Society | Giro d'Italia

Un affare di Stato

A maggio 2018 la "corsa rosa" partirà da Israele. Una scelta che rischia di legittimare l'occupazione dei territori palestinesi. Anche usando immagini inadeguate.
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Foto: gazzetta dello sport
 
Non sappiamo ancora se il Giro d'Italia 2018 toccherà la Provincia di Bolzano, perché il percorso verrà presentato alla stampa il prossimo 29 novembre. L'unica anticipazione in merito all'itinerario della corsa ciclistica a tappe, però, ha suscitato l'interesse della stampa nazionale ed internazionale, e una forte mobilitazione dal basso in tutto il mondo: a maggio, infatti, il Giro partirà da Israele, con tre tappe previste nel Paese.
Una scelta controversa, quella di RCS Sport, che organizza la corsa. Lo dimostrano articoli approfonditi come quello dell'agenzia di stampa Associated Press, che fin dal titolo ("I corridori dovranno affrontare ostacoli politici") evidenzia i pericoli connessi da una scelta che coinvolge Gerusalemme, la cui città vecchia è contesa tra Israele e Palestina. L'articolo riporta anche un virgolettato del ministro per gli Affari strategici israeliano, Gilad Erdan, secondo cui il Giro d'Italia "rafforzerebbe la legittimazione di Israele".
 
Ecco perché il movimento internazionale a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele (qui il sito della sezione italiana) ha lanciato una campagna, con lo slogan #RelocateTheRace, chiedendo di inviare una lettera agli organizzatori. "A partire da settembre, migliaia di persone hanno scritto a RCS" spiega a Salto.bz una portavoce di BDS Italia. "C’è una grande sensibilità, che non riguarda solo gli attivisti pro-Palestina, ma cittadini che non capiscono perché il Giro d'Italia debba andare a premiare un Paese che lede i diritti umani. Per quanto ne sappiamo, però, da parte di RCS non c’è stata alcuna risposta”.
 
Anzi, alla Israel Cycling Academy (squadra ciclistica israeliana) dovrebbe andare una delle wild card che permettono di iscriversi alla "corsa rosa" senza averne titoli e meriti sportivi. Completando così un'operazione d'immagine straordinaria, che oggi è sotto accusa anche per l'uso che fa delle immagini: "Le tre tappe israeliana del Giro non toccano i territori palestinesi occupati. Ma in tutte le comunicazioni ufficiali Gerusalemme Est viene presentata come se fosse parte di Israele" commenta con Salto.bz la rappresentante di BDS Italia.
 
C’è una grande sensibilità, che non riguarda solo gli attivisti pro-Palestina, ma cittadini che non capiscono perché il Giro d'Italia debba andare a premiare un Paese che lede i diritti umani.
L'utilizzo delle immagini è uno degli aspetti che portano l'Ambasciata palestinese a Roma a criticare fortemente la scelta di far partire il Giro da Israele: "Il commento sulle tappe 'israeliane', così come presentato nel video pubblicato sul portale ufficiale della Gazzetta dello Sport relativo al Giro d’Italia, è effettivamente corredato da immagini di sottofondo che ritraggono la Moschea di Al-Aqsa e la Citta Vecchia di Gerusalemme Est  e da un primo piano che ritrae le Mura della Città Vecchia di Gerusalemme Est" spiega l'Ambasciata in una nota inviata in risposta alle domande di Salto.bz
 
"Le stesse Mura che campeggiano sulla pagina Facebook ufficiale dell’evento. In questo modo, la Città Vecchia di Gerusalemme Est, le sue Mura e la Moschea di Al-Aqsa sono evidentemente associate a Israele, al quale invece non appartengono affatto. Stiamo infatti parlando di luoghi riconosciuti dal diritto internazionale come appartenenti allo Stato di Palestina" continua la nota.
"Ciò che rende inaccettabile questa comunicazione, di per sé semplicemente inaccurata e fuorviante, è che la Città Vecchia di Gerusalemme Est, le sue Mura e la Moschea di Al-Aqsa sono state occupate dall’esercito israeliano, insieme al resto della Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, nel 1967, e si trovano ancora sotto occupazione: fanno cioè parte dei Territori Palestinesi Occupati e ne rappresentano la quintessenza, da un punto di vista politico, economico, sociale, religioso e culturale; mentre Israele persegue da cinquant’anni politiche volte ad assicurarsi l’esclusivo controllo della città attraverso una vera e propria pulizia etnica e culturale. Non sorprende che il sindaco israeliano di Gerusalemme, Nir Barkat, felice di ospitare il prestigioso evento e coerentemente con la politica di annessione perseguita dal suo governo, abbia proclamato che 'Gerusalemme, la capitale dello Stato di Israele, è aperta a tutti'.
Assecondare, anche involontariamente, una pretesa di annessione condannata da diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, non fa onore a un evento sportivo che dovrebbe essere in linea con il diritto internazionale, oltre che con la posizione politica espressa ufficialmente dallo Stato Italiano".
 
Mentre la stampa internazionale, anche quella sportiva, sta affrontando in modo critico l'affare Giro d'Italia-Israele, i media italiani non fanno altrettanto. L'ambasciata palestinese a Roma, per questo, lamenta "che la stampa italiana parli di 'Giro della Pace', mentre in nessun modo questo evento sportivo affronta la questione che ad oggi impedisce il conseguimento della pace in Medio Oriente, cioè l’occupazione dei Territori Palestinesi da parte di Israele: per realizzare un evento di pace, gli organizzatori avrebbero dovuto quantomeno consultare la parte palestinese". "Non ci è sfuggito -aggiunge l'ambasciata nelle risposte inviate a Salto.bz- che perfino il Ministro dello Sport italiano, Luca Lotti, parlando del Giro abbia ricordato che 'con lo sport si abbattono i muri e si costruiscono ponti: un pensiero in cui ci riconosciamo pienamente, ma che purtroppo non sembra riflettere lo spirito di questo Giro, a giudicare dalla velata propaganda che lo accompagna".