Culture | salto weekend

#freenorbert

Francesca Melandri ha presentato a Brunico la nuova antologia dedicata a N. C. Kaser: “Nella sua poesia tutti i colori del mondo”.
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Foto: Edizioni alphabeta Verlag

Liberare Norbert Conrad Kaser dallo stereotipo del poeta rabbioso e autodistruttivo, salvare la sua poesia dai riflessi negativi della sua vita, finora rimasti appiccicati all'immagine del personaggio. È questa, in sintesi, l'acquisizione più importante della presentazione dell'antologia dedicata al poeta nato a Bressanone (“rancore mi cresce nel ventre”, Edizioni alphabeta Verlag), avvenuta sabato 23 settembre presso la caserma Enrico Federico di Brunico, all'interno della più vasta cornice del festival di cultura Transart.

Il sindaco Roland Griessmair ha ricordato questo “figlio brunicense” elencando le iniziative che la città sta dedicando o dedicherà a Kaser per il settantesimo anniversario della nascita: “Tutte le associazioni sono mobilitate, il teatro, la biblioteca, l'UFO, il museo cittadino... e ora questo libro, che raccoglie e traduce 150 poesie, in modo che possano essere conosciute anche dagli altoatesini di lingua italiana” (in realtà si tratta di una limitazione priva di senso: le traduzioni di Werner Menapace renderanno la poesia di Kaser accessibile ad ogni parlante italiano, ovunque si trovi nel mondo). La parola poi è passata a Toni Colleselli, curatore del libro, il quale ha chiosato i versi di “Alto Adige/Alto fragile” – “andreas hofer / laeßt sich / nicht ver(d)erben / aber der sarg / ist noch offen –, dicendo che “non tutti al mondo possono avere degli Andreas Hofer, ma di tombe aperte ce ne sono ancora molte”.

Avrebbe potuto essere l'incipit di una commemorazione all'insegna del “groll”, del rancore, appunto, come a voler dare ragione a quanti hanno sempre visto in Kaser solo il “Nestbeschmutzer” o l'autore di versi incendiari (“voglio il vostro bene / con il manico di scopa / voglio il vostro bene / con la vostra accetta / perché sono un'ulcera / all'arto sano del popolo”). Per fortuna non è stato così. La scrittrice Francesca Melandri – appena reduce dal suo mini-tour altoatesino di presentazione del suo nuovo romanzo – ha infatti fatto risuonare delle note decisamente più squillanti e positive. “Conoscevo già Kaser, ma grazie a questo libro mi sono trovata di fronte una ricchezza di accenti sorprendente. Ho cominciato a leggere e mi si è aperto un mondo: colori, quanti colori ci sono nelle poesie di Kaser. Mi aspettavo di riscontrare le cose evidenziate dal titolo (“rancore...”), mi sono imbattuta invece in tanti elementi di tenerezza che mi hanno veramente emozionato. E poi, altra sorpresa, ho trovato sensualità, persino humor. Ci sono versi di Kaser che, da scrittrice, vorrei rubare per farne titoli di miei romanzi: Il più grande magazzino di patate dell'Eurasia, Non lasciare che nessuno passeggi sullo Speck. Non sarebbero magnifici?”.

Mi è venuto in mente Giacomo Leopardi”, ha proseguito Melandri. “Tutti abbiamo studiato Leopardi a scuola, sappiamo che era infelice, bruttino, non aveva successo con le donne. Eppure chi ha letto lo Zibaldone sa che contiene vere e proprie perle di umorismo. Io conduco da tempo una personale battaglia per liberare Leopardi dalla sua aura di poeta pessimista e musone. Del resto, tutti i grandissimi non si lasciano mai ridurre a una sola dimensione, non si possono schiacciare in un cliché. I grandi o grandissimi vedono tutti i colori del mondo. Se Kaser fosse stato solo un rancoroso non sarebbe quel grande poeta che emerge da queste pagine. Sì, ritengo che il senso di questa operazione possa essere inteso come una liberazione. Mi piacerebbe che Kaser venisse quindi liberato dal suo personaggio, creiamo l'hashtag #freenorbert”.

Quasi a conferma di queste parole, dalle poesie lette da Sonja Hartner ed Elisabetta Scavazza (alcune cantate e musicate da Benno Simma e Gregor Marini, alla fine della presentazione), possiamo estrarre una vera e propria gemma, intitolata “paesaggio femminile” e composta da Kaser direttamente in italiano:

 

colline

grano

il velo del sole e del vento

il viso di una donna

che sorpassiamo

colle machine

per il grano

e le colline

 

così si chiude in te

il petto di lei

e le sue vallate

 

Scende piano la sera, oltre il cortile della caserma. La sensazione è che anche questa ambientazione militare sia stata demilitarizzata dalla poesia appena ascoltata. Bisogna arrendersi a tanta bellezza, ma con un sentimento che non sa affatto di resa. Perché oggi Norbert C. Kaser è stato liberato.