Film | salto weekend

Gigi la legge

In concorso al Bolzano Film Festival la commedia documentaria di Alessandro Comodin su un eccentrico vigile di provincia che indaga su un mistero ma poi neanche troppo.
Gigi la legge
Foto: Screenshot

Il 18 aprile comincia la 36esima edizione del Bolzano Film Festival Bozen (senza contare il Pre-festival con un’anteprima da non perdere), 6 giorni densi di cinema che ci rammentano l’importanza fondamentale del grande schermo, nella speranza di non doverlo rimpiangere mai. La morale è: accorrete numerosi, di titoli interessanti ce ne sono, perciò dai con lo spirito d’iniziativa. Comincio io consigliandovi il film più stralunato di tutti, Gigi la legge.

Cos’è

È la commedia documentaria del regista friulano Alessandro Comodin (al suo terzo lungometraggio) che ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria al Festival di Locarno e che è tra le dodici pellicole in gara al BFFB per il Premio Provincia autonoma di Bolzano al miglior film, il Premio Fondazione Cassa di Risparmio per la miglior prestazione artistica nelle categorie: regia, sceneggiatura, montaggio, fotografia, suono, recitazione e musica del concorso e il Premio del pubblico Città di Bolzano.
La storia è quella di Gigi, eccentrico e bonario vigile di campagna (Pier Luigi Mecchia, tutore della legge anche nella vita, nonché zio del regista) dall’aria trasognata e dallo spiccato umorismo, che indaga (a modo suo) sul suicidio di una ragazza, l’ultimo di una lunga serie che avvengono intorno a un binario ferroviario. Le giornate di Gigi trascorrono nella monotonia sonnolenta della provincia tra pattugliamenti in auto, corteggiamenti via radio e la cura del suo lussureggiante giardino, ai confini fra reale e fantastico.

Gigi la legge | Trailer

Com’è

Anche in un mondo dove in realtà non succede niente, nella provincia in cui tutto è immutato, si può scovare l’avventura. Quello che inizia come un poliziesco si trasforma in una specie di favola, nell’antitesi del road movie convenzionale, tinto di realismo magico, mantenendo perlopiù un tono leggero ma anche una sottile tensione di oscurità e suspense da whodunit, toccando con discrezione anche il tema della salute mentale.
Il carismatico piedipiatti si accorge subito di una sequela di strani suicidi ma allo stesso tempo è incapace di risolvere un caso così complicato, ignora la soluzione del mistero ed è più interessato a starsene in giro, muovendosi nella sua routine, passando il tempo a occuparsi di piccole questioni e a flirtare con la sua nuova collega.
L’abilità di Comodin è quella di coltivare la curiosità per l’ordinario mentre manipola sottilmente la logica spaziale e temporale, con un controllo preciso delle inquadrature (in cui il fuori campo viene esaltato ed enfatizzato) per massimizzare l’umorismo. Siamo ai limiti del teatro dell’assurdo. È uno sguardo disincantato sulla vita di provincia, un ritratto insolito di un uomo solo alla ricerca di un legame, un’esplorazione paziente di tutte le possibilità che si celano anche dietro gli elementi più banali. E quanta grazia.

Voto: ***½