Opera-14, Bolzano
Llorenzi/Wikipedia
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Finferli e nuvole

È un Paese per vecchi

Bolzano senza visioni, senza la capacità di immaginare. Senza l'idea di un'architettura altra o di una tutela diversa.
Colonna di
Ritratto di Fabio Marcotto
Fabio Marcotto23.03.2021
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In questo momento il piccone meccanico sta continuando a demolire. Ha da sudare pietre dure, perché i muri del bunker numero 7 sono spessi anche metri quattro. Il lavoro è iniziato il 25 di febbraio. Un mese dopo la devastazione non è ancora finita.

Ci passo un sabato. Incrocio un anziano che ha un orto sulla massicciata della ferrovia lì accanto.

Gli dico che vado a fare un paio di foto di quel che rimane.

“Che monata”, dice, “che senso ha? Questa era storia. Io lì vicino”, indica il cimitero, “ci andavo a giocare. Avevo quattro, cinque anni. Ricordo le bombe.”

Quasi due anni fa, a proposito dell'Opera 14 (così venivano chiamati i bunker in gergo militare), scrivevamo questo:

“Serviva terreno, si è letto. Mi sono guardato intorno: frutteti probabilmente espropriabili senza troppa difficoltà, campi incolti. Dentro non ci si poteva ricavare niente, si è sentito argomentare. Dentro? Perché dentro? Si poteva lasciarlo lì il bunker 14, presenza straniante e storica. Si poteva costruirci sopra una terrazza o, intorno, un involucro trasparente ad avvolgere il cemento. Sarebbe stato un arredo urbano formidabile. Come il Catinaccio, o il Penegal di fronte. Non faceva male a nessuno e diceva qualcosa.”

Bunker
Foto: Fabio Marcotto

 

Era perfetto, il bunker 14. In posizione ideale. Mole Salewa a Ovest, complesso razionalista NOI a Nord. Un percorso turistico diverso.

Invece no. Demolito nel 2019 con una spesa che si aggira attorno ai 300 mila euro.

Allora come oggi, molti sono stati gli interventi indignati. È così che a qualche giorno dalla notizia, sull'Alto Adige, ci è toccato leggere queste parole degli assessori Vettorato (Cultura) e Bessone (Patrimonio):

“Li vogliamo valorizzare, i bunker. La storia non va mai cancellata. In particolare le difese cementizie di Bolzano sud.”

Dobbiamo incredibilmente informare i due assessori che il bunker numero 7 è/era l'ULTIMO rimasto nella piana a sud di Bolzano. L'ultimo esempio di opera monoblocco in calcestruzzo e anche l'ultimo a presidio di quello che fu il fosso anticarro. Tutti gli altri sono già stati demoliti.

Quindi, Bessone e Vettorato: non si può più recuperare niente.

È un Paese per vecchi, Bolzano. Senza visioni, senza la capacità di immaginare. Senza l'idea di un'architettura altra o di una tutela diversa.

Ruspa
Foto: Fabio Marcotto

 

Il cinema Corso, la sede del vecchio quotidiano Alto Adige, le aquile su ponte Druso... Ovviamente non si pretende Londra o Berlino. Ma almeno a Graz ci si poteva ispirare.

In una Provincia, la nostra, sfondata di soldi.

C'è questa storia della periferia e del centro. Sappiamo tutti che, soprattutto in era Durnwalder, la prima ha avuto quanto al secondo negato.

È così che quando, mascherina bassa, con gli amici e i conoscenti ci si trova a fare una chiacchiera asfissiata, diciamo: vivrò/vivremo abbastanza?

Vivrò/vivremo abbastanza per vedere la variante in galleria, l'A22 in galleria, il polo bibliotecario, il Virgolo risanato, il metrobus con le corsie preferenziali, gli uffici provinciali fuori dal centro storico, la ciclabile che raggiunge piazza Gries, la collina ed ex discarica Pasquali finalmente trasformata in parco...?

Un giorno, su quella collina, cammino nella polvere e tra i ciuffi di erba secca. Ho la fortuna di incontrarci Reinhold Messner, che, come me, passeggia e si guarda intorno. Lo avvicino e facciamo due chiacchiere.

Là sotto, mi dice indicando Bolzano, non si muove mai niente, non si decide mai niente. Lo sa quanto ho aspettato per avere un parcheggio che sia degno di questo nome? Lo sa quante volte ho chiesto di irrigare quest'erba secca che almeno non sembri steppa?

Ha avuto la sfiga, Messner, di essersi ritrovato il museo dentro l'ultimo lembo del comune. Trecento metri più a sud, Eppan/Appiano, e un idrante gliel'avrebbero dato.

(continua)

 

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Una grande fesseria

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Ritratto di pérvasion
pérvasion 23 Marzo, 2021 - 18:09

Eh sì la poverissima Bolzano… le aquile su ponte Druso poi, insomma. Peccato non ci sia più l'MSI, qualcosa avrebbe sicuramente «salvato».

Ritratto di Peter Grünfelder
Peter Grünfelder 23 Marzo, 2021 - 22:57

Purtroppo viviamo una società di vecchi. Non è solo la città di Bolzano, è tutto lo stato italiano. Addirittura tutta Europa è così. Questa politica del centro è solo conservativa per un economia ugualmente conservativa.
Sembra che tu sei abbastanza giovane, tieniti le tue visioni, realizzali!

Ritratto di carbone max
carbone max 24 Marzo, 2021 - 06:47

bellissimo articolo, grazie

Ritratto di Klaus Hartmann
Klaus Hartmann 24 Marzo, 2021 - 13:04

Un paese per vecchi? Ma va. Non è mica un conflitto generazionale.
Piuttosto è un paese che ha perso qualsiasi visione culturale e sociale, con una politica che è diventata serva esclusiva del mercato. È la logica del mercato, la massimizzazione dei profitti che domina ormai da decenni la pianificazione urbana (e non solo questa). Prima il saccheggiamento delle casse pubbliche, poi l’abbandono e il degrado (voluto) degli spazi e servizi pubblici e infine la loro privatizzazione (svendita) o semi-privatizzazione (PPP). Pare che non ci siano più alternative alla mercificazione di tutti e di tutto. Questa logica di espropriazione impoverisce, non solo culturalmente, noi tutti. Giovani e vecchi. Lo spazio pubblico diventa proprietà privata. Spazio commerciale. Videosorvegliato. L’accesso è consentito a chi consuma. A chi se lo può permettere. A chi ci sta al gioco. I poveri ed i “diversi” vengono emarginati, i musicisti e gli artisti di strada cacciati, i giovani azzittiti e pettinati ed i vecchi allontanati. Ed infine: tutto quello che non può essere “capitalizzato” viene abbandonato o abbattuto.

Ritratto di Fabio Marcotto
Fabio Marcotto 14 Aprile, 2021 - 20:42

Che bel commento: La ringrazio

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