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“Il richiamo della foresta”

La segretaria PD Di Fede smentisce l'attribuzione di significati politici alla sua assenza al congresso SVP. Richiamando al mantenimento del giusto ‘metodo' di confronto.
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Foto: web

salto.bz : Al congresso della SVP celebrato sabato scorso a Merano il PD per la prima volta era assente. Perché?
Liliana Di Fede - In genere vado ed anche questa volta ci sarei dovuta essere. Ma per motivi personali alla fine non ce l’ho fatta. Mi dispiace, anche perché mi hanno detto che sono stata salutata.

Se è per quello a Merano c’è stato anche chi ha mormorato che la sua era di fatto un’assenza strategica e politica, legata ai recenti screzi sorti con la SVP sulla toponomastica e poi l’emendamento Alfreider…
No, ho ricevuto l’invito e l’avevo accettato. Ma all’ultimo momento ho avuto dei problemi e non mi è stato più possibile partecipare. Sarei andata senz’altro, anche perché era prevista la Ehrung per Durnwalder.

"La mia assenza non aveva nessun significato politico"

L’Obmann nel suo discorso però ha rivolto al PD un monito molto duro. Affermando che in futuro da parte degli alleati di governo non saranno più accettati comportamenti come quelli manifestati sulla toponomastica.
Tra noi e loro dobbiamo tornare a parlare di metodo. In un congresso un po’ di sano richiamo della foresta ci può stare, per carità, lo facciamo tutti. Però è anche chiaro che un’alleanza si basa su un rapporto di dialogo e rispetto reciproco. Ed è proprio in questo  senso che a volte si pone un problema di metodo. Su questioni altamente sensibili come la toponomastica non può essere un problema il fatto che qualcuno non si senta in grado di portare avanti un discorso. Che per inciso io comunque tuttora ritengo il migliore, per riuscire finalmente a trovare una soluzione, e non dare spazio poi a sviluppi di altro genere. 

Lei fa riferimento ad un altro richiamo della foresta: quello dei populismi nazionalistici... 
Sì, anche se dobbiamo osservare che recentemente i movimenti populisti hanno subito un freno e questa cosa naturalmente ci fa molto piacere. Queste sappiamo che queste dinamiche ci sono, anche in Alto Adige, ad esempio da parte della destra tedesca. 

Lei parlava di metodo. Ci spiega meglio cosa intendeva?
Non si può arrivare alla fine del percorso e dire semplicemente “non gioco più”. E va detto che la SVP con l’emendamento Alfreider non ha concordato nulla con noi.

L’avete vissuto come uno sgarbo, insomma.
Esatto. Politicamente capita, lo sappiamo. A loro e anche a noi.

"Se anch’io dovessi iniziare ad elencare…"

La SVP ha dovuto dimostrare alla sua base di non essere succube del PD a Roma. Ma la stessa cosa, immaginiamo, vale anche per il PD altoatesino nei confronti della SVP.
Io ho sempre pensato con la mia testa, pagando ogni tanto anche qualche scotto. Ho il mio carattere, però per formazione sono portata a vedere il contesto in cui si muovono le cose. Si lavora molto bene su molti fronti, questo è innegabile. Ma con la SVP ci sono anche delle differenze, perché spesso abbiamo percezioni diverse tutelando talvolta realtà con caratteristiche diverse. Noi abbiamo un’attenzione particolare alle dinamiche urbane, mentre la SVP è più concentrata su altri elementi. Questo ci sta, fa parte della normale dialettica. Ma il tutto deve svolgersi in una cornice generale caratterizzata dal rispetto reciproco e da valori all’insegna del dialogo. 

In questi giorni si parla addirittura però di un veto da parte della SVP, nei confronti di una possibile ricandidatura del ‘ribelle’ Roberto Bizzo alle prossime elezioni provinciali.
Non è vero. Ogni partito gestisce le sue cose in autonomia. E anzi anche nei momenti di maggior tensione sulla questione della toponomastica sia Achammer che Kompatscher hanno ribadito questo orientamento.

"Io contesto tutt’ora la scelta di Roberto Bizzo. Ma allo stesso tempo contesto anche la procedura adottata dalla SVP per inserire l’emendamento Alfreider all’ultimo minuto. E lo dico al di là dei contenuti."

La Volkspartei in questi giorni è tornata a ricordare ai suoi elettori e militanti che potrà proseguire il suo percorso solo in presenza della necessaria ’forza’ di consenso. 
E’ così. Per frenare le derive populistiche questo è importante. Ma va anche detto che sia Philipp Achammer che Arno Kompatscher sono persone in grado di mettersi in discussione, rendendosi disponibili al dialogo. 

Nessun dramma, insomma. 
Sì e torno a dire che né noi né loro siamo in grado di controllare tutti i processi interni ai nostri partiti. Che sono fatti di persone.

Sì, però succede anche che la SVP è in grado di confermare l’Obmann con il 99,9 per cento dei voti validi…
Questa è la grande capacità che ha ancora oggi la SVP, un partito che non per niente mantiene sempre il suo richiamo etnico come formidabile collante. Questa cosa va riconosciuta.

"Loro litigano magari anche molto più di noi, attraverso però una dinamica che resta però solo ed assolutamente interna."

La SVP si ritrova annualmente in un congresso, in cui serra le fila celebrando appunto i suoi valori fondanti. Un appuntamento di questo genere non farebbe bene anche al PD?
Noi abbiamo fatto tante altre cose. Innanzitutto noi tutta la nostra leadership la scegliamo con le primarie, che è uno strumento assolutamente partecipativo ed aperto. Solamente l’anno scorso quando ci sono state le elezioni comunali a Bolzano, tutto il programma è stato costruito in forma partecipata, con gruppi di lavoro aperti. Anche in occasione del referendum costituzionale abbiamo proposto una serie di appuntamenti sul territorio, di riflessione su entrambe le posizioni presenti. 

Il 2017 sarà anche l’anno del congresso del PD altoatesino?
Senz’altro. 

Autunno?
Sì, quello è il periodo più adatto per il semplice motivo che questo consentirà alla nuova leadership di gestire processi importantissimi come saranno le elezioni nazionali e provinciali.