Economy | Turismo invernale

Sci, l’ultimo compromesso

Dall’Alto Adige al Veneto la proposta delle regioni alpine a Conte per salvare la stagione: skipass solo a chi pernotta in hotel o ha seconde case. “Evitiamo il tracollo”
Sci
Foto: Othmar Seehauser

La direzione di marcia il governo Conte l’ha scandita: impianti sciistici chiusi fino a dopo le festività natalizie per evitare assembramenti e diffusione del contagio da coronavirus, e quindi scongiurare la temuta terza ondata.
“Gli impianti da sci e il sistema vacanze invernali che sono fondamentali per la nostra economia riapriranno quando l’epidemia si sarà raffreddata, speriamo nel giro di un mese, un mese e mezzo. I ristori saranno garantiti per tutte le attività che non potranno aprire. La sicurezza delle persone e la salute vengono prima di tutto” aveva detto pochi giorni fa il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia in vista del dpcm di inizio dicembre. Sullo sci, in linea con l’esecutivo nazionale, frena anche il governatore dell’Alto Adige Arno Kompatscher. Le regioni alpine però non si danno per vinte.

 

No al pendolarismo

 

Il timore è che le misure di ristoro non bastino. La proposta delle regioni per cercare di salvare la stagione sciistica e l’economia di montagna, evitando “un completo tracollo del settore turistico invernale”, è quella di aprire piste e impianti a un numero limitato di persone, nello specifico solo a chi pernotta almeno una notte nelle località sciistiche o a chi ha una seconda casa in quelle zone.

Concedere lo skipass a chi ha pernottato in una struttura ricettiva e a chi possiede o prende in affitto una seconda casa consente di controllare al meglio l’afflusso all’impianto sciistico. Il pendolarismo può infatti essere un problema in certe giornate” affermano in una nota congiunta Daniel Alfreider, Luigi Giovanni Bertschy, Sergio Bini, Martina Cambiaghi, Federico Caner, Roberto Failoni, Fabrizio Ricca, assessori rispettivamente della Provincia di Bolzano, della Valle d’Aosta, del Friuli Venezia Giulia, della Lombardia, del Veneto, della Provincia di Trento e del Piemonte.

 

L’ultimo appello

 

“La soluzione che proponiamo al governo Conte permette di avviare la stagione invernale con gradualità, in questo modo si potranno applicare i protocolli di sicurezza che abbiamo approvato lunedì scorso e metterli alla prova” scrivono gli assessori delle regioni alpine, “infatti, se consentiamo l’acquisto degli skipass solo a chi ha pernottato in una struttura ricettiva o in una seconda casa saremo in grado di sapere con precisione il numero degli avventori per ogni giorno e in questo modo potremo gestire al meglio l’afflusso e il deflusso agli impianti di risalita. Si tratta di una soluzione ragionevole, da adattare alle esigenze di ciascun territorio. Il governo ci ascolti, consenta l’apertura degli impianti di risalita con questo criterio e permetta la mobilità regionale”.

Trovare un compromesso con il governo di Roma per scongiurare una chiusura totale delle località turistiche invernali è d’obbligo, ne va della sopravvivenza della montagna, dei suoi lavoratori e del suo indotto di 20 miliardi

La possibilità di spostarsi fra le regioni durante le festività è infatti un requisito necessario per il settore, sottolinea la compagine, “se il comitato tecnico scientifico e il governo intendono vietarla per evitare feste e momenti di aggregazione, consentano perlomeno la mobilità tra regioni per chi ha prenotato in una struttura ricettiva almeno una notte”.

La richiesta arriva dopo la constatazione della differenza di vedute tra gli stati delle Alpi, con la Svizzera che ha già aperto e l’Austria in procinto di far ripartire gli impianti. “La nostra proposta - si legge ancora nel documento - non è legata agli aspetti ludici dello sci e dello svago della “settimana bianca” ma, al contrario, deriva da un’attenzione particolare al mondo del lavoro e all’occupazione che l’industria dello sci genera sui nostri territori montani. Trovare un compromesso con il governo di Roma per scongiurare una chiusura totale delle località turistiche invernali è d’obbligo, ne va della sopravvivenza della montagna, dei suoi lavoratori e del suo indotto di 20 miliardi”.

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Markus S. Mon, 11/30/2020 - 22:49

Absolut sinnfreie Massnahme. Wieso soll ein Schifahrer, der im Skigebiet eine Nacht übernachtet (und am Abend irgendwo Essen geht oder gar zum Apres-Ski - sofern diese offen sind) weniger gefährlich sein für die Ausbreitung des Virus, als ein Tagestourist, der nach Liftschluss wieder zurück nach Bozen oder Verona fährt und daheim übernachtet?!?

Wir erinnern uns an die Bilder aus Cervinia: die Schlange war dort nicht am Lift, sondern an der Kassa! Es genügt also die Skipässe ausschliesslich online zu verkaufen und wir sehen solche Schlangen nicht mehr. Durch den Onlineverkauf kann man auch die Anzahl der Skipässe pro Tag gut limitieren.

Mon, 11/30/2020 - 22:49 Permalink