Politics | Schermaglie

Via, via, via da queste sponde…

A poco servono le riforme senza un cambio di paradigma culturale. I tempi e gli inconvenienti di Roma in una giornata parlamentare di ordinaria disorganizzazione.

Chi è indipendentista vivendo e lavorando in Alto Adige o è guidato dall’ideologia o non conosce il mondo reale. Stando a Roma invece la tentazione viene... E così come in Alto Adige bisogna spesso sforzarsi per praticare la convivenza senza lasciarsi andare a opposti nazionalismi, a Roma bisogna imporsi di non farsi saltare i nervi e voler mandare a quel paese il Paese e la cultura che lo anima. Una cultura a volte divertente, ma che se non si è dell’umore giusto diventa tremendamente irritante. In Parlamento poi lo sforzo richiesto è molto maggiore.

Roma, 22 ottobre - ma potrebbe essere qualsiasi altro giorno. La sveglia è molto presto, agevolata dalla raccolta della nettezza urbana e dai gabbiani che si contendono i resti. Posso così lavorare un paio d’ore, sfruttando il fuso orario tra Roma e Bolzano, che è di almeno un paio d’ore: a Roma si inizia e si finisce più tardi, sembra stia sul meridiano dell’Islanda – perché l’impegno si dimostra stando al lavoro fino a notte fonda, anche a costo di scaldare la sedia. Andando in Senato, piazza Venezia è bloccata per circa un quarto d’ora con gran schieramento di vigili, polizia e sirene. Un capo di stato, penso io. Ma dopo dieci (dieci!) tra moto e macchine di scorta transita il pullman del Bayern, reduce dalla vittoriosa partita della sera prima, diretto all’incontro col papa (sic! Il papa incontra le squadre di calcio…). La perdita di tempo e lo stupore sono compensati dall’arricchimento del vocabolario e della mimica: imparo nuovi coloriti insulti e gesti indirizzati ai calciatori. Se fossi un tipo diverso potrebbero venire molto utili nella dialettica parlamentare.

A passo svelto mi avvicino al Senato. Il passo svelto è molto rischioso: costringe a sorpassi azzardati, che talvolta provocano scontri. Specie con quelli di cui hai calcolato l’andatura, preso le misure per il sorpasso, ma poi questi si fermano all’improvviso perché o parlano o camminano (le due cose insieme sono troppo impegnative). Oggi la variante: niente tamponamento, ma avventurandomi nell’immaginaria corsia di sorpasso finisco dritto nella cacca di un cane. Dalle dimensioni direi un San Bernardo. Auguro al suo padrone problemi intestinali almeno pari a quelli del suo cane. Giornata fortunata, dicono quelli che queste cose non le pestano (come gli sfortunati al gioco che si illudono di essere fortunati in amore).

Finalmente in aula. Si discutono mozioni nobilissime sul dissesto idrogeologico, piene di buone intenzioni che non serviranno a niente se non a impegnare il governo a impegnarsi. Per fortuna ho appuntamento in un ministero per cose auspicabilmente più utili. Come non detto: chiamata dell’ultimo minuto, appuntamento rinviato.

Dopo i lavori in commissione riprende l’aula. Celebrazione di un ex senatore defunto. Un minuto di silenzio e un’ora di interventi commemorativi. Applausi. Poi solite schermaglie su numero legale, qualche insulto e via a chiudere le mozioni. Ma prima le dichiarazioni di voto, in cui si ripete quanto già detto in discussione. Poi finalmente il voto. Sono le 19.30. E finalmente si riprende con l’esame della riforma della giustizia civile (anzi: “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione”, orrore!), su cui si è dibattuto per giorni. Replica il relatore, replica il ministro. Un’altra oretta. Poi, come tutti sapevano, il governo presenta un maxi-emendamento che riscrive interamente il testo e pone la fiducia. Sospensione, riunione dei capigruppo per modificare il calendario, ripresa dei lavori, contestazione del calendario, voto sul calendario, richiesta di voto elettronico, verifica del supporto, votazione, approvazione del calendario. Sono le 21.30 e per oggi basta. Il giorno successivo si discuterà sul voto di fiducia, e visto che non si è discusso abbastanza tutti riprenderanno la parola per ripetere quanto detto durante la discussione sul vecchio testo. Poi si procederà al rito ormai settimanale della fiducia su un testo che non si è fatto in tempo a studiare. E saltano i lavori di commissione e le altre attività programmate, che andranno riprogrammate per essere nuovamente riprogrammate la volta successiva.

Penso che si potranno fare tutte le riforme con le migliori intenzioni, ma se non cambia l’approccio di fondo alla vita, al lavoro e al tempo servirà a poco o nulla. Uscendo, cerco almeno di ricordarmi dove fosse passato il San Bernardo. E la carezza del ponentino è come un massaggio contro lo stress, che dà la forza di ricominciare il giorno dopo.

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Andrea Terrigno Thu, 10/23/2014 - 17:56

Sono ben lontani i tempi della Politica con la maiuscola.
Una volta c'erano le scuole politiche, i deputati e senatori provenivano da un percorso formativo che almeno trasmetteva un'immagine chiara e definita. Lasciamo perdere il marciume, che sempre c'è stato e purtroppo è solo aumentato.
In politica una volta entravi solo se avevi un certo livello culturale. Non è classismo, sono i fatti. Dopo più di 20 anni di Berlusconismo invece conta chi la fa più grossa, chi urla più forte, chi compra i giocatori più forti.
Tristezza. Io non ce la farei a condividere un'aula con dei buzzurri piazzati lì da qualche interesse economico/finanziario.
Scrivici un libro.

Thu, 10/23/2014 - 17:56 Permalink
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Oscar Ferrari Thu, 10/23/2014 - 21:39

te la sei cercata. Mi avessi fatto l'endorsement, oggi avresti raccolto pomodori e peperoni, cachi, cavoli e mele, smazzettato rapanelli, fresato un terreno e caricato un furgone

Thu, 10/23/2014 - 21:39 Permalink