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“Sulla rete posso essere me stessa”

Ogni tre utenti di internet, uno è minore d’età. La rete è stata però creata a misura di adulto.
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Foto: Pexels

Ogni tre utenti di internet, uno è minore di 18 anni. In alcune parti del mondo, il rapporto è ancora più marcato. Tuttavia, la rete è stata creata a misura di adulto, e l’uso delle nuove tecnologie da parte dei minori di età è stato per lungo tempo un tema negletto.

 

Nuovi rischi

 

Per anni, quando si trattava di internet e minori l’attenzione si è concentrata sistematicamente quasi su un unico aspetto: i rischi di abuso, e in particolare la pedopornografia. Lo sviluppo della rete ha infatti, per più ragioni, fortemente accentuato tali pericoli. Su internet è ad esempio più facile entrare in contatto con minori vulnerabili, e i materiali pedopornografici vengono diffusi con maggiore agilità.

Accanto a questi, negli ultimi tempi è aumentata la consapevolezza anche di ulteriori aspetti problematici: dall’utilizzo dei dati personali da parte delle imprese per pubblicizzare più facilmente i propri prodotti nei confronti di persone nell’età della crescita, ai rischi di bullismo provenienti dai coetanei del minore, alle possibili discriminazioni nei confronti di tutti coloro che, per ragioni economiche o sociali, non hanno accesso alla tecnologie, o non ne sanno fare pienamente uso. Tutti tali pericoli non devono però far passare in secondo piano le possibilità che le tecnologie offrono per realizzare una società più inclusiva.

 

Nuove opportunità: per partecipare...

 

Gli sviluppi tecnologici hanno aperto ai minori di età cruciali possibilità per meglio realizzare importanti loro diritti. Si pensi all’opportunità di partecipare, tramite internet, alla vita politica della società in cui vivono. Il 2019 è stato ad esempio caratterizzato dai “Fridays for Future”, il movimento ambientalista ispirato da Greta Thunberg e alimentato in tutto il mondo da giovani. Dopo una sparatoria in una scuola in Florida nel 2018, i giovani sopravvissuti hanno invece dato luce al “Never Again Movement”, che la rivista Time ha definito “probabilmente il più potente movimento di base per la riforma del settore delle armi negli Stati Uniti”. Entrambe tali iniziative sarebbero difficilmente nate senza internet, e comunque avrebbero avuto un’incidenza molto inferiore. I minori di età sono un segmento della società che, strutturalmente, ha difficoltà a essere presente nel dibattito pubblico: le nuove tecnologie permettono loro di farsi latori in proprio delle istanze che stanno loro a cuore.

 

…e per realizzarsi

 

Internet offre la possibilità di accedere a una enormità di informazioni, altrimenti non sempre facilmente accessibili, permettendo a ogni persona di dare seguito ai propri interessi, realizzare la propria identità, ed entrare in contatto con persone affini. Si trovano persone con gli stessi interessi, o che sono passate tramite simili esperienze, o che condividono le proprie aspirazioni. Allo stesso tempo, appartenenti a minoranze possono entrare in contatto con altre persone nella stessa condizione. Nella voce di una ragazza iintervistato da un’indagine internazionale: “Sulla rete posso finalmente essere me stessa”. Tutto ciò permette ai minori di realizzare cruciali loro diritti in una maniera inimmaginabile prima della diffusione di internet.

 

L’altra faccia della medaglia

 

Certo: non è tutto oro. Ci sono infatti varie prospettive problematiche, alcune evidenti, altre più sottili. Così come è il caso per gli adulti, pure i minori rischiano di rimanere di fatto in ambienti virtuali che confermano le proprie opinioni, invece di esporsi a una diversità di prospettive e idee (le cosiddette “camere d’eco”). Si continua a parlare con gente che già la pensa come noi, senza confrontarsi o neanche ascoltare un’opinione diversa. La crescente radicalizzazione e partigianeria della società non deve poi sorprendere.

La possibilità di accedere sempre ed in ogni momento a qualsiasi informazione può inoltre facilmente portare a sottovalutare l’importanza di un’ampia cultura di base, che sola offre le capacità critiche per valutare quanto ci viene sottoposto. Si pensi alla campagna pubblicitaria che, tanto sui social media che sulle strade, ha recentemente avuto luogo in regione per ringraziare chi ha partecipato alla “notte dei fuochi” 50 anni fa. Sono martiri? O terroristi? O qualcos’altro ancora? Se non conosco gli avvenimenti storici sarà difficile rispondere a questa domanda, e facilmente mi farò convincere da chi sa presentare la propria posizione con migliore retorica. O, più semplicemente, dall’opinione che più spesso leggo sui social.

Quasi un contrappasso, per una tecnologia che si proponeva di aprire gli orizzonti, migliorare le comunicazioni, aumentare il sapere e la comprensione reciproca nel mondo.

 

Telefoni nemici delle conversazioni?

 

Non da sottovalutare è anche l’incidenza del costante utilizzo degli smartphones, senza limiti di tempo e contesto, sulla capacità di intrattenere conversazioni profonde. Quando la chiacchierata a pranzo viene interrotta ogni trenta secondi da una notifica sul telefono – un nuovo messaggio, una mail, una “story” su Instagram… – è inevitabile mantenere la conversazione leggera, senza affrontare temi che richiedono una certa concentrazione.

Delle ripercussioni negative che un eccessivo uso delle tecnologie può presentare avverte da anni Sherry Turkle, professoressa presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston e studiosa delle interazioni tra tecnologie e persone. Non la tecnologia è il problema, dice, ma l’utilizzo incessante che minori e adulti ne fanno. Bisogna invece sapere quando farne uso, e quando metterla da parte. Quando va bene scrivere un messaggio, quando è meglio parlarne a voce, e quando bisogna spegnere il telefono e confrontarsi con la solitudine. E, sostiene Turkle, le persone devono re-imparare a intrattenere conversazioni profonde, aperte, faccia a faccia, in un mondo la cui comunicazione sembra diventare sempre più affrettata, finalizzata, e scritta.

 

Una maggiore attenzione in Europa

 

Il rapporto tra minori e nuove tecnologie è molto complesso: gravi rischi di varia natura sono legati a doppio filo con opportunità mai viste prime per i minori di partecipare alla vita sociale e di realizzarsi più compiutamente. Allo stesso tempo, il settore tecnologico è caratterizzato dalla presenza di innumerevoli attori (imprese multinazionali, organismi internazionali, Stati…), è difficile da regolare, e sempre più onnipresente nella vita di ognuno. Cosa fare?

Dopo un lungo periodo di disinteresse, da alcuni anni le istituzioni internazionali stanno dedicando maggiore attenzione alle interazioni tra minori e tecnologie.

Il Consiglio d’Europa renderà il tema una parte importante della sua “Strategia per i diritti dei minori” che sarà adottata prossimamente. Lo stesso vale per l’omonima strategia dell’Unione europea pubblicata a marzo, che l’ha resa una delle sei aree tematiche prioritarie per l’azione dell’UE. Entrambi i documenti sottolineano l’importanza di bilanciare misure protettive con un efficace sostegno dei diritti del minore nell’ambiente digitale. Queste strategie intendono orientare l’opera dei due organismi, indicando quali obiettivi vanno perseguiti a lungo termine (ad es., una maggiore partecipazione dei minori nelle scelte che li riguardano) e come procedere per raggiungerli (ad es., consultare una rappresentanza di minori prima di ogni innovazione legislativa).

 

L’ONU prende posizione su minori e ambiente digitale

 

Soprattutto, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dei minori ha recentemente adottato un “commento generale” sui diritti dei minori nell’ambiente digitale. Atteso da molto tempo, tale documento, di cui tratteremo prossimamente, orienta l’applicazione della Convenzione sui diritti dei minori, del 1989, in relazione alle nuove tecnologie. È, probabilmente, la presa di posizione più autorevole sul tema finora adottata da un organismo internazionale, e offre importanti suggerimenti su come regolare il settore tecnologico, tutelando i minori senza al contempo incidere irragionevolmente sui loro diritti e libertà.

Qual è l’obiettivo di tale attivismo internazionale? Si spera, contribuire a una maggiore attenzione per il tema all’interno dei vari Stati. Troppo spesso, infatti, questi sono inclini ad adottare qualche norma-manifesto quando cresce l’allarme sociale su minori e tecnologia – per poi, appena i giornali non ne parlano più, tornare pacificamente a disinteressarsi del tema.

 

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Liliana Turri Mon, 07/05/2021 - 10:47

Interessante articolo sulla digitalizzazione e i minori, esposti allo stesso tempo a rischi, ma anche a opportunità nella crescita. Speriamo che le misure in programma e già adottate li mettano al riparo dai rischi e che in famiglia ci sia l'opportuna attenzione al riguardo.

Mon, 07/05/2021 - 10:47 Permalink