Politics | Zweitsprache

„Dobbiamo fare un patto“

Wie kommen wir beim Thema Zweitsprache endlich einen Schritt voran? Eine zweisprachige Konfrontation der Bildungslandesräte Christian Tommasini und Philipp Achammer.
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Foto: Nicola Arrigoni

Salto.bz: Herr Tommasini, Herr Achammer, in welcher Sprache unterhalten Sie beide sich gewöhnlich?
Philipp Achammer: Entrambe. Anzi: molto spesso lui parla in tedesco ed io in italiano.  

Christian Tommasini: Vero. Stimmt. Auch bei Veranstaltungen...

Und wie haben Sie persönlich es geschafft, in der Zweitsprache über das Basis-Sprachniveau A2 hinauszukommen, auf dem sich laut der zweiten Kolipsi-Studie der Eurac die Mehrheit der italienischen Oberschüler und jeder fünfte Oberschüler in deutschsprachigen Schulen befindet?
Philipp Achammer: Im Grunde genommen mehr außerschulisch, durch die Sprachanwendung. Ich hatte auch gute Zweitsprachen-Lehrkräfte. Doch ich bin in einem Gastbetrieb mit vielen italienischen Gästen aufgewachsen und habe dort schon sehr früh die zweite Sprache gesprochen. Zusätzlich habe ich ladinische Großeltern, und da ich des Ladinischen leider nicht aktiv mächtig bin und man im Obergadertal weniger des Deutschen mächtig ist, habe ich auch mit ihnen immer Italienisch gesprochen.

Christian Tommasini: Ich habe die Schule vor 25 Jahren beendet und habe dort,  ehrlich gesagt, nicht besonders gut Deutsch gelernt. Ich habe die Sprache vielmehr im Laufe meines Lebens verbessert. Vor allem durch meine Familie, die mehrsprachig ist, aber auch in der Politik, in der Landesregierung. Ich würde sagen, meine  Sprachkenntnisse haben sich durch Leidenschaft verbessert.

Lo studio Kolipsi 2 è stato come un fulmine a ciel sereno per il vostro lavoro. Si è detto che sono stati messi in evidenza in questo modo i difetti di fondo del sistema scolastico altoatesino. E che forse la scuola monolingue ha raggiunto il massimo delle sue potenzialità nella promozione del bilinguismo. Molti sentono l’esigenza di un cambiamento, da attuare in particolare attraverso la scuola bilingue ed una maggiore frequentazione ludica tra le persone dei due gruppi linguistici. Voi cosa ne pensate?
Philipp Achammer:
Devo ammettere che è stata una delusione. Sono rimasto molto stupito dal peggioramento tra i risultati di Kolipsi 1 (7 anni fa. ndr) e Kolipsi 2. Che la conoscenza della seconda lingua fosse ancora scarsa lo sapevamo e ci stiamo lavorando, ma certo non ci aspettavamo un peggioramento. Le giunte precedenti e l’assessora Kasslatter hanno lavorato molto dopo i risultati di Kolipsi 1, ad esempio per aumentare la continuità didattica nell’insegnamento della lingua italiana nelle scuole tedesche.

Quello è sempre stato un problema ...
Philipp Achammer:.
..soprattutto in periferia. Una volta sono stato a Graun e lì gli scolari mi hanno detto di sperare di poter avere un docente di L2 per un anno intero almeno. Un’altra cosa su cui si è cercato di lavorare e che mi viene sempre chiesta alle superiori è che si possa fare sempre più conversazione piuttosto che letteratura. Per questo alcuni anni fa abbiamo cambiato le Rahmenrichtlinien. In ogni caso è stata confermata la nostra opinione che vanno incrementate le occasioni di incontro extrascolastico, ma anche le vere motivazioni ad imparare la lingue. Noi diciamo sempre che la seconda lingua è una ricchezza, ma non è detto che poi tutti siano convinti di questo. Anche i genitori a parole dicono di essere convinti che sarebbe una grande ricchezza, ma poi quando si chiede a loro cosa fanno ci  rispondono “niente”. La vera consapevolezza invece deve trasformarsi in una convinzione intrinseca dell’importanza della seconda lingua, per noi soprattutto importante nell’ambito rurale.

“Spesso gli studenti a scuola si concentrano sulla Divina Commedia, ma poi magari non sanno come ordinare un panino in lingua italiana”

E lei assessore Tommasini?
Christian Tommasini:
Io credo che Kolipsi sia un contributo interessante ed importante. Da leggere però insieme agli altri studi e alle altre ricerche che sono stati effettuati. Kolipsi ci dice che una lingua si impara soprattutto nella pratica e nel costruire relazioni. E questo è l’impegno che stiamo discutendo già da un po’, cercando di fare un salto di qualità anche nei rapporti tra i nostri gruppi, al di là del tempo in cui si insegnano la grammatica e la lingua standard. E questo sia in ambito scolastico che nella vita di tutti i giorni. Di Kolipsi invece mi ha stupito la messa in discussione del CLIL. I tecnici mi hanno spiegato che per la ricerca sono stati testati tre anni fa i ragazzi di terza superiore. Ebbene: in quel periodo non si potevano rilevare i risultati linguistici conseguiti con le nuove metodologie per il semplice motivo che questo sono partite dopo. O meglio: sono partite prima, ma dalle scuole elementari e le medie, mentre sono giunte solo recentemente alle superiori. Insomma: alle superiori il CLIL finora non ha inciso per il semplice motivo che è appena stato inserito.

Herr Achammer, Sie nicken. Ist das auch für Sie ein Schwachpunkt der Kollipsi-Studie?
Philipp Achammer
:
Für mich sind vor allem die Schlussfolgerungen frappierend, die in der Öffentlichkeit aus diesem Teil der Studie gezogen werden: Nun für die deutsche Schule zu sagen, CLIL sei gescheitert. Der Rahmenbeschluss zu CLIL für die deutsche Schule stammt aus dem Juli 2013 und wir haben dieses Modell in den ersten Jahren in maximal acht Pilotklassen landesweit angewandt. Allora non è nemmeno possibile di avere un risultato nella scuola tedesca.

Das haben die Studienautorinnen aber auch so hervorgehoben....
Philipp Achammer: Es wurden aber dennoch gewisse Schlussfolgerung gezogen, wie zum Beispiel, dass maximal ein Viertel der Befragten Erfahrungen mit CLIL hat, aber auch das scheint mir schon zu viel. In jedem Fall: Es ist ein Irrsinn, und ich muss wirklich sagen ein Irrsinn, wenn es nun heißt, hören Sie mit den Experimenten auf, CLIL ist gescheitert. Die Kolipsi-Studie sagt über CLIL in der deutschen Schule sicher nicht aus, dass es gescheitert wäre, im Gegenteil.

Christian Tommasini: Sì, anche perché il CLIL non l’abbiamo inventato noi. Si tratta di una metodologia internazionale ed è uno degli strumenti a disposizione. Noi abbiamo dato l’indicazione di migliorare le competenze, passando dalla dimensione solo grammaticale alla lingua vissuta come relazione. In questi giorni stanno arrivando i risultati delle certificazioni linguistiche, che per noi altrettanto importanti del CLIL. I risultati delle certificazioni che vengono fatte alla fine dei percorsi di potenziamento e ci dicono che oggettivamente i ragazzi di oggi (elementari e medie) hanno una competenza notevolmente superiore ai ragazzi delle generazioni precedenti.

Sì, ma va osservato che si tratta di percorsi seguiti solo da una elite di studenti nella scuola italiana. Eccezioni rispetto ad una regola. Le certificazioni insomma dimostrano il lavoro fatto con alcune classi sostanzialmente bilingui.
Christian Tommasini
: In realtà nelle scuole elementari e medie i progetti pilota iniziati a Bolzano alle Manzoni e Foscolo si sono estesi su tutto il territorio. Tant’è vero che il prossimo anno tutte e tre le prime elementari partiranno con classi bilingui, nel senso più ampio del termine. Anzi: noi non parliamo più d classi bilingui ma ormai trilingui, visto che l’inglese viene introdotto già dalla prima elementare. Le competenze vengono testate in quinta elementare e in seconda media proprio attraverso l’acquisizione della certificazione linguistica.

„Die Zweit- oder Fremdsprache ist nie eine Gefahr für die Muttersprache, wenn der Muttersprache die Aufmerksamkeit geschenkt wird, die nötig ist.“

Resta il fatto che, soprattutto nel mondo di lingua italiana, numerose voci si sono alzate in questi giorni per tornare a chiedere formalmente l’istituzione formale della scuola bilingue e di rivedere formalmente l’art. 19 dello Statuto d’Autonomia. Voci  provenienti non solo dalla politica, ma anche dall’imprenditoria, dalla cultura e dall’università.  
Christian Tommasini:
Premesso che non va messo in discussione il CLIL è chiaro che un problema l’abbiamo. Nella nostra terra non c’è un livello sufficiente di bilinguismo e su questo noi siamo veramente impegnati. Ma ovviamente abbiamo bisogno dell’aiuto di tutta la società e di un’alleanza fra di noi. La scuola deve fare molto e può migliorare, ma occorre anche che gli insegnanti abbiano le competenze necessarie. E poi la scuola non può fare tutto, dobbiamo stipulare tutti insieme un patto per fare molto anche nell’extra scuola.

Ripetiamo la domanda: la scuola trilingue si deve fare o no?
Christian Tommasini:
Certo che si deve fare. Ma la questione dell’art. 19 è una scusa perché quell’articolo dello Statuto di Autonomia non ci impedisce di fare la scuola trilingue. E la scuola trilingue la stiamo già facendo.

Sehen Sie das genauso, Herr Achammer?
Philipp Achammer
: Unabhängig von meinen politischen und parteipolitischen Vorbehalten gegenüber einem mehrsprachigen Modell möchte ich zuerst einmal etwas klarstellen: Mit dieser Schlussfolgerung konzentrieren wir die Diskussion immer noch viel zu sehr auf einen quantitativen Aspekt.  Wir drehen uns viel zu sehr um die Quantität, ich denke da zum Beispiel auch an die Umfrage des Landesbeirates der Eltern vor einiger Zeit. Da hieß es ebenfalls, wir brauchen mehr Italienischunterricht in der deutschen Schule.

Doch Sie wollen nicht die Quantität, sondern die Qualität anheben?  
Philipp Achammer:
Genau. Und was ich auch überhaupt nicht mag, und das habe ich auch Senator Francesco Palermo gesagt,  als er seinen Vorschlag zur zweisprachigen Schule vorgestellt hat: Diese Schwarz-Weiß-Malerei zwischen der heutigen Schule, die Mehrsprachigkeit angeblich nicht vermitteln kann, und einer hypothetischen morgigen Schule, die quasi als Wundertüte mehrsprachige Absolventen ausspuckt.

Und der deutsche Bildungsrat glaubt nicht an solche Wundertüten? 
Philipp Achammer:
Wenn wir Kolipsi und die Schlussfolgerungen der Studie aufmerksam lesen, dann sind die Themen speziell im ländlichen Gebiet ganz, ganz andere: Wenn dort ein Drittel der Jugendlichen angibt, dass sie in einer Woche außerhalb der Schule nie Italienisch anwenden und ein weiteres Drittel von höchstens einmal spricht, und das auch eher durch eine Bekanntschaft, die man über die Schule geschlossen hat, dann finde ich das extrem bedenklich für das Zusammenleben. Denn so entsteht das Bewusstsein, dass ich die Zweitsprache eigentlich gar nicht brauche. Im ländlichen Gebiet, und ich sage es jetzt bewusst überspitzt, gab es früher noch die Familie des Carabinieri-Kommandanten, des Postbeamten und des Trenitalia-Angestellten. Mit denen hat man im Dorf Italienisch gesprochen, da gab es zumindest ein wenig natürliche Sprachverwendung. Aber wenn die zweite Sprache nun überhaut nicht mehr gesprochen wird, dann hilft kein weiß Gott welches Modell, da muss im Kern gearbeitet werden. Und das sage ich jetzt wie gesagt unabhängig von den parteipolitischen und minderheitenpolitischen Bedenken.

 

Dennoch hängen auch diese Bedenken mit dem Problem der mangelnden Begegnung der Sprachgruppen zusammen. Auch die Eurac-Forscherinnen haben nachgewiesen, dass bei außerschulischen Kontakten in den meisten Fällen die Schule der Anknüpfungspunkt war.
Philipp Achammer: Das ist ein ganz wesentlicher Punkt. Aber wir nutzen auch nicht die Gelegenheiten,  die wir vor der Haustür oder auf der Straße liegen haben. Und das sage ich teilweise auch in Form eines Mea culpa.

Welche Gelegenheiten?
Philipp Achammer: Gelegenheiten zum natürlichen Austausch zwischen der deutschen und der italienischen Sprachgruppe in Südtirol. Dass diese stärker unterstützt und gefördert werden müssen, ist für mich  eines der wichtigsten Ergebnisse von Kolipsi 2. Ich habe mir ja gerade wieder massive Kritik von Eva Klotz eingeholt – als ich  in einer Diskussionsendung sagte, dass wir die Schule nicht mit den Forderungen nach perfekten zwei- und mehrsprachigen AbsolventInnen überfordern dürfen, wenn wir gleichzeitig nicht die Möglichkeiten nutzen, die wir haben. Und da geht es zum Beispiel um eine Intensivierung der sprachlichen Austauschprogramme. Vor über zehn Jahren hatten wir einen einzigen deutschsprachigen Jugendlichen in der vierten Klasse einer italienischen Oberschule, inzwischen sind es 150. Dennoch müssen wir uns hier auch selbst den Vorwurf machen, dass wir solche Gelegenheiten nicht noch viel stärker ausbauen. Denn da geht es nicht nur um Sprache, sondern auch um echte Begegnungen und Verständigung zwischen den Sprachgruppen.

 "Le imprese e alle associazioni delle imprese ci chiedono di portar loro giovani bilingui già fatti e allora io chiedo a loro: “e voi cosa fate?” Dico loro: “Nelle vostre imprese questa importanza del bilinguismo la sostenete veramente o dite solo alla scuola ‘portami ragazzi bilingui’?. Qui abbiamo ancora una carenza."

Wo sehen Sie beide die größten Blockaden Ihrer Sprachgruppe für solche Begegnungen?
Philipp Achammmer:
Eine große Blockade schaffen nicht zuletzt jene, die uns nun vorwerfen, dass unsere Bildungs- und Sprachpolitik gescheitert ist. Also jene Gruppierungen, die zum Beispiel das CLIL-Modell mit Angst verbinden. Angst ist bekanntlich absolut kein guter Ratgeber, um Sprachen zu lernen. Also, das ist wirklich eine derartige Doppelzüngigkeit, wenn von dieser Seite nun auch noch groß Kritik kommt. Und dann gibt es zwar unter den deutschsprachigen Südtirolern eine große Gruppe, die sagt, die Mehrsprachigkeit bringt mir etwas und ich mache etwas dafür. Doch wo wir ansetzen müssen, sind die doch weit verbreiteten Hemmungen bei der Anwendung der Sprache. Die können nur durch Reden angebaut werden und gerade dabei gibt es zu viele Ängste, dass man belächelt wird.  Vielleicht auch weil man eben einen Muttersprachler als Gegenüber hat, und dann denkt, ich darf keine Fehler machen. Diese Angst, das ist sicher ein ganz großer blocco, da gibt es wirklich eine große Blockade.

Gilt das auch für die Italiener im Land, Herr Tommasini?
Christian Tommasini: Die italienische Sprachgruppe wohnt in Südtirols Städten und vor allem in Bozen kann man teilweise leben, ohne die zweite Sprache jemals zu verwenden. Dann gab es in der Vergangenheit auch diese starke politische Konditionierung: Qui siamo in Italia, also brauchen wir nicht Deutsch zu lernen. Dann kam eine Zeit, in der immer mehr Italiener angefangen haben, zumindest ein wenig Deutsch zu lernen, um einen Arbeitsplatz zu finden. Und mittlerweile versucht man die Mauer immer mehr niederzureißen, indem man sagt: Wir lernen die deutsche Sprache nicht nur, um einen Arbeitsplatz zu finden, sondern eben auch aus Leidenschaft und um uns hier in Südtirol beheimatet zu fühlen. Denn wir wohnen hier und diese Zweisprachigkeit ist ein Reichtum.

Per gli adolescenti oggi però l’idea di dover imparare la seconda lingua nell’ottica di una futura occupazione nella nostra provincia risulta piuttosto limitante. La prospettiva dei ragazzi guarda oltre i nostri confini, per cui finiscono per risultare più affascinanti la lingua inglese ed altre lingue straniere rispetto alla seconda lingua.
Christian Tommasini
: Nehmen wir ein konkrete Beispiel: Wir unterstützen seit einigen Jahren den sogenannten „Zug der Erinnerung“, da fahren rund 150 SchülerInnen aller Sprachgruppe gemeinsam nach Auschwitz und Birkenau. Und wenn diese Jugendlichen nach einer Woche zurückkommen, kann man richtig miterleben, wie locker in der Gruppe Deutsch und Italienisch gesprochen wird. Das ist eine wichtige Nebenwirkung dieses Projekts, da werden Freundschaften geschlossen und Sprache einfach und natürlich geübt. Deshalb: Ja, wir müssen die Zweitsprachenkenntnisse verbessern, über eine noch bessere Didaktik, durch eine Ausdehnung der dreisprachigen Schule auf die höheren Schulstufen. Aber wir müssen eben auch einen Pakt mit den BürgerInnen schließen: Dobbiamo far sì che le persone si incontrino. Importante in questo senso è ad esempio il progetto del Volontariato linguistico. Fino a poco tempo fa riguardava gli adulti, ma ora lo abbiamo esteso anche agli studenti coinvolgendo le scuole. Con Achammer questi scambi noi vorremmo potenziarli e comunque dare il segnale che noi sosteniamo le scuole che si mettono in gioco in questo senso.

Da parte delle famiglie c’è poi il fenomeno delle iscrizioni dei figli alla scuola dell’altra madrelingua. Ed è il caso della ex Sovrintentendente Italiana Bruna Rauzi, ma anche dell’assessore Tommasini… Insomma: in un modo o nell’altro il sistema viene messo in discussione.
Christian Tommasini:
No, non viene messo in discussione. Ed esiste una contraddizione. Da un lato si critica sostenendo come una scusa che siamo ancorati all’art.19. Dall’altra ci si dimentica che al fondo esiste il principio della libertà di scelta, che prevale sempre. Noi non stiamo obbligando nessuno. Il mio caso è diverso perché mia moglie è di madrelingua tedesca, ma comunque io non critico i genitori italiani che fanno la scelta di iscrivere i loro figli ad esempio all’asilo tedesco. I bilingui hanno davanti effettivamente tutte le possibilità, per i monolingui è diverso e non è un fenomeno che riguarda solo le famiglie italiane.

"Diese Angst, das ist sicher ein ganz großer blocco, da gibt es wirklich eine große Blockade."

Già: nel prossimo futuro anche l’assessore Achammer potrebbe pensare di iscrivere i suoi figli alla scuola italiana…
Philipp Achammer:
Bisogna vedere se ci saranno (ride)…

Christian Tommasini: A Brunico tanti bambini della borghesia di lingua tedesca consentono di fatto di tenere aperte le sezioni italiane iscrivendosi lì. La libertà di scelta è fondamentale, però io dico ai genitori che se scelgono la scuola dell’altro gruppo linguistico i figli devono anche poterli seguire un po’ di più. Noi possiamo migliorare, ma le famiglie devono aiutarci, non possono solo criticare. Noi possiamo anche fare l’asilo trilingue, ma non serve a nulla se nella società ognuno di noi non fa la sua parte.

Philipp Achammer: Das kann ich nur bestätigen. Was zum Beispiel für den deutschen Kindergarten wirklich ein großes Problem ist: Vielfach fehlt einfach das Bewusstsein, dass ich mein Kind als Elternteil auch sprachlich begleiten muss, wenn es eine Bildungsinstitution der anderen Sprachgruppe besucht. Mir erzählen die Pädagoginnen häufig, dass die Eltern oft schon nach einer Woche vorbeikommen und fragen: Come va col tedesco? Ein weiterer Punkt, den ich unterstreichen möchte: Für die Wahl eines Kindergartens ist nicht nur die Sprache ausschlaggebend, auch das pädagogische Modell ist beispielsweise ein zentrales Motiv geworden. Und darüber hinaus entscheiden sich Familien für einen Kindergarten genau deswegen, weil er so ist, wie er ist. Ich werde immer ein Verteidiger der Wahlfreiheit sein, doch ich habe dabei beim deutschsprachigen Kindergarten im städtischen Bereich gerade enorme Schwierigkeiten. Dennoch bleibe ich dabei, dass hier kein Ausschlusskriterium verlangt werden kann. Das ist weder politisch sinnvoll, noch rechtlich möglich und schon gar nicht gesellschaftlich gewollt. Auch wenn das Thema natürlich eine enorme Herausforderung ist.

 

Bleibt es nicht auch eine Herausforderung, dass das pädagogische Personal nicht dafür ausgebildet ist, italienische Kinder Schritt für Schritt zur Zweitsprache bzw. zur Mehrsprachigkeit hinzuführen? Oder soll das alles von alleine geschehen?
Philipp Achammer:
Die Bildungssprache im deutschen Kindergarten ist und bleibt natürlich Deutsch. Aber sicher müssen wir unsere Pädagoginnen und Pädagogen noch viel mehr in Richtung sprachsensiblen Unterricht ausbilden, hin zu mehr gruppenteiligem Arbeiten und spezieller Sprachstandsförderung. Nicht nur im Kindergarten und nicht nur wegen der Zweitsprache. Das ist ein Thema, das infolge der vielen neuen Sprachen und Kulturen, die es aufgrund der Migration bei uns gibt, noch weit darüber hinaus geht. Und viele neue Herausforderungen mit sich bringt. Wichtig ist mir dabei auch die Ängste zu zerstreuen, dass in Folge dieser Entwiclung die Sprachkenntnisse der Muttersprachler zurückgehen. Die zerstreuen nebenbei gesagt auch einige Studien zu den Deutschkompetenzen. Dort sieht man, dass es um die muttersprachlichen Kenntnisse bei weitem nicht so schlecht steht wie oft getan wird. Die Zweit- oder Fremdsprache ist nie eine Gefahr für die Muttersprache, wenn der Muttersprache die Aufmerksamkeit geschenkt wird, die nötig ist.

"Bisogna dare per primi noi l’esempio, svolgendo insieme delle attività di tutti i giorni. Anche semplicemente andando in montagna insieme."

La paura che il confronto con altre lingue culture possa in pericolo la Muttersprache può oggi essere superata all’interno dell’elettorato SVP?
Philipp Achammer
: E’ ancora molto difficile. Ma nella SVP c’è stato recentmente un cambiamento di mentalità, anche nella consapevolezza del plurilinguismo come ricchezza. Nel mio partito ad esempio in merito all’introduzione del metodo CLIL alle scuole superiori non avuto nessun problema. E’ stata solo la destra tedesca a definirmi un Vaterlandsverräter  per quello che ho fatto. Meine Partei ist der absouten Überzeugung, dass der muttersprachliche Unterricht laut Artikel 19 weiterhin ein wesentliches Prinzip ist. Das heißt, der Unterbau bleibt die Muttersprache, aber aufbauend darauf können wir uns in den höheren Stufen sehr wohl gegenüber innovativen Sprachmodellen öffnen, die heute auch ohne weiteres angewendet werden können.

Kann man sagen, dass es bei diesem Thema die größten Unterschiede zwischen Ihnen beiden gibt? Also, dass der PD den Artikel 19 ein wenig weiter interpretiert als die SVP und nicht zuerst auf einen Aufbau der Muttersprache, sondern eben gleich  auf drei Sprachen setzen?
Christian Tommasini: Da geht es nicht um eine Interpretation, die ist analog zwischen uns. Es geht vielmehr um eine unterschiedliche Organisation. Wir haben eben entschieden, bereits in der ersten Grundschule mit Englisch anzufangen...
Philipp Achammer: Una scelta specifica loro...

Doch Sie haben keine Angst, dass deshalb die Italienischkompetenzen abnehmen?   
Christian Tommasini: Io rispetto la scelta della scuola di lingua tedesca, perché se si vuole capire bisogna uscire da Bolzano. Se si resta sempre nel capoluogo certe cose non si vedono. Io comprendo che da parte di una minoranza territoriale ci sia questa esigenza di attenzione per la madrelingua in senso stretto. Ma la stessa cosa a ben vedere vale anche per il gruppo italiano.

Philipp Achammer: Für mich besteht die wichtigste Herausforderung darin, Bewusstsein dafür zu schaffen, dass die Pflege der eigenen Sprache nicht die Neugier und Offenheit und das Kennenlernen der anderen ausschließen darf. Sollte das so sein, und ich überlasse die Antwort darauf jedem selbst, ist das ein Kern des Problems. Und für mich jetzt wirklich ein zentrales gesellschaftliches Thema, für das wir breite Unterstützung brauchen. Le imprese e alle associazioni delle imprese ci chiedono di portar loro giovani bilingui già fatti e allora io chiedo a loro: “e voi cosa fate?” Dico loro: “Nelle vostre imprese questa importanza del bilinguismo la sostenete veramente o dite solo alla scuola ‘portami ragazzi bilingui’?. Qui abbiamo ancora una carenza.

Christian Tommasini: Se noi vogliamo una società migliore e più aperta dobbiamo comprendere le esigenze non solo dell’altro, ma di tutti i territori. Io comprendo che loro hanno bisogno di salvaguardare la madrelingua e di insegnare anche il tedesco standard. Philipp d’altro canto comprende che la scuola di lingua italiana in questo momento ha l’esigenza di accelerare sul trilinguismo. Noi facciamo insieme il tedesco e l’inglese non per caso, ma proprio per togliere il blocco psicologico. Con i bambini prima con la lingua ci giochiamo per farla piacere. E poi per dimostrare che il tedesco non è uno spauracchio ci mettiamo anche l’inglese. In questo modo si sviluppano meglio i neuroni, dicono i tecnici. Magari le strutture grammaticali arrivano a completarsi un po’ dopo, ma in termini di atteggiamento propositivo facciamo un grande salto di qualità nella comprensione.

„Was ich auch überhaupt nicht mag: Diese Schwarz-Weiß-Malerei zwischen der heutigen Schule, die Mehrsprachigkeit angeblich nicht vermitteln kann, und einer hypothetischen morgigen Schule, die quasi als Wundertüte mehrsprachige Absolventen ausspuckt.“

Per concludere: quali le proposte concrete per il prossimo futuro volte a migliorare il bilinguismo tra i giovani?
Philipp Achammer
: Erstens werden wir die Umsetzung des Maßnahmenpakets Mehrsprachigkeit, das wir letztes Jahr vorgestellt haben, konsequent fortsetzen. Davon werden wir sicher nicht abweichen, das ist ein volles Paket, von der Förderung der Qualität bis hin zu innovativen Sprachmodellen oder -methodik, wie wir sie beispielsweise auch in der Grundschule Bachlechner in Bruneck haben. Und was wir uns darüber hinaus wirklich als Folge von Kolipsi 2 vorgenommen haben, ist uns beide hinzusetzen, um gezielt Partnerschafts-Austauschprojekte zu unterstützen und zu fördern, sie auch höher zu bewerten. Das wollen wir in Zukunft systematisch tun, denn bisher haben wir es ein wenig dem Zufall überlassen, wenn wir ganz ehrlich sind. So nach dem Motto: Es gibt die Möglichkeit, aber entscheidet Ihr, ob Ihr es wollt oder nicht. Und jetzt zeigt mir die Studie  - und ich habe kein Problem, es klar zu sagen: Wenn es die natürliche Sprachanwendung nicht gibt, müssen wir eben die Möglichkeiten einer natürlichen Sprachanwendung schaffen und sie ein wenig anschubsen.

Christian Tommasini: Prendiamo sul serio lo studio Kolipsi e cerchiamo di leggerlo davvero, capendo qual è il punto centrale. Poi - come dimostrano i genitori con la loro raccolta di firme a sostegno del CLIL - non dobbiamo ‘buttare via il bambino con l’acqua sporca’. Kolipsi non mette in discussione il CLIL, semplicemente perché non lo poteva testare. I genitori (non la politica) ci dicono che funziona, però il CLIL abbiamo bisogno di estenderlo. Cioè, adesso che è partito in maniera forte alle elementari, dobbiamo anche riuscire ad estenderlo alle medie e alle superiori. Lì però come dimostra la dirigente Passarella al Liceo Internazionale dell’Istituto Pascoli a Bolzano abbiamo bisogno del sostegno non solo dei genitori ma anche dei professori. Va fatta una formazione specifica e quindi deve esserci un nuovo progetto di società. La scuola può ancora fare molto, ma l’impegno maggiore è nella vita di tutti i giorni. Gli scambi tra le scuole si sono fatti negli scorsi anni, ma si trattava di singoli progetti. Quello che ci siamo detti ora è che noi vorremmo insieme dare non solo il segnale che sosteniamo chi parte ma che lo faremo in maniera ancora più forte. Potremmo anche dare un segnale ulteriore e cioè che non è solo la scuola che deve organizzare questi progetti, altrimenti tutti parlano e poi si girano dall’altra parte. Chiediamo a tutti di aiutarci, in sostanza, perché da soli non ce la possiamo fare. Senza il sostegno di imprese, famiglie…

Philipp Achammer:  Anche associazioni, centri giovanili…

Christian Tommasini: Sì!

Philipp Achammer: Dobbiamo comunque avere rispetto per le diversità, non solo culturali e linguistiche ma anche nel modo di lavorare. E non costringendo, perché altrimenti avremmo risultati negativi.

Christian Tommasini: Bisogna dare per primi noi l’esempio, svolgendo insieme delle attività di tutti i giorni. Anche semplicemente andando in montagna insieme.

Voi due?
Philipp Achammer
: Sì, perché no? Anche noi due.

Christian Tommasini: Sì, raggiungendo due obiettivi: conoscere la lingua dell’altro e conoscere anche i posti.

E dopo la montagna, magari potreste visitare insieme il rione Casanova di Bolzano, no?
Philipp Achammer:
Giusto, perché no?

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gianluca zampedri Sun, 06/04/2017 - 21:04

Voglio complimentarmi con gli assessori per l'intervista. Ho trovato molte considerazioni veramente centrate e sono convinto che riusciranno a migliorare la situazione, che tra l'altro non è cosi tragica come viene descritta. Che poi alcune forze politiche vogliano sfruttare il risultato dell'indagine Kolipsi è molto triste, ma purtroppo fa parte del gioco. Vi invito ad andare avanti con i vari progetti e di agtevolare i contatti tra i ragazzi in tutti i modi possibili. Per quanto riguarda la mia esperienza, i momenti che i ragazzi dei due gruppi trascorrono insieme nelle associazioni sportive sono molto proficui a livello linguistico. Bisognerebbe trovare il modo di incentivare sia le famiglie che le associazioni a mandare/accogliere i ragazzi dell'altra lingua.

Sun, 06/04/2017 - 21:04 Permalink
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Esperanto-klub… Tue, 06/06/2017 - 22:06

Dato che i risultati dei metodo finora applicati non hanno portato ad una conoscenza soddisfacente delle due lingue principali, forse vale la pena di sperimentare il cosìdetto "Metodo Paderborn". Questo metodo, che consiste nell'insegnamento dell'esperanto come prima lingua straniera a partire dalla terza classe elementare, è stato sperimentato dall'Universtà di Paderborn ed ha dato ottimi risultati.
https://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_Paderborn
https://www.salto.bz/de/node/35901

Tue, 06/06/2017 - 22:06 Permalink