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“Bisogna intervenire urgentemente”

Sollecitata da Kompatscher, la Ministra Marta Cartabia ha visitato il carcere di Bolzano. Ma l’urgenza di una nuova struttura non riguarda solo il benessere dei detenuti.
Marta Cartabia, Arno Kompatscher
Foto: USP

La presenza della Ministra per la giustizia Marta Cartabia era attesa da tempo a Bolzano. Giunta oggi nel capoluogo per un nuovo incontro di Italia Domani, la rassegna di appuntamenti promossa sui territori nell’ambito della campagna d’informazione sui progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’ex presidente della Corte costituzionale ha visitato stamane, su invito del Presidente della Provincia Arno Kompatscher, la Casa circondariale di Bolzano
“Ero già a conoscenza della situazione di questa struttura penitenziaria ma questa visita mi ha confermato la necessità di intervenire urgentemente – ha dichiarato la Ministra –. È necessario dotare Bolzano di una nuova struttura in quanto questo edificio è inadeguato, sia per le condizioni sia per gli spazi. Mancano per esempio spazi all’aperto e questo in particolare mi fa avvertire l’urgenza di risolvere gli aspetti finanziari per poter così ultimare il progetto del nuovo carcere. Tutti stanno facendo l’impossibile - ha detto Cartabia - ma c’è un’inadeguatezza della struttura che dobbiamo affrontare”. 

L’importante è che noi tutti siamo convinti che qui bisogna intervenire

"Il progetto è pronto da anni, c’è stato anche un problema con la ditta aggiudicataria dell’appalto, adesso questo ostacolo sarebbe superato, ma bisogna vedere se ci sono i presupposti per finanziare l’opera - ha detto Kompatscher -. Verificheremo assieme al Ministero di Grazia e Giustizia ma anche con quello delle Finanze. L’importante è che noi tutti siamo convinti che qui bisogna intervenire, questo credo che sia anche l’esito di questo sopralluogo”.


Tutto da rifare
 

La casa circondariale è ospitata all’interno di un pericolante edificio del 1800 in Via Dante. Le condizioni sono drammatiche, come dimostrato negli anni da numerosi report e denunce da più parti. Il sovraffollamento è all’ordine del giorno, così come il sottodimensionamento del personale, sia della Polizia penitenziaria sia degli operatori destinati a una funzione riabilitativa e di accompagnamento, come educatori (sui quattro previsti ne è presente solo uno) e mediatori.
Dal punto di vista strutturale si compone di 31 celle, bagni a vista, spazi angusti e promiscui, in cui non vengono garantiti i famosi tre metri quadri per detenuto. Nessun intervento di ristrutturazione viene portato avanti da diversi anni.
Pochi e inadeguati anche gli spazi destinati alla socialità. Sono presenti una sala al primo piano molto piccola e insufficiente ad accogliere per tutti i detenuti del piano. Ci sono due palestre, posizionate una al primo piano e una al secondo, anch'esse molto piccole con la presenza di attrezzature obsolete e maltenute, mentre la scuola è stata ricavata da un vecchio magazzino.


Nuovo carcere, nuove ombre
 

L’urgenza del nuovo carcere non ha a che vedere solo con il benessere dei detenuti e dei lavoratori ma con la ridefinizione di un intero quartiere. Lo stesso Kompatscher, intervenendo sull’ipotetica collocazione di Ötzi, alcuni mesi fa sottolineava come la vicina struttura dell’ex Enel fosse la soluzione più adatta ad ospitare il nuovo Museo Archeologico provinciale: “La nostra intenzione - aveva dichiarato allora il presidente - è puntare verso la soluzione di Via Dante. Con un nuovo museo avremo la possibilità di valorizzare un intero quartiere della città di Bolzano che, a sua volta, subirà una profonda trasformazione nei prossimi anni a venire: la questura verrà trasferita nell’areale ferroviario, si costruirà una nuova zona residenziale, mentre l’ex carcere verrà dismesso in occasione della costruzione della nuova struttura”.
Con un costo stimato di 110 milioni di euro, il progetto di costruzione del nuovo carcere di Bolzano utilizza il modello del project financing sia per l’edificazione dell’istituto, sia per la gestione dei servizi no core per i successivi 17 anni. Ad aggiudicarsi l’appalto era stata la società Condotte, successivamente esclusa dalla Provincia in quanto non avrebbe rispettato alcuni obblighi fiscali. Dopo essere stata assorbita lo scorso anno da Fincantieri, la società ha vinto il ricorso presentato al Tar che l’ha riammessa in gara. Condotte si occuperà così di realizzare l’opera nonché degli aspetti gestionali dei prossimi anni, usufruendo dei profitti garantiti dall'apparato pubblico, in maniera analoga al modello statunitense. Secondo diversi osservatori, la privatizzazione del carcere e la sua messa a profitto, rischia concretamente di tradursi in servizi di bassa qualità per i detenuti, stipendi bassi ai dipendenti, merci e cibo a basso costo e subappalti.