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Anziani, viva il cohousing

Il Comune di Bolzano studia agevolazioni per nuove residenze con cure e servizi. Caramaschi: "Invecchiamento, uno tsunami". In città 9.421 over 60enni soli.
Youth, Sorrentino
Foto: ph G. Fiorito

A Bolzano 9.421 persone con più di 60 anni vivono sole. Un problema, temono gli amministratori, soprattutto in prospettiva. E visto che le case di riposo non potranno accogliere tutti – solo in città sono in 350-400 in lista d’attesa, come spiega il sindaco Renzo Caramaschi –, si fa strada una soluzione mediana tra residenzialità normale e assistita. Una sorta di cohousing che abbia al suo interno tutti i servizi necessari: dall’ambulatorio a lavanderia e ristorazione.

A promuovere questa formula è la giunta del capoluogo che studia agevolazioni urbanistiche per invogliare i privati a costruire e gestire queste nuove forme dell’abitare. Lo ha annunciato Caramaschi evidenziando i dati sul fenomeno e “prendendo coscienza” dell’impatto dell’invecchiamento sulla popolazione a Bolzano. “Le cifre parlano di uno tsunami” avverte.

“Se nel 2007 gli over 65 erano il 22,3% dei residenti, nel 2016 sono saliti al 23,6” nota il sindaco con in mano le tabelle sullo “Sviluppo della popolazione anziana negli ultimi dieci anni” in città. I quartieri dove i 75enni e oltre sono di più sono Europa-Novacella (15,9%) e Gries-San Quirino (13,6%). Giovane, si fa per dire, Oltrisarco con il 10,0%. Un bolzanino su quattro ha più di 65 anni. Riguardo ai single, sono 19.954 e in continuo aumento: nel 2016 hanno raggiunto il 40,8%.

Caramaschi concentra l’attenzione su un dato: le 9.421 persone che a Bolzano vivono sole. “La città sta invecchiando e si pone il problema della sicurezza di questa fascia di residenti. Per loro ci sono maggiori pericoli di caduta, di fratture al femore, hanno paura a muoversi e uscire, quando si ammalano nessuno va a prendere loro le medicine”. Impossibile, continua, ospitare tutti nelle case di riposo. “I ricoverati in provincia sono 4.200 e in lista d’attesa ce ne sono 650, di cui 350-400 a Bolzano. È impensabile che il pubblico abbia la forza economica per accogliere nelle strutture tutti coloro che invecchieranno”. Nella Residenza sanitaria assistita quindi si andrà nell’ultimissima fase della vita. Per gli anziani “giovani” si deve invece per forza trovare una soluzione mediana. Il sindaco guarda all’esperienza pilota Abitare sicuri (2010), che finora però è limitata nei numeri. Sono due le persone seguite con il braccialetto elettronico. Appena iniziato il progetto “gAALaxy” (2017) con università di Innsbruck, di Anversa e Eurac Research.

Ecco quindi la ragione del cohousing, superamento del concetto degli alloggi protetti (9 quelli a Bolzano). “In Svizzera, Danimarca, Finlandia si fa – continua Caramaschi –. Si tratta di case albergo per anziani, simili al Grieserhof che c’è qui ma meno di lusso. Magari con una presenza di giovani che possono aiutare gli altri residenti. Penso che poi gli ospiti debbano pagare in funzione del reddito”.

L’unico modo di operare secondo il sindaco passa attraverso gli incentivi ai privati che vorranno costruire e gestire questi edifici con i servizi sottocasa: cure sanitarie, lavanderia, ristorazione, negozi, tutto quello che serve per una vita autosufficiente. “Abbiamo dato mandato al vicesindaco (Christoph Baur, ndr) di studiare agevolazioni, a partire dal livello urbanistico, magari minori oneri di urbanizzazione, per chi intende realizzare questa formula di cohousing. E su questa materia solleciteremo la Provincia”.

Lo studio termina citando alcuni esempi di cohousing: a Ferrara, Lucca e a Trento. Quest’ultimo, Casa alla Vela, ideato dalla cooperativa Sad, coinvolge 5 anziane, tra gli 84 e i 97 anni, e 6 studenti universitari ed è finito sulla pubblicazione dell’Unece, la Commissione economica per l’Europa dell’Onu.