Society | La replica

“E ora parlo io”

In tanti hanno (s)parlato di lui, ma c’è stato anche chi ha voluto mettersi in ascolto di quello che Kash aveva da dire: “Se non posso fare musica che cosa mi resta?”.
Kash
Foto: Youtube/Kash

Istigatori alla violenza, spacciatori armati, criminali con l’aggravante di essere di origine straniera e di usufruire degli alloggi popolari. È questo il quadro tutt’altro che lusinghiero dipinto sulla pelle di alcuni ragazzi da parte di certe forze politiche e del successivo circo mediatico che ne ha amplificato l’eco. Stiamo parlando della Fvmille e più in particolare di Kash, il giovane rapper di Sinigo (Merano) che da un anno a questa parte ha conosciuto in prima persona il significato di accanimento mediatico. La colpa? Due canzoni, accompagnate dai rispettivi videoclip che in brevissimo tempo hanno collezionato decine di migliaia di visualizzazioni su Youtube.

In tanti hanno parlato di lui ma lo scorso martedì (23 marzo) c’è stato anche chi, finalmente, ha deciso invece che fosse davvero il caso di parlare con lui all’interno di un incontro su Zoom intitolato ‘Diamo la parola a Kash’ organizzato dagli Young Greens South Tyrol.

“L’anno scorso è uscito il nostro primo pezzo ed è stato qui che ho incominciato a realizzare la possibilità di costruirmi un futuro musicale - ha esordito Kash durante la diretta -. Ho pensato di provare perchè mi sono detto: se tante persone ce la fanno, perchè non dovrei farcela anche io?”.

Perchè non dovrei avere la possibilità di esprimermi con i miei mezzi? Non ho fatto niente di male, non ho ucciso nessuno, mi sono fatto semplicemente gli affari miei assieme ai miei ragazzi. A loro non va bene quello che faccio? A me non va bene che mi venga impedito di fare la mia arte

Ma se da un lato ci sono le tante visualizzazioni e le ottime critiche rispetto alla qualità dei video e della musica dall’altra si è scatenata una vera e propria caccia alle streghe: “Sono arrivati i carabinieri che non hanno potuto che constatare che ovviamente era tutto finto, non c’erano armi né droga. Ma questo non è bastato perchè Urzì (Fratelli d'Italia, ndr) ci ha denunciati per istigazione a delinquere e la procura deve continuare con le proprie indagini - spiega l’artista -. Questo mi fa rabbia ma allo stesso tempo mi dà la motivazione per continuare. Perchè non dovrei avere la possibilità di esprimermi con i miei mezzi? Non ho fatto niente di male, non ho ucciso nessuno, mi sono semplicemente fatto gli affari miei assieme ai miei ragazzi. A loro non va bene quello che faccio? A me non va bene che mi venga impedito di fare la mia arte. Hanno rimosso il mio ultimo video dopo le polemiche che ne sono scaturite, così da un giorno all’altro. Temo che lo stesso accanimento si verificherà anche con il prossimo. La mia colpa è stata quella di mostrare una realtà che tante persone si rifiutano di vedere - spiega ancora Kash -, saremo anche sott’occhio ma il nostro scopo è proprio quello di aprire gli occhi a chi li vuole tenere chiusi. In ‘Fame’ ho raccontato la mia fame di soldi perchè adesso non sto lavorando e senza denaro non si può fare nulla. Lavoravo in un albergo, ma con il Covid è stato chiuso. Sto portando curriculum ovunque ma in questo periodo non fanno altro che ridermi in faccia”.

 

Sono state diverse le domande provenienti anche dal pubblico, compreso qualcuno che al giovane artista chiedeva che cosa avrebbe scelto se avesse potuto cambiare una cosa dell’Alto Adige. “La mentalità - ha risposto prontamente Kash -, ricevo tanti complimenti ma riscontro anche una mentalità chiusa che mi vorrebbe impedire di portare avanti la mia arte perché potrebbe rischiare di urtare la sensibilità di qualcuno. Il rap è sempre stato visto da certe persone come un qualcosa di spaventoso ma sinceramente non so di che cosa possano avere paura. Temono forse di incontrarci per strada, faccia a faccia e vedere le stesse persone che recitano una parte in un videoclip? Queste sono paranoie, ma io non posso e non voglio fermarmi: se non posso fare musica che cosa mi resta?”.