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Foto: Franz Marc
Society | trentexpress

Il povero (sud) Tirolo e la Rosa Bianca

80 anni fa, il 22 febbraio 1943, la decapitazione dei fratelli Scholl e di Christoph Probst il bavarese, studente universitario a Innsbruck.

“Das arme Land Tirol” è il titolo di un grande quadro di Franz Marc, dipinto nel 1913 dopo un viaggio in Sudtirolo: lo vedete qui sopra ma per ammirarlo dal vivo (è un grande olio su tela, 131,5 x 200 cm) dovete volare fino al Guggenheim Museum di New York. Dove è presentato con il titolo “The Unfortunate Land of Tyrol”. Povero Sudtirolo, allora. Ricco Sudtirolo, oggi. Ricco anche di contrasti e di polemiche. Il passato, in una terra di confine e di conflitti come il Sudtirolo, non è mai passato del tutto. E la memoria è fatica perché riapre ferite profonde e recenti.

Nonostante qualche annuncio, la piazza davanti alla Libera Università non è stata mai ribattezzata dedicandola alla Rosa Bianca

Franz Marc era amico del padre di Christoph Probst, uno degli studenti della Weisse Rose antinazista. Ai fratelli Scholl della Weisse Rose di Monaco è dedicata una piazzetta, a Bolzano, tra via Roma e viale Trieste, piuttosto ingombra di auto, più parcheggio che altro, quella sotto la Cgil. Nonostante qualche annuncio, la piazza davanti alla Libera Università non è stata mai ribattezzata dedicandola alla Rosa Bianca, gruppo antinazista di studenti universitari. È accaduto invece a Innsbruck, per Christoph Probst che era iscritto a quella università quando fu arrestato, il giorno dopo i fratelli Scholl, il 19 febbraio 1943.

Nell’80° anniversario della decapitazione di Hans e Sophie Scholl e di Christoph Probst nel carcere di Stadelheim a Monaco, vale la pena dedicare un po’ di memoria allo studente della Weisse Rose più vicino al territorio e alla storia del Sudtirolo, e non solo per il capoluogo nordtirolese in cui è stato arrestato. A differenza degli Scholl, svevi di Ulm, o di Graf, renano trapiantato nella Saar, o di Schmorell, figlio di una ucraina e di un tedesco, cresciuto nella città di Monaco, Probst nasce (con un terzo nome buddista, Ananda) il 6 novembre 1919 a Murnau sullo Staffelsee in Alta Baviera, 25 km a nord di Garmisch, e in quella regione rimane fino al liceo e all’università a Monaco con il suo amico Schmorell. Per poi essere trasferito, nell’ultima parte della sua vita, in Austria, come militare e studente di medicina alla facoltà di Innsbruck. Dal dicembre 1942 affitterà una camera di pensione ad Aldrans, a una decina chilometri da Innsbruck.

Murnau, Schondorf am Ammersee, Lermoos, Oberstdorf, Zell: i luoghi bavaresi della sua esistenza dove Christoph ha imparato la bellezza liberatoria della Bergfreiheit, ben prima di partecipare alla resistenza in nome della Freiheit. Quella reclamata dalla Weisse Rose.

Probst è anche l’unico della Rosa Bianca ad essere già sposato, e con tre bambini piccoli: circostanza che non ha mosso a compassione il presidente del Volksgerichtshof di Monaco Roland Freisler, un ex comunista ferocissimo con gli oppositori del regime. Così come non è bastato, a Christoph detto Christl o Christel dagli amici, non aver scritto una riga dei sei volantini della Weisse Rose, ma solo la bozza di un settimo, non ancora stampato, che però fu trovata sfortunatamente addosso a Hans Scholl nel giorno dell’arresto.

I fratelli Scholl, Schmorell e Probst amavano molto le arti, sia la musica sia la pittura. Il padre di Christl, Hermann, cultore delle religioni orientali, morto suicida nel 1936, era amico di intellettuali e pittori, come Paul Klee, Emil Nolde e gli esponenti del movimento del Blauer Reiter, iniziato nel quartiere di Schwabing a Monaco da un gruppo di artisti, il cui nome più celebre è quello di Vasilij Kandinskij, e che annoverava tra i fondatori e ispiratori appunto Franz Marc (Monaco 1880-1916), figlio del pittore Wilhelm e della francese Sophie Maurice, calvinista, che convertì il marito al protestantesimo, nel quale fu educato anche Franz. Franz Marc studiò all’Accademia di Monaco, negli stessi anni dei due grandi K, Kandinskij e Klee che poi diventarono suoi amici. “Abbiamo trovato il nome Der blaue Reiter – ricorderà Kandinskij – nel bersò (pergolato) a Sindelsdorf; entrambi amavamo il blu, Marc – cavalli, io – cavaliere. Così il nome venne da sé”.

Pittore di paesaggi e animali onirici, Marc – che dal 1910 lascia Monaco per rifugiarsi nei boschi silenziosi dell’Alta Baviera, a Sindelsdorf nell'Oberland (Weilheim-Schongau) – ha viaggiato anche nella futura Provincia autonoma di Bolzano, ci informa Susanna Partsch nella monografia pubblicata da Taschen. Nel marzo 1913 Marc, insieme alla moglie pittrice Maria Franck, intrapresero un viaggio in Sudtirolo da cui il pittore trasse ispirazione per alcuni dipinti importanti.

“Das arme Land Tirol” (il titolo, autografo, si legge in basso a sinistra) ci propone castelli, cavalli e cimiteri su sfondo desolato e con cromatismi un po’ stralunati, del tutto sfuggenti al cliché dell’Alto Adige da marketing turistico. Così come “Torre dei cavalli blu” evidenzia l’interesse dell’artista per gli animali, creature viventi ma anche simboli che – scomposti e naufraghi tra i colori, in un altro quadro – gli fanno pensare, con i loro destini innocenti, che “l’intera esistenza non è che ardente dolore”.

 

In “Tirolo” del 1914 (Staatsgalerie di Monaco), poi, l’esplosione/implosione delle forme sembra annunciare che il paesaggio alpino tirolese sta per essere travolto dalla guerra mondiale che comincia. E che travolgerà lo stesso Marc. Uno degli innumerevoli caduti della prima guerra mondiale, a Braquis presso Verdun-sur-Meuse, Francia, vittima di un doppio scoppio di granata. Aveva solo 36 anni.

E ancora di guerra, e di rovine, e di paesaggi esplosi e implosi sono pieni i nostri occhi: come nel 1914 del Blaue Reiter, come nel 1943 della Weisse Rose. Così in questo 2023 della distruzione putiniana dell’Ucraina: l’anno scorso, a Pasqua, dalle parti di Chernobyl, abbiamo visto con i nostri occhi un cane bianco che ne sbranava un altro, sullo sfondo di un povero villaggio devastato. Poveri animali, muti testimoni dell’orrore, come aveva ben compreso Franz Marc più di un secolo fa, con i suoi cavalli azzurri.

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a richter Wed, 02/22/2023 - 17:04

Immagino che il non nominare la piazza davanti all' università alla Rosa Bianca sia una delle tante amnesie dell AA. Immagino il tutto per non guastare gli equilibri di giunta.
Ma è ancora più triste che non c'e piazza o strada nominata a Hans Egarter
uno dei pochissimi che armi in pugno combatte contro il Nationalsocialismo.

SI, è un povero paese. Ha ragione Franz Marc

Wed, 02/22/2023 - 17:04 Permalink
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Hartmuth Staffler Wed, 02/22/2023 - 17:18

Erfreulicher Weise wurde der Platz vor dem Universitätsgebäude in Brixen nach den Geschwistern Scholl benannt. Hans Egarter hat gegen Faschismus und Nationalsozialismus gekämpft, aber er hat sich auch für die Einheit Tirols eingesetzt, wurde daher nach dem Krieg von den italienischen Partisanen verfemt und ist heute noch für viele rechte Politiker ein rotes Tuch.

Wed, 02/22/2023 - 17:18 Permalink
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Alberto Stenico Thu, 02/23/2023 - 05:58

Non c'è neppure una piazza intitolata a Degasperi e a Gruber, autori dell'accordo del 1946 che ha gettato le basi per la convivenza pacifica in provincia di Bolzano.

Thu, 02/23/2023 - 05:58 Permalink
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Simonetta Lucchi Sat, 04/22/2023 - 11:03

Nella mostra/evento di cui sono stata curatrice, "Paesaggio a Nord Est", al Centro Trevi, avevo trattato anche altre opere di artisti famosi, come Oskar Kokoschka, che hanno rappresentato l'Alto Adige, sotto diversi aspetti.
I materiali dovrebbero ancora essere disponibili presso il Centro Trevi. Grazie dell'interessante articolo.

Sat, 04/22/2023 - 11:03 Permalink