Politik | Teil 4

Man hat ja nur den Namen geändert

Die SVP und die italienische Rechte. Draht nach Rom–Autonomie–Vergangenheit: Wie war das unter Luis Durnwalder? Eine fünfteilige Spurensuche im Landtag. Teil 4
Landtag
Foto: Seehauserfoto
  • Zwischen 2001 und 2006 regiert Silvio Berlusconi mit einem Rechtsbündnis zum zweiten Mal als Ministerpräsident Italien. Bei den Landtagswahlen 2003 erzielen die italienischen Rechtsparteien fünf Mandate, zum ersten Mal sitzt auch Berlusconis Forza Italia im Landtag. Trotz ihrer direkten Verbindung zur römischen Regierung und der 1995 erfolgten „Wende von Fiuggi“ bleibt der italienischen Rechten der Weg in die Landesregierung weiter versperrt: Ihr stark nationalistisches Profil und die ausbleibende klare Distanzierung vom Faschismus sind für Luis Durnwalder und die SVP ein klares Tabu.

    Die SVP und die italienische Rechte. Draht nach Rom–Autonomie–Vergangenheit: Wie war das unter Durnwalder? In fünf Teilen bringt SALTO Auszüge aus den gern hart geführten Diskussionen im Südtiroler Landtag bei den fünf Wahlen von Luis Durnwalder zum Südtiroler Landeshauptmann – in Originalsprache und zum Teil gekürzt. Das ist Teil 4.

  • 2003–2008: Man hat ja nur den Namen geändert

    Taten statt Worte: Pius Leitner (hier bei einer Kundgebung der Schützen im. Jahr 1990) war von 1989 bis 1993 Landeskommandant im Südtiroler Schützenbund und saß für die Freiheitlichen 1993 bis 2017 im Landtag. Foto: Seehauserfoto

    Pius Leitner (Freiheitliche): Ich gestehe jedem Menschen zu, dass er sich ändert, dass er seine Meinung korrigiert, dass er sich auch entschuldigt. Solange wir aber die Situation haben, dass ein Gianfranco Fini vor das sogenannte Siegesdenkmal kommt und dort Reden gegen den Friedensplatz, für die Rückbringung des Siegesplatzes schwingt, solange ist diese Geschichte nicht aus der Welt und solange werdet Ihr in Südtirol auch wenig Glaubwürdigkeit nachweisen können!

    Hier braucht es nicht eine Vorleistung, sondern eine klare Aussage. Bei dieser Gelegenheit kannst Du (an Giorgio Holzmann gerichtet, Anm.) Deinem Vorgesetzten Fini noch einmal ausrichten, dass wir verlangen, dass er sich, wenn er noch einmal nach Südtirol kommt, auch bei den Südtirolern für das faschistische Unrecht entschuldigt und zwar nicht deshalb, weil er es angerichtet hat – er hat damals noch nicht gelebt –, aber die geschichtliche Dimension, die der Faschismus in Südtirol hat, die muss einer, der die Nachfolgepartei führt, erkennen. Das wäre ein Zeichen, ein Signal in die Richtung, dass es in dieser Partei eine Änderung gegeben hat. Da werden wir aber auf die Taten warten und Worte sind in diesem Zusammenhang sehr, sehr viele gefallen.

  • Giorgio Holzmann (AN): Non credo che noi dobbiamo sottostare a nuovi esami. Abbiamo dimostrato con le parole il nostro giudizio sulla storia anche locale, e lo abbiamo fatto in più occasioni. Ogni volta che lo faccio però la stampa dà sempre una certa enfasi a queste dichiarazioni, ma non lo meritano, sono cose che abbiamo già detto, che un certo periodo storico qui abbia commesso dei torti alle popolazioni locali, così come sono stati commessi dei torti alla popolazione nazionale. 

    Se dovessi chiedere scusa per quello che ha fatto Mussolini, potrei allo stesso modo chiedere scusa per quello che ha fatto Stalin, Pol Pot, Saddam Hussein.

    Parlavamo di un sistema dove non c’era la democrazia, tanto per cominciare. Nessuno oggi sogna sistemi di governo senza democrazia nel nostro Paese, per lo meno non noi. Le parole di condanna e di giudizio anche severo sulla storia dovrebbero essere più che sufficienti. Per quale ragione dovremmo chiedere scusa? Per quale ragione io dovrei chiedere scusa? Per quale ragione, collega Leitner, Fini dovrebbe venire qua a scusarsi? Ma di che cosa? Non credo che ci possa essere addebitato una sorta di cordone ombelicale con il regime fascista. Non lo aveva nemmeno l’MSI se vogliamo. Se dovessi chiedere scusa per quello che ha fatto Mussolini, potrei allo stesso modo chiedere scusa per quello che ha fatto Stalin, Pol Pot, Saddam Hussein.


    Luis Durnwalder (SVP): Auch ich bin der Meinung, dass Fini gut getan hätte, nicht nur nach Israel, sondern auch nach Südtirol zu fahren, um sich für das zu entschuldigen, was der Faschismus in unserem Land angerichtet hat. Schließlich ist die Partei, der er angehört, eine Nachfolgepartei. Man hat ja nur den Namen geändert, und deshalb wäre es schon richtig und angebracht, wenn man sich auch in Südtirol für das entschuldigen würde, was in der Zeit des Faschismus geschehen ist. Die Kollegen Urzì und Holzmann haben ja vom Unrecht gesprochen, das unseren Leuten widerfahren ist. Aber wenn man weiß, dass Unrecht geschehen ist, dann muss man auch den Mut haben, sich für das Unrecht zu entschuldigen.

  • Michaela Biancofiore (Forza Italia): Il momento e le dinamiche nazionali suggerivano che i tempi fossero ormai maturi, in questa terra, per cambiare, per dare vita ad una Giunta SVP-centrodestra, anche solo a titolo etnico. 

    La logica vorrebbe che la SVP cercasse un filo diretto con il governo di centrodestra.

  • Appell an die SVP: Michaela Biancofiore (hier mit Parteichef Silvio Berlusconi im Jahr 2005) bietet der Volkspartei eine Koalition und damit gute Verbindungen zur Regierung in Rom an – vergeblich. Foto: Seehauserfoto

    Mi rammarico viceversa, di fronte alla constatazione da me già prevista in passato, che l’unica scelta nitida da parte del Presidente designato e del partito di maggioranza assoluta di cui è espressione, è l’abbandono, ormai conclamato, del tradizionale ruolo di centro che li ha posti per la prima volta all’opposizione del Paese. Ne prendiamo atto, ma non dica mai più la SVP, e Lei Presidente, di essere equidistante dai poli. La logica vorrebbe che la SVP cercasse un filo diretto con il governo di centrodestra, invece è mossa dalla subdola speranza di un imminente cambio di governo. Tranquillizzatevi, non accadrà!

  • Landtagswahlen vom 16. Oktober 2003

    SVP (1.): 167.353 Stimmen | 55,6 % | 21 Sitze
    Alleanza Nazionale (2.): 25.382 Stimmen | 8,4 % | 3 Sitze
    Unitalia-Movimento per l’Alto Adige (9.): 4.499 Stimmen | 1,5 % | 1 Sitz

    Landesregierung: SVP (1.) + Insieme a Sinistra (6.) + Unione Autonomista (7.) | 23 Sitze

    Wahl des Landeshauptmannes im Dezember 2003


  • Holzmann: C’è da tener conto che l’orientamento prevalente dell’elettorato di lingua italiana è di centrodestra, favorevole alle forze di centrodestra. Questo risultato viene ignorato, e ciò determina nel gruppo linguistico italiano un senso di frustrazione. 

    Nel gruppo italiano i partiti che vincono le elezioni finiscono all’opposizione e coloro che le perdono finiscono al governo.

    Una delle differenze in questa provincia è proprio questo: il gruppo linguistico tedesco nella stragrande maggioranza vota per la SVP e viene governato dalla SVP, nel gruppo italiano i partiti che vincono le elezioni finiscono all’opposizione e coloro che le perdono finiscono al governo. Ovviamente questo non può essere accettato a lungo, ed è uno scenario che continua a riproporsi, legislatura dopo legislatura, da molti anni a questa parte. Questo è uno degli elementi psicologici che hanno indotto molti elettori a non partecipare alla competizione elettorale.

  • Viertes Mal: 2003 tritt Luis Durnwalder erneut als Spitzenkandidat der Südtiroler Volkspartei an und wird zum vierten Mal Landeshauptmann von Südtirol. Foto: Seehauserfoto

    Durnwalder: Die Kollegin Biancofiore hat gesagt, dass wir uns mit den “Linken” zusammengetan hätten, was sonderbar wäre; dass wir nicht die Mehrheit der italienischen Bevölkerung berücksichtigen würden usw. Wir sind eine Partei der Mitte und möchten mit jenen Abgeordneten zusammenarbeiten, mit denen wir glauben, das Programm umsetzen zu können. 

    Wenn Sie sagen, dass in jeder Bauernstube eine Tricolore hängen muss, dann brauchen Sie sich nicht wundern, dass wir mit Ihnen keine Koalition eingehen können.

  • Kollegin Biancofiore, wenn Sie sagen, dass Sie diese und jene Durchführungsbestimmung etwas anders sehen und glauben, auf diese Art und Weise unserer Geschichte zu entsprechen, und wenn Sie zudem sagen, dass in jeder Bauernstube eine Tricolore hängen muss, dann brauchen Sie sich nicht wundern, dass wir mit Ihnen keine Koalition eingehen können. Dass wir mit dem Kollegen Seppi keine Koalition eingehen können, versteht er wohl selber, denn er positioniert sich rechts von Alleanza Nazionale, mit der wir – das haben wir immer schon gesagt – keine Koalition eingehen.


    Alessandro Urzì (AN): C’è una sostanziale anomalia nella politica altoatesina, che è data dallo stravolgimento di una regola fondamentale della democrazia, per cui chi vince le elezioni governa, chi perde le elezioni sta all’opposizione e controlla chi governa. In Alto Adige questo non accade, chi vince le elezioni controlla chi governa, e chi perde le elezioni governa. 

    Siamo profondamente mortificati, amareggiati, forse delusi.

    Gli elettori hanno riconosciuto ad Alleanza Nazionale, al suo patrimonio di valori, ma soprattutto al suo patrimonio di programmi, il titolo che gli deriva dalla fiducia di essere parte responsabile del governo del futuro e del presente di questa nostra provincia. Ecco perché siamo profondamente mortificati, amareggiati, forse delusi, perché questa regola naturale e normale della democrazia in Alto Adige è stata riscritta non a danno di Alleanza Nazionale, ma a danno di quella grande parte di comunità altoatesina che ad Alleanza Nazionale aveva riconosciuto il compito di assolvere questi doveri di rappresentanza.

  • Einer reicht: Als Hardliner führte Donato Seppi die 1996 gegründete AN-Abspaltung Unitalia in Südtirol an und sah keinerlei Notwendigkeit, zwei oder mehr italienische Assessoren in die SVP-geführte Landesregierung zu holen. Foto: Seehauserfoto

    Donato Seppi (Unitalia): Preso atto della volontà del Presidente della Giunta e della SVP di creare un governo provinciale con un centrosinistra che esce sconfitto dalle elezioni in maniera preponderante mai come in questa occasione, quindi creando non la rappresentatività vera degli italiani all’interno della Giunta provinciale, ritengo che sia che ce ne siano due o uno non può cambiare nulla. 

    Solo un italiano in Giunta ci sta bene anche perché, chiunque sia dei due, sappiamo bene che non sarà un italiano ma pseudo tale.

    A questo punto avere due assessori italiani o pseudo tali, perché li abbiamo già conosciuti nella scorsa legislatura, a rappresentare gli italiani e a rappresentare anche gli italiani sconfitti del centrosinistra penso che ne basti uno solo. Per lo meno avremmo la possibilità di poter dire che siamo rimasti fuori anche dalla Giunta come gruppo linguistico, oltre che come centrodestra. È sicuramente una questione di mercato, di lobby, di scarsa democrazia visto che il governo è fatto con chi non ha vinto. Solo un italiano in Giunta ci sta bene anche perché, chiunque sia dei due, sappiamo bene che non sarà un italiano ma pseudo tale.

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    Lesen Sie morgen Teil 5: Solo un appuntamento rinviato