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Riflessione

Contro la padanizzazione del Trentino

La Lega che vorrebbe conquistare il Trentino
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La Lega sbarca in Trentino con il volto del conquistatore.
Sulla Marmolada arriva il Governatore Zaia per dirci che il Trentino deve abdicare ai suoi territori.
Il Governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, nell’intervista del 1 ottobre assimila e tratta il territorio trentino ad una qualsiasi appendice di una “macroregione” del Nord a trazione leghista.
Sono queste le novità che la politica trentina sottopone al voto di ottobre?
Se questo è il vestito delle feste con cui sorprendere, coinvolgere gli invitati, devo dire che l’elettore trentino è rimasto sicuramente sorpreso dalla pochezza politica con la quale la forza di governo nazionale maggiore ha inteso impostare la campagna elettorale. Se il buon giorno si vede dal mattino, devo dire che la nebbia fitta della politica padana ha fatto un ingresso trionfale nella campagna d’autunno.
Viene sommessamente da pensare che due alzate leghiste così bene fatte per gli attaccanti di rete avversari offrono due chiavi di lettura. La prima è che la Lega nazionale tifi per la non vittoria della Lega in Trentino o almeno per una vittoria monca. La seconda è che veramente la Lega consideri la Terra trentina un territorio omologabile a quello padano. Non volendo attribuire attendibilità al primo pensiero, quello che sta pervadendo la base popolare della Lega, in quanto considero tutt’altro che incapace la dirigenza leghista, permane alta la quotazione della seconda lettura. E cioè che proprio della specialità trentina questa Lega non voglia e non possa sentire parlare.
Oso pensare che ci sia ancora un sussulto a favore di una Terra che guarda, al Brennero ed al Nord, con il rispetto di chi convive col Nord-est ricco ma non si sente, con lo stesso, così affine sotto il profilo culturale economico e sociale da rinunciare alla propria evidente specialità. Specialità che non è semplice differenza, ma tipicizzazione identitaria, patrimonio di conoscenze e competenze normative,tradizioni di saperi e passione territoriale fortemente consolidate.
Il tema vero è che questo Trentino, ha oggi bisogno di stabilità e competenza. Due condizioni per le quali non possiamo abdicare al pressappochismo di coloro che rivendicano un cambiamento al buio comunque ed a ogni costo.
E’ indubbio che gli errori, possiamo pur dire, gli orrori politici di questi ultimi mesi (in particolare successivi al 4 marzo) richiamano a responsabilità diffuse e trasversali molto preoccupanti.
Ma possono queste da sole giustificare la “padanizzazione” del Trentino e lo spostamento dell’asse autonomistica a favore di una deriva omologatrice e di appiattimento a vantaggio di Terre concorrenti?

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Kommentare

Bild des Benutzers Benno Kusstatscher

E ne parliamo della padanizzazione di Asiago, del Bellunese, della Carnia, del Camonico: Quella specialità si ferma nella gabbia storica oppure si sfonda nella consapevolezza delle realtà presenti?

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