivelato la massiccia implicazione della Iaaf. Erano finiti in manette e avevano ammesso di aver ricevuto denaro dai russi l'allora presidente della Federazione internazionale di atletica leggera e il responsabile del settore anti-doping, ed erano inoltre ricercati dall’Interpol il figlio dell'ex presidente Iaaf e il consulente legale della Federazione, senza contare il coinvolgimento nella vicenda della responsabile dei controlli anti-doping a sorpresa e del responsabile dei controlli ematici. E cosa fa il sistema sportivo? Si ferma al caso doping dei russi e non prende minimamente in esame chi da quei russi si è fatto corrompere. Quello è l’organismo che ha gestito il controllo anti-doping di Schwazer. È chiaro dunque l’intento preciso di voler ostacolare Alex e di mettere me in difficoltà.

"Sono terrorizzato da questo sistema sportivo in cui i corrotti non vengono cacciati ma semplicemente sospesi per 6 mesi e poi solo trasferiti d’ufficio".

Sta dicendo quindi che non ci sono chance, a questo punto, per Rio.
La speranza è che fra i membri chiamati a giudicare ci sia qualcuno interessato a tutelare la verità, se invece il Tribunale deciderà di avallare questa infamia e di rovinare la carriera di un campione che è riuscito a rimettersi in piedi dopo il caso di doping del 2012, se ne assumeranno le responsabilità. Noi comunque andremo fino in fondo anche se dubito che potremo farcela da soli.

Da sinistra: Sandro Donati, Alex Schwazer e l'avvocato Gerhard Brandstätter durante la conferenza stampa a Bolzano il 22 giugno scorso. Foto: (c) Othmar Seehauser


La Iaaf sembra, come lei afferma, inequivocabilmente inquinata ma appare anche "intoccabile".
Sono terrorizzato da questo sistema sportivo in cui i corrotti non vengono cacciati ma semplicemente sospesi per 6 mesi e poi solo trasferiti d’ufficio, perché questo è quello che è successo all’interno della Iaaf, e la cosa è molto grave. A Bolzano c’è un procedimento giudiziario che ha visto coinvolto il medico Giuseppe Fischetto (insieme a Pierluigi Fiorella, medico anch'egli, e all'ex dirigente della Fidal Rita Bottiglieri), iscritto nel registro degli indagati quasi un anno dopo il caso doping di Schwazer e in seguito accusato di favoreggiamento omissivo. Ebbene Fischetto era il medico della nazionale italiana oltre ad essere uno dei principali responsabili del settore anti-doping della Iaaf, il che significa che controllava gli atleti italiani e anche i loro avversari. Ora, a parte la commistione e la sovrapposizione di ruoli, e il conflitto di interessi che evidentemente non interessano a nessuno, nel corso del processo hanno testimoniato a favore di Fischetto due dei personaggi che, stando a quanto contenuto nei documenti dell’indagine francese, avrebbero ricevuto denaro dai russi.

Lei ha parlato anche di “complicità politica” nelle fumose vicende che riguardano l’atletica leggera. A chi si riferisce esattamente?
Diciamo che l’entrata in scena della Commissione nazionale antimafia in fondo ha costituito una presa di posizione dei deputati e senatori che la compongono e della presidente Rosy Bindi che ha deciso di ascoltarmi, ma il resto della politica è perlopiù silente. Quando parlo della politica mi riferisco soprattutto a quella sportiva internazionale che ora ha intrapreso questa crociata per dimostrare quanto i russi siano “cattivi” e certo, sono d’accordo anch’io che questi abbiano raggiunto dei livelli di perversione tali per cui vadano fermati, proprio nell’ interesse degli atleti stessi, perché è evidente che si trovano in un sistema che li obbliga in qualche modo a fare uso di doping. Non dimentichiamo però che tutta la storia è stata scoperchiata dal giornalista della tv tedesca ARD Hajo Seppelt e non dal sistema sportivo che si è semplicemente mosso sulla scia dell’indagine condotta dal reporter. I documenti sequestrati dalla Procura di Bolzano, poi, indicavano che le situazioni problematiche non esistevano solo in Russia ma anche in altri paesi.

Quali ad esempio?
Lo stesso Fischetto nelle sue telefonate diceva di essere preoccupato per i database che gli erano stati sequestrati, che i problemi non erano solo con i russi ma anche con i turchi. Tutto il sistema sapeva e ha taciuto. Sono lieto che ora abbiano deciso di intervenire ma è necessario agire sulla Iaaf e forse anche su altre istituzioni che sono state pagate per chiudere gli occhi davanti a certe situazioni. È questa la Federazione che ora vorrebbe presentarsi in modo inappuntabile come l’organismo che ha individuato irregolarità nei comportamenti di Schwazer? Lascio agli altri ulteriori giudizi.

"Già anni fa mi resi conto che c’era una matrice del doping e da allora ho sempre rivolto la mia attenzione alle istituzioni corrotte".

Nell’ultima conferenza stampa, a Vipiteno, si è rivolto alla parte non "marcia" della Iaaf, anche al presidente Sebastian Coe, ha ricevuto una qualche risposta?
Nulla. Erano già chiare le ostilità nei miei confronti e in quelli di Schwazer. Conosco Coe da quando ero allenatore della squadra nazionale di atletica, gli ho scritto qualche mese fa, intorno a marzo o aprile, confidandogli le mie preoccupazioni come per esempio sull’eventuale comportamento dei giudici di gara, e lui mi ha risposto assicurandomi la massima obiettività e neutralità. Sono tornato poi a scrivergli quando la situazione non sembrava affatto essere migliorata, comunicando le mie inquietudini anche al responsabile antidoping Thomas Capdevielle, ma ho ricevuto in risposta solo silenzio. Proprio in quel periodo la Iaaf aveva ricevuto dal laboratorio di Colonia il risultato della presunta positività di Schwazer e l’aveva tenuto segreto per un mese e otto giorni, rendendolo noto solo il 21 di giugno.

Sebastian Coe, presidente della Iaaf

Lei viene dipinto come un cavaliere solitario della lotta al doping, ma davvero il mondo dell’atletica leggera è così omertoso?
Non proprio, sono molti quelli che si impegnano contro il doping ma il fatto è che lo vedono in maniera parcellizzata, cosa che non consente un’analisi complessiva del problema. Già anni fa mi resi conto che c’era una matrice del doping e allora ho sempre rivolto la mia attenzione alle istituzioni corrotte: in passato, ad esempio, al Cio o al Comitato olimpico italiano. È evidente che a un certo punto fra queste varie istituzioni sportive si sia creata una tacita intesa per farmi sparire dalla scena. Aggiungo che a capo dell’antidoping italiano c’è un generale che ancora non mi ha mai chiamato per un colloquio, nonostante il mio impegno nell’ambito dell’antidoping, e questo la dice lunga. Si dà il caso che abbia collaborato con i carabinieri in svariate indagini e abbia formato più di 200 carabinieri del Nas sulla problematica del doping. Mi chiedo a quale gioco stiamo giocando.

Continua a ricevere minacce?
Mi sono arrivate alcune e-mail dall’estero, in cui si fa accenno ai russi, un messaggio trasversale per puntare il dito contro l’impegno che ho messo nel far affiorare la questione del doping. Si arriva anche a nominare un presunto agente con cui avrei intrattenuto contatti, una falsità.

Si trova sotto scorta?
No, sono più che altro le persone che mi sono vicine ad essere preoccupate per la mia incolumità, ma se qualcuno vuole spararmi potrebbe riuscirci, non ho nessuno a coprirmi le spalle.

Schwazer nel frattempo continua ad allenarsi, com’è il suo umore?
Oggi (ieri, ndr) abbiamo provato ad allenarci e non ci siamo riusciti, perché durante la notte Alex si è sentito male, non riusciva a dormire. Anche durante l’allenamento si è dovuto fermare più volte, aveva la nausea. Naturalmente queste preparazioni atletiche non somigliano nemmeno lontanamente a quelle che faceva prima, perché sono fatte con la disperazione dentro, con un senso di impotenza di fronte a un sistema che lo ha aggredito. Alex ha un grande carattere e ha cercato di reagire, eppure c’è chi ha detto (guarda caso si tratta di uno degli indagati di Bolzano) che ha una doppia personalità. Alex è un ragazzo semplice, corretto, mite e coerente, e non è per niente imprevedibile al contrario di quanto insinuano. È stato tutto studiato a tavolino, del resto con un precedente è facile perdere la credibilità. Abbiamo fatto moltissimi controlli su Schwazer, i suoi valori sono stati sempre normali fino a quel sospetto 1° gennaio.

Donati e Schwazer dopo il successo ai mondiali di Roma

C’è però un certo sostegno da parte dei fan del marciatore, è stata anche lanciata una raccolta fondi per far fronte alle spese.
Siamo entrati in un girone infernale, per rivolgersi al Tas di Losanna ci vogliono cifre da capogiro, questa giustizia qui se la può permettere solo un calciatore o qualche ciclista famoso. Ci sono da pagare poi consulenti, avvocati, chimici e così via. C'è solidarietà intorno ad Alex che ora rischia di essere massacrato oltre che sul piano professionale anche su quello economico.

Di sponsor, naturalmente, nemmeno l’ombra.
Un tasto dolente. Fin dall’inizio di questa storia c’è stata una campagna denigratoria che tendeva a rappresentare Alex al centro di un business, accusato di portare avanti un’operazione di marketing, ebbene queste persone dovrebbero vergognarsi. Alex non ha avuto uno straccio di sponsor, si è pagato l’albergo e i pasti a Roma, oltre a tutti i numerosi controlli ematici all’ospedale S. Giovanni, i viaggi e le scarpe tenendo conto che ne consuma un paio ogni 4-5 settimane dal momento che percorre centinaia di chilometri.

"A volte penso che avrei dovuto allenarlo meno bene e che lui avrebbe dovuto avere meno talento".

Non ha mai dubitato di Alex?
Quando ho cominciato ad allenarlo ero guardingo. Almeno per i primi due mesi, finché non l’ho conosciuto meglio, e vedevo giorno per giorno come rispondeva agli allenamenti, e cioè in modo eccellente. Già dopo tre mesi ero convinto che avrebbe vinto le olimpiadi, a settembre gli ho fatto fare alcuni test e le sue prestazioni erano di livello mondiale. A ripensarci oggi quei risultati erano un segnale della superiorità atletica di Alex, come si è visto anche a Roma, ecco perché è scoppiato il pandemonio. A volte penso che avrei dovuto allenarlo meno bene e che lui avrebbe dovuto avere meno talento. Ma in ogni caso con Rio si chiuderà tutto.

Che intende dire?
Qualora dovesse andare ai Giochi Schwazer abbandonerà l’atletica per sempre subito dopo, perché ne è disgustato e spaventato. Anche se dovesse ripensarci e proseguire sarò io che a quel punto gli dirò: “Alex, ti seguirò e ti appoggerò in tutti i modi ma è bene che non sia più io ad allenarti perché altrimenti questa storia non avrà mai fine”.