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„Spesso autogestione fa rima con caos“

Ultimamente a Bolzano stanno nascendo alcuni collettivi liberi che si occupano di cultura, problematiche sociali e arte. Uno di essi è “Guildy”.
I fili del male, Guildy
Foto: Guildy
Sono realtà che non appartengono a nessun’associazione e che puntano a un’etica di lavoro orizzontale, che non vede né capi né sottoposti. “Guildy” ne è un esempio e per capirne qualcosa di più abbiamo deciso di intervistarne i componenti.
 
Spiegateci in poche parole chi siete.
 
Alice: Siamo una compagnia di teatro autogestita e indipendente. I ruoli all’interno sono variabili. Se in una produzione faccio la regia, nulla vieta che nella prossima se ne possa occupare un’altra persona. Sicuramente per me è stata estremamente formativa l’esperienza che ho avuto modo di fare a Roma. Si è trattato di un lavoro basato sull’etica dell’Actors Studio, che nella pratica significa trovarsi tra colleghi e scambiarsi opinioni in modo libero e dinamico. Lo scopo di Guildy è quello di condividere delle nozioni tecniche e creare un luogo in cui si possa lavorare bene assieme. Noi ci definiamo una compagnia perché comunque parte del lavoro che facciamo punta a diventare uno spettacolo.
 
Cosa significa lavorare nell’ottica dell’autogestione?
 
Simone: Significa proporre idee e svilupparle insieme. Sicuramente le doti di ciascuno sono differenti, ma questo non significa che si debba creare una cristallizzazione dei ruoli. Anzi, non impedendoti di metterti alla prova, Guildy ti permette di conoscerti meglio risaltando i tuoi punti di forza e dandoti la possibilità di rafforzare quelli più deboli. Se prima c’era il dubbio che lavorare così fosse impossibile, perché spesso autogestione fa rima con caos, questa è la prova che invece si può.
 
 
Edoardo, tu ti sei unito al collettivo da poco, cosa ti ha spinto a farlo?
 
Edoardo: Sicuramente mi ha spinto ad entrare il fatto che non ci fosse un capo assoluto, perché sapevo che non sarei stato giudicato e me la sarei potuta vivere con serenità. In altre realtà invece magari hai paura di sbagliare e questo un po’ ti impedisce di lasciarti andare e quindi di conoscerti fino in fondo. Alla fine queste esperienze sono importanti proprio perché ti mettono sia in relazione con gli altri che con te stesso, e se lo fai senza la paura del giudizio funziona molto di più
 
Quindi alla fine voi siete artisti indipendenti, giusto?
 
Luca: Mi piace pensare che il nostro approccio sia più simile a quello degli artisti di strada, nel senso che non ci facciamo condizionare dalle aspettative del pubblico. Ovviamente se vai in scena un po’ di ansia ce l’hai, però quell’ansia non condiziona il lavoro, perché quando siamo in sala prove pensiamo solamente a lavorare bene tra di noi e a far sì che ognuno possa esprimersi al meglio.
 
Mi piace pensare che il nostro approccio sia più simile a quello degli artisti di strada... (Luca)
 
Nel 2022 avete realizzato lo spettacolo “I Fili del Male”, andato in scena al Teatro Comunale Gries. Com’è andata?
 
Alice: È andata oltre le aspettative. Dopo aver vinto il bando del Comune “Futura” avevamo la certezza di dover realizzare uno spettacolo a tutti gli effetti. Il tempo era poco, allestirlo da zero era quasi un’utopia, eppure ce l’abbiamo fatta. Ci ha stupito l’entusiasmo sia del pubblico che dei rappresentanti del Comune che lo avevano finanziato. Quella è stata una bella spinta a non fermarci e una conferma che a Bolzano forse mancava una realtà come la nostra, anche perché se si vuole imparare a suonare uno strumento lo si può fare nella propria stanza, mentre per recitare c’è bisogno di un gruppo.
 
 
Il collettivo “Guildy” è composto da: Luca Ravagnani, Alice Ravagnani, Edoardo Giuriato, Michele Bresadola, Laura Stimpfl, Simone Melchiori, Alessandro Costa, Valentina Cozzi, Daniel Angelucci, Francesco Lazzarotto, Simone Facincani e Marco Rosa.