Politics | Bolzano

Il ragazzo dei quartieri

Fra le rivelazioni di queste elezioni c’è Ab Chniouli (Io sto con Bolzano), cresciuto con il mito di Obama e conquistato dal centrismo. Ma non chiamatelo “nuovo” italiano
Ab Chniouli
Foto: Ab Chniouli

“Sentirete parlare di lui a lungo” profetizzava il suo “pigmalione”, Angelo Gennaccaro, nel 2016. Abdallah Chniouli, studente 23enne di Scienze politiche - Diritto dell’Economia, poliglotta (parla cinque lingue: l’italiano, il tedesco, l’inglese, il francese, e l’arabo), oltre a quello elettorale - è il più votato della lista Io sto con Bolzano e ha conquistato un seggio nel consiglio comunale del capoluogo -, porta a casa un altro risultato evidente: l’aver contribuito a confutare la diffusa convinzione che marchia i giovani come vittime di un disincanto politico acuto.

A non andargli a genio, lo dice subito, è l’etichetta di “nuovo” italiano: “Le mie origini marocchine sono per me una ricchezza inestimabile ma doverle rimarcare in occasione dell’elezione significa voler sottolineare una differenza - spiega Abdallah, “Ab”, diminuitivo che si è guadagnato ai tempi delle scuole elementari -. Certo se vogliamo guardare il lato positivo mi auguro che con l’ingresso nel consesso cittadino di persone con retroterra migratorio (oltre a Chniouli anche il collega di lista Samir Zine Sekali, Tritan Myftiu di Fratelli d’Italia, e Mirche Hristov della Lega, ndr) ci si abituerà a rappresentanti politici con un bagaglio culturale multiforme”.

 

Dietro il successo

 

Il “botto” arriva circa una settimana fa: alle elezioni comunali Ab ottiene 416 preferenze e la sua civica, con l’8,3% dei consensi, riesce a far eleggere quattro consiglieri comunali, due in più del 2016. Nel frattempo il gruppo guidato da Gennaccaro ha deciso di non dare indicazioni di voto ai suoi elettori in vista del ballottaggio del 4 ottobre che vedrà contrapposti il sindaco uscente Renzo Caramaschi e Roberto Zanin.
In attesa di incoronare il vincitore della competizione elettorale si fissano gli obiettivi personali: imparare a conoscere la macchina amministrativa ma anche interagire con le istituzioni provinciali, “andando oltre il mio ruolo in municipio”, afferma Ab. Una curiosità: fra i suoi supporter non ufficiali c’è la sua ex professoressa delle medie, Raffaella De Rosa, candidata con il Team K, rimasta tuttavia fuori dai giochi: “Sarebbe stato divertente ritrovarsi insieme fra i banchi del consiglio”.

Le mie origini marocchine sono per me una ricchezza inestimabile ma doverle rimarcare in occasione dell’elezione significa voler sottolineare una differenza

Indietro veloce. La passione per la politica del giovane rampante, che sogna una carriera nel pantheon politico nazionale, ha radici lontane. I genitori di Ab, entrambi marocchini, si trasferiscono in Italia alla fine degli anni ’80, prima in Puglia e poi, nell’89, in Alto Adige, a Bolzano. “A casa bisognava dividersi la tv, e allora passavamo dai canali arabi ai cartoni animati in italiano, così anche grazie a mio padre che era sempre molto informato su ciò che accadeva nel mondo, in famiglia si è sempre parlato di questioni geopolitiche e non solo. Pure se avevo pochi anni ricordo ancora le immagini dell’invasione dell’Iraq nel 2003, e poi mi colpirono le presidenziali negli Stati Uniti con la vittoria nel 2008 di Barack Obama, una personalità da cui rimasi molto affascinato e che in qualche modo mi ha ispirato”.

 

La vera gavetta di Chniouli inizia quattro anni e mezzo fa quando viene eletto consigliere nella circoscrizione di Europa-Novacella con la lista Io sto con Bolzano, progetto politico nato nel 2015, a cui aderisce fattivamente l’anno successivo. “A 18 anni non tutti hanno le idee chiare su dove collocarsi politicamente e invidiavo chi invece fra i miei coetanei sapeva già il fatto suo, ma io non sono mai stato una persona ideologica e quando c’è da amministrare la città le ideologie contano poco - rivendica il giovane centrista -. La cosa pubblica mi interessava ed ero convinto di voler crescere in un campo moderato, con Io sto con Bolzano, che ha sempre mirato a valorizzare i giovani, avrei avuto l’occasione di conoscere la politica più da vicino, di sperimentare e di emergere, cosa che invece nei grandi partiti sarebbe stato più difficile fare in un tempo ragionevole”.

Penso che per capire i problemi delle persone bisogna starci in mezzo, incardinando un confronto, cercando di trovare soluzioni

L’impegno paga. Nelle circoscrizioni di Europa-Novacella, ma soprattutto di Don Bosco, Chniouli fa il pieno di voti alle elezioni del 20 e 21 settembre scorsi. Ha catalizzato il voto giovanile, è uno dei meriti che gli ha riconosciuto Gennaccaro. “Ho parlato con tutti - tiene a precisare il neo-eletto in Comune -, dagli studenti all’artigiano di 40 anni, alla casalinga di 60, agli immigrati radicati sul territorio, agli imprenditori. Ho fatto una campagna elettorale letteralmente porta a porta, a volte anche prendendomi ‘schiaffi in faccia’, cacciato malamente da chi mi diceva ‘alza i tacchi, io voto CasaPound. Ho lavorato sul passaparola e non solo sui social, perché non tutto si fa con le sponsorizzazioni su Facebook raccogliendo magari feedback positivi ma solo di facciata, penso che per capire i problemi delle persone bisogna starci in mezzo, incardinando un confronto, cercando di trovare soluzioni”. E ancora: “Sono uno dei quartieri, e ho provato a rappresentare tutti, indipendentemente dal proprio background, un aspetto che i cittadini hanno tenuto in considerazione recandosi alle urne”. È soprattutto in viale Europa e in via Cagliari a Don Bosco che Chniouli macina esperienza, “ho avvertito molta rabbia fra i residenti, in Alto Adige ci sono intere realtà dimenticate dalle istituzioni, la disuguaglianza sociale fra chi sta bene e chi se la passa male è molto ampia e il capoluogo è l’emblema di questa disparità”.

 

Una città prigioniera di se stessa

 

Sul tavolo anatomico finisce anche il capitolo giovani. “Bolzano è una città statica - attesta Chniouli - succede, quando si vive in un contesto di grande benessere, di non voler uscire dalla propria comfort zone e di lasciare tutto com’è, la conseguenza? Un’offerta culturale inesistente anche per colpa di un approccio comunicativo datato. E a farne le spese sono soprattutto i giovani, non c’è da sorprendersi perciò se poi questi emigrano in città più dinamiche, in Austria, in Germania, senza molta voglia di tornare in Alto Adige. E così perdiamo forza lavoro. Occorrono più dinamiche lavorative europee. Ritengo inoltre che se il Comune avesse ad esempio voce in capitolo sulle politiche universitarie del nostro ateneo, magari con un posto nel Cda, sarebbe già un passo nella giusta direzione”.
Argomento prioritario, continua l’alfiere di Io sto con Bolzano, è quello della movida di piazza Erbe, “con le discoteche chiuse a causa del coronavirus tutti si riversano nel centro storico, si formano assembramenti e saltano le regole anti-contagio, potremmo invece sfruttare di più i prati del Talvera come luogo di aggregazione”. E sul piano occupazionale l’idea è di puntare sul Noi Techpark per “incrementare il dialogo fra giovani e imprese, attivando collaborazioni, col fine di creare più lavoro”. “So per esperienza - riassume infine Ab - che non basta bombardare i ragazzi di promesse e chiacchiere, vanno coinvolti nei processi decisionali che riguardano la città. E mi batterò per questo”.