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"Raccontiamo ai giovani l'UE"

Nell'Anno Europeo dei Govani, l'Europe Direct dell'Alto Adige racconta le recenti iniziative portate avanti sul tema e il proprio ruolo di centro d'informazione.
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Foto: LPA/Igor Cocca

Sulla scia di quanto annunciato dalla Presidente von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell'Unione Europea nello scorso anno, il 2022 è stato proclamato Anno Europeo dei Giovani. Proprio per questo la Commissione europea, in collaborazione con numerosi altri enti, sta coordinando una serie di attività che hanno tra gli obiettivi principali quello di integrare le politiche a favore dei giovani, aiutare le giovani generazioni a conoscere le opportunità a loro disposizione in ambito europeo, ed evidenziare con una chiave positiva le possibilità offerte dalla transizione verde e digitale.
Il tema della corretta informazione in merito all’Unione Europea e alle opportunità da questa offerte è il cuore del lavoro svolto da ‘Europe Direct’, la rete di centri d’informazione presenti in tutta Europa che conta più di 500 sedi, di cui 45 nel nostro Paese. Abbiamo fatto una breve chiacchierata con Paolo Barbiero, Katharina Thurin e Martha Gärber dell’Europe Direct dell’Alto Adige.

Dobbiamo dire che i giovani che abbiamo incontrato sono molto aperti, non abbiamo mai percepito in loro dello scetticismo nei confronti dell'UE.

Salto.bz: Barbiero, lavora presso la sede di Bolzano da oltre 25 anni, com’è cambiato l’atteggiamento della popolazione nei confronti del centro informativo nel corso di questi anni?

Paolo Barbiero: Innanzitutto, il nostro compito è quello di essere il primo punto d’informazione a cui rivolgersi quando si parla di contatto tra territorio ed Unione Europea. Durante gli anni, nel mio lavoro ho assistito senza dubbio ad una evoluzione nell’attività del pubblico: sono poche le persone che vengono direttamente nella nostra sede (dal 2004, in Via Conciapelli 69 a Bolzano), mentre ci capita sempre più spesso di uscire e collaborare con scuole e insegnanti, sotto invito dei singoli istituti.

Dunque, allora, verrebbe da chiedersi: quando siete all’interno delle scuole, vi capita mai di ricevere un feedback negativo sull’UE o, perfino, arrivare a sentire affermazioni antieuropeiste?

Martha Gärber: Dobbiamo dire che i giovani che abbiamo incontrato sono molto aperti, non abbiamo mai percepito in loro dello scetticismo nei confronti dell'UE, anzi, sono spesso curiosi e maturi. Proprio in questo periodo, una classe di studenti sta svolgendo un progetto di coesione territoriale che consiste nel monitoraggio civico, ovvero concentra l’attenzione sugli interventi finanziati nei territori da risorse pubbliche. Ci impegniamo inoltre affinché i giovani conoscano le chance date loro dall’UE, come quella di muoversi per motivi di studio o lavoro senza avere confini. A noi sta il compito di raccontare questo progetto di pace ai giovani, ma anche fare corretta informazione sull’utilizzo dei fondi europei e le iniziative messe in atto grazie ai soldi provenienti da Bruxelles.

 

Parlando di giovani: avete lanciato qualche attività ultimamente?

Katharina Thurin: Assolutamente. Abbiamo collaborato recentemente con l’Università di Bressanone per creare una campagna social sull’Anno Europeo dei Giovani. Inoltre, in occasione del 9 maggio, giorno della ricorrenza della Dichiarazione di Schuman, abbiamo svolto a Dobbiaco un pomeriggio informativo con le scuole, anche in questa occasione per parlare dei fondi europei.

Quanto è importante avere un anno comune a tutta l’Unione Europea dedicato ai giovani?

Thurin: Io sono entrata nel team da poco, ma avendo 28 anni mi sento di dire che, soprattutto dopo la pandemia, è importante che vengano organizzate questo genere di iniziative. Questo dimostra che i giovani si possono formare con i valori europei, valori che assumono una ancor più grande rilevanza con il ritorno della guerra in Europa, tra Russia e Ucraina. Serve unire le forze, in tutti gli ambiti.”