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Ridare vita agli spazi vuoti

Riempire i negozi per riempire le strade, restituendo attività sociali alla città: questo il senso del progetto londinese Meanwhile Space. Con luci e ombre.
Meanwhile Space
Foto: Meanwhile Space

In molte città capita di vedere vetrine vuote, coperte da fogli di giornale, senza l’accenno di un cambio di gestione. Esercizi commerciali che chiudono per le ragioni più disparate e locali che restano vuoti, spesso a causa degli alti costi di affitto e di gestione. Di conseguenza, le strade limitrofe si svuotano, oppure gli spazi commerciali subiscono un rapido turn over degli occupanti, o vengono presi solo da chi può assumersi il rischio – come le grandi catene. Più spesso ancora, gli spazi restano sprecati, fatiscenti e invisibili.

Il progetto londinese Meanwhile Space fa da raccordo tra gli spazi vuoti e i soggetti – commerciali o senza scopo di lucro – che cercano uno spazio ma non possono sostenere i costi stellari del mercato immobiliare. L’idea è di riempire i negozi per riempire le strade, facendo rivivere un luogo e dando al contempo la possibilità a più persone di avere accesso a uno spazio, anche se per un periodo di tempo limitato.

 

Nel 2017, Meanwhile Space ha aiutato oltre 600 persone a trovare un luogo dove insediarsi. “Dopo lo shock finanziario del 2008, a Londra c'erano molte proprietà sfitte che Meanwhile Space voleva riutilizzare e rendere attive, accessibili e vitali”, spiega Jen Storan a Energy Cities, “e per farlo, l'organizzazione si è affidata a partnership tra il Comune, architetti e la popolazione locale. Tali progetti mirano anche a restituire al quartiere attività sociali, con laboratori, arte, cultura e altre occasioni comunitarie. Anche l'impatto a lungo termine è importanti, quindi ci assicuriamo di proteggere gli spazi dalla gentrificazione, dando priorità ai residenti ed evitando di rafforzare le disuguaglianze”.

 

Come funziona

 

Da un lato, Meanwhile Space fornisce una garanzia ai proprietari degli spazi sottoutilizzati, trovando e gestendo gli affittuari che devono superare un processo di selezione, e contribuendo a miglioramenti strutturali degli spazi stessi. Dall’altro, l’impresa sociale (attiva con progetti in tutto il Regno Unito) fornisce l’accesso a spazi temporanei e flessibili, con soluzioni a basso costo affinché le attività possano rimanere in un dato quartiere (si dà infatti priorità al place based marketing).

 

Lo scopo, quindi, è di ridurre il rischio finanziario, incoraggiando lo sviluppo dell’imprenditorialità individuale. Può così generarsi un circolo virtuoso: le attività crescono, si radicano e riescono a sostenersi senza il supporto dei contratti agevolati di Meanwhile Space. Ma può anche succedere che l’attività non sopravviva al periodo di “meanwhile”. La stessa organizzazione britannica parla di se come di un supporto dato alla impresa “per prosperare (o fallire)”.

 

Luci e ombre

 

I contratti di Meanwhile Space vanno da meno di un anno a 5 anni. Alcuni dei progetti di Meanwhile raccontati in un articolo del Guardian del 2019 non esistono più, altri hanno trovato un altro luogo. Se da un lato avere uno spazio per un periodo di tempo può permettere a un’attività di crescere (per esempio passando dall’online alla vendita di persona), se questa crescita non è in grado di immettersi nel mercato degli spazi commerciali, rischia di sparire di nuovo, o di dare vita a un ciclo di temporary shops come se ne vedono in tante città anche italiane. Per questa ragione, oltre a intervenire sulle conseguenze della speculazione immobiliare, occorre anche agire sulle cause, per interrompere quella spirale che sta divorando la socialità (e il commercio di vicinato) nei quartieri delle nostre città.