Andriollo
J. Andriollo
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L'intervista

“Abbiamo chiuso tutto in tempo”

Case di riposo ASSB, solo 3 decessi su 424 ospiti. Immigrati, nessun caso di contagio. “Tanto dolore per famiglie e disabili” - L’incognita del futuro: la rabbia sociale.
Kolumne von
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Paolo Florio04.05.2020
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I numeri terrificanti delle case di riposo lombarde parlano di circa duemila anziani scomparsi per complicazioni legate al Coronavirus. In Italia, secondo l’ultimo studio dell’Istituto Superiore di Sanità, il tasso di mortalità fra i residenti delle RSA (residenze sanitarie assistenziali), considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3,3% ma sale fino al 6,7% in Lombardia. Quest’ultimo dato è però una media regionale, perché nella provincia di Bergamo ad esempio il tasso di mortalità schizza al 18,2% e anche Reggio Emilia, Lodi e Cremona presentano percentuali a due cifre.

In Alto Adige fino al 2 maggio (almeno secondo i dati forniti dall’Azienda sanitaria) sono 116 gli ospiti delle case di riposo deceduti (112 nelle Rsa più quattro ricoverati in ospedale), per un tasso di mortalità (su 4.400 residenti) pari al 2,6 per cento. E a Bolzano? I decessi sono stati in tutto 3 su 424 ospiti complessivi, ovvero meno dell’1%. Le quattro strutture cittadine gestite dall’Assb hanno insomma superato quasi indenni la tragedia, ancora in corso, del Coronavirus. E un altro miracolo epidemiologico riguarda anche le strutture per immigrati e senza tetto gestite dal Comune: zero contagi.

“Per fortuna abbiamo chiuso tutto in tempo. Altrimenti avrebbe potuto essere una strage, come purtroppo è stato in altre case di riposo e strutture comunitarie in genere”. L’assessore comunale al sociale Juri Andriollo traccia il bilancio del suo settore, il più duramente colpito – in termini di vite umane ma anche di condizioni sociali – poiché comprende le fasce più deboli della popolazione: anziani, immigrati, nuovi e vecchi poveri, persone con disabilità e disagio psichico.

 

Assessore, cominciamo dalle case di riposo. Cos’è successo dallo scoppio della pandemia e qual è la situazione attuale?

Per far capire meglio fornisco qualche dato prima di rispondere. Il Comune di Bolzano gestisce tramite l’Azienda Servizi Sociali (ASSB) quattro case di riposo: in via Milano ci sono la residenza Don Bosco con 164 posti letto e Villa Europa con 96, poi abbiamo Villa Armonia in via Trento con 88 posti e Villa Serena in via Fago con 76 ospiti. In tutto 424 posti letto, ai quali si aggiungono i 150 ospiti delle strutture private convenzionate con ASSB, ossia La Roggia (38), Santa Maria (52) e Grieserhof (60). Quando il Dpcm del 4 marzo ha posto delle limitazioni agli accessi alle Rsa, noi abbiamo optato per la chiusura totale verso l’esterno, procedendo contestualmente a fornire adeguati dispositivi di protezione a tutto il personale. Ed è stata questa attività preventiva, a preservarci da una catastrofe. Su 424 ospiti, infatti, i decessi sono stati tre: uno a Villa Armonia e due a Villa Europa, registrati tra la terza settimana di marzo e la prima di aprile, nel periodo più virulento.

In provincia ci sono 77 Rsa per 4.400 posti letto complessivi. L’ASSB ne gestisce quasi il 10 per cento. Fino a oggi in Alto Adige sono deceduti 116 ospiti delle case di riposo, Bolzano quindi in teoria avrebbe potuto registrare 11 vittime. E invece solo tre, neanche l’un per cento: perché questa differenza con altre situazioni?

Purtroppo so che in alcune Rsa come Castelrotto, Appiano o Laives ci sono state parecchie vittime. Non mi esprimo sulle altre strutture. Da noi sicuramente ha funzionato l’aver chiuso subito tutto. E anche aver puntato sulla qualità dei materiali di protezione, altro che scaldacollo. Abbiamo acquistato autonomamente ogni tipo di mascherine tramite le farmacie comunali, parliamo di migliaia di pezzi alla volta.

“Ci siamo salvati perché abbiamo chiuso subito tutto e abbiamo puntato sulla qualità dei materiali di protezione, altro che scaldacollo”

Qual è la situazione attuale dei tamponi sul personale?

Nelle quattro strutture abbiamo 300 posizioni in tutto tra personale sanitario, assistenziale, cuochi, fisioterapisti. Abbiamo fatto tamponi a tutti tranne che a Don Bosco, dove sono in programma. Li abbiamo chiesti fin dall’inizio, perché ovviamente i casi registrati non li hanno portati gli anziani ma probabilmente qualche operatore. Al momento abbiamo sei casi dubbi in accertamento e se dovessimo rilevare qualche asintomatico, lo si isola e si procede grazie ai sistemi di protezione.

E nelle altre strutture bolzanine?

I dati delle altre strutture vengono trasmessi all’Azienda sanitaria ma noi non li conosciamo, purtroppo c’è un’assenza di trasparenza inquietante in tal senso. Ad ogni modo per le Rsa convenzionate con l’Assb mi risulta ufficiosamente che non ci siano posizioni. Alla Santa Maria c’era stato un allarme poi rientrato.

Che misure avete preso nelle strutture dove ci sono stati i decessi?

Il personale entrato in contatto con gli ospiti deceduti veniva lasciato a casa, mentre gli altri ospiti venivano isolati. Devo dire che gli operatori sono stati bravissimi a gestire la situazione. Comunque anche i tre morti toccano le coscienze, perché si pensa sempre che si sarebbe potuto fare di più. Toccano i sentimenti di figli e nipoti che perdono i propri cari. Rimane la certezza di aver fatto tutto il possibile, nonostante le critiche feroci per la nostra decisione di chiudere. Nelle due settimane tra fine febbraio e inizio marzo è stato un inferno. Abbiamo dovuto riconfigurare tutti i servizi sociali.

“Alcuni settori vivono situazioni ancora più pesanti degli anziani. Pensiamo solo alle persone con disabilità o con disagio psicologico. Questo evento ha tranciato di netto quelle piccole conquiste che genitori e operatori erano riusciti a raggiungere”

In che misura hanno sofferto gli altri settori?

Allora, mentre per gli anziani abbiamo continuato a fornire i servizi domiciliari con pasti e medicinali, altri settori stanno vivendo situazioni ancora più pesanti. Pensiamo solo ai portatori di handicap dopo la chiusura dei servizi diurni. Le persone con disagio psicologico, in particolare i minori, sono rientrate nelle famiglie che almeno prima scaricavano le tensioni mandando i figli nelle strutture. Sempre nel settore handicap abbiamo chiuso tutte le strutture residenziali di via Fago (29 posti), il Quadrifoglio di via Alessandria (5), Mendola, Girasoli e Comunità Alloggio in via Mendola (18 posti in tutto). Mi è pesato tantissimo dover rimandare a casa di genitori, anche anziani, figli con pesanti problematiche. Pensiamo solo ai figli autistici: solo chi ne ha, può capire cosa significa. Purtroppo questo evento ha tranciato di netto anche quelle piccole conquiste che genitori e operatori erano riusciti a raggiungere. 

Si parla di riaprire tanti settori ma del sociale non si parla…

Al momento è tutto bloccato, non c’è un orizzonte temporale per il rientro. C’è giustamente paura, perché basta un’infezione per scatenare una strage in queste strutture. E non è detto che sia sempre un infermiere, o l’Osa o l’Oss. Basta un fornitore, o un addetto alle pulizie che non ha il presidio adeguato. Bisognerebbe avere la forza di chiedere il grado di Dpi che avevano gli addetti alle pulizie negli ospedali…

“Il personale è sempre stato operativo. Ho visto molti gesti eroici. Tutta la macchina ha dovuto adattarsi velocemente ed è emerso anche il volontariato della popolazione di Bolzano”

Il personale è sempre rimasto in servizio?

Tranne gli ammalati, il personale è stato sempre operativo. Ho visto molti gesti eroici. C’è gente che ci è lanciata senza esitare, persone che hanno famiglia. Certo, questo lavoro prevede un quoziente di rischio, ma non così elevato. Ma è stata tutta la macchina ad adattarsi velocemente. Da un giorno all’altro abbiamo dovuto mantenere i servizi – sussidi, contributi e quant’altro – pur essendo in piena emergenza. Non smetterò mai di ringraziare i nostri dirigenti – Carlo Alberto Librera, Liliana Di Fede, Licia Manzardo, Stefano Santoro, Alexej Paoli, Matteo Feifer – e tutto il personale dei distretti sociali, delle case di riposo, del settore handicap, delle farmacie e di ogni altra realtà sociale. In questa situazione è emerso il sanissimo volontariato della popolazione di Bolzano. Nessuna associazione ha smesso, anzi tante persone esterne ci hanno chiamato per dare la loro disponibilità.

Parliamo di migranti e senza dimora. Qual è la situazione in fatto di contagi?

Anche in questo caso mi hanno accusato di lasciare la gente dormire in strada, in piazza Stazione. La verità è che, senza essere obbligati, anche in questo settore abbiamo adottato da subito nelle nostre strutture – via Comini, Conte Forni, Casa Margaret, Casa Migrantes e altre – le misure di contenimento. E aggiungo che c’è stata molta comprensione da parte degli ospiti, cosa non sempre scontata anche per questioni linguistiche. In fatto di contagi, a noi risultano zero casi per gli ospiti. C’è stato il sospetto di un operatore, poi rientrato. Ma il problema adesso è un altro.

Ovvero?

Il punto è che, per uno straniero, Bolzano è attrattiva per i servizi che offre e per la presenza della questura. Con la chiusura per Coronavirus di molte attività turistiche, impianti sciistici, ristoranti ecc., molta forza lavoro si è ritrovata in strada e parecchie decine di persone sono arrivate in città. Alcuni non avevano neanche un tetto, perché sapevano che in città avrebbero trovato i servizi. Noi abbiamo sempre distribuito i pasti. Abbiamo chiuso la mensa di piazza Verdi - e abbiamo fatto bene - effettuando la distribuzione con il camper di Volontarius. Attenzione: questo non è volontariato ma assistenza pagata dal Comune. Solo per aumentare i pasti ai senza fissa dimora abbiamo investito oltre 200.000 euro.

“Zero contagi tra gli immigrati? Abbiamo subito adottato le misure di contenimento e chiuso la mensa di piazza Verdi. Solo per aumentare i pasti ai senza fissa dimora abbiamo investito oltre 200.000 euro”

Quante persone assistete a Bolzano?

Per capirlo basta vedere il numero dei pasti che eroghiamo: 118 pranzi e 134 cene al giorno nelle strutture di accoglienza per senza dimora, 74 pranzi e 74 cene fuori dai centri. Questi 74 sono quelli che dovrebbero andare in fiera, ma continuano ad aumentare perché arrivano altre persone. Già, perché gli immigrati sono sempre arrivati, solo che c’è una cappa di silenzio sui nuovi arrivi. Noi continuiamo ad ampliare servizi, a differenza degli altri comuni, ma non finisce mai. A un certo punto però bisognerà mettere un limite. Sono risorse che vengono distratte da altri potenziali servizi. Bisogna capire fino a quanto la comunità è disposta a rinunciare a fronte del contributo umanitario, perché i numeri alla fine devono tornare.

Qual è il limite che vi siete dati?

Il limite delle strutture che abbiamo. Noi assistiamo anche famiglie con bambini e gente che lavora. Ora, non è normale che un ente pubblico debba dare un posto dove dormire a una persona che lavora in un’azienda. Nessuno li vuole, gli immigrati, ma sono utili. Allora dico che il Comune deve fare la sua parte, ma deve farla anche chi queste persone le fa lavorare. Facendo il censimento nei centri abbiamo perfino scoperto lavoratori completamente al nero... Poi ci ha pensato la Finanza.

“Bolzano è attrattiva per i servizi che offre ma anche altri comuni avrebbero spazi per ospitare gli stranieri. E il problema si aggraverà quando ci risveglieremo con il 30% di bar e ristoranti in meno”

Come vede il futuro in questo ambito?

Difficile. Da una parte è una lotta continua con gli altri comuni, che pure avrebbero spazi grandi per ospitare gli stranieri. Ma il problema diventerà ancora più grave quando tante di queste persone, dopo l’emergenza Covid, si ritroveranno senza lavoro. Quando ci risveglieremo con un’economia diversa e, secondo me, il 30% di bar e ristoranti non riaprirà. Chi verrà dopo di me in questo posto dovrà governare la fame. Anche a Bolzano tanti perderanno il posto di lavoro e per forza di cose dovremo riparametrare la spesa.

A proposito di spesa: come stanno andando i buoni?

Nel giro di due mesi e mezzo avremo esaurito i fondi erogati dallo Stato. Fino a oggi sono state accolte 873 richieste per un costo di 680mila euro, e pensi che alcuni supermercati ci mettono anche il 10% di tasca loro. Abbiamo scoperto che ci sono tante persone con meno di 5.000 euro in banca. Il punto è che a Bolzano basta una separazione per trovarsi a mal partito. Con il Banco alimentare abbiamo portato la spesa a casa di persone che non ci saremmo mai aspettati.

“Tra poco avremo esaurito i buoni spesa erogati dallo Stato. Finora abbiamo accolto quasi 900 richieste: abbiamo portato la spesa a casa di persone che non ci saremmo mai aspettati”

Eppure il lavoro non manca, dicono le statistiche…

Certo, i numeri dicono che siamo quasi all’occupazione totale. Ma se guardiamo bene, in alcuni settori come le pulizie ad esempio, dove ci sono tanti extracomunitari, si tratta di contratti part time. Dove part time non vuol dire stipendi da 7-800 euro, ma significa lavorare due-tre ore al giorno per qualche centinaio di euro. Soldi con cui queste persone devono fare la spesa e pagare l’affitto in una città carissima come Bolzano. A proposito di casa: ecco la vera sfida per il futuro.

“Il problema della casa sarà la vera sfida del futuro. E la Provincia, obbligata a tagliare, avrà un ruolo decisivo in questo senso. A fine emergenza si dovrà recuperare una massa di persone che usciranno dal sistema. Altrimenti si rischia di essere spazzati dalla rabbia”

Intende dire il problema dell’alloggio?

Partiamo dal presupposto che Bolzano, in quanto capoluogo con specifiche problematiche, deve rivendicare autonomia nell’autonomia. Dopodiché sarà necessario fare una sorta di piano Marshall sulla casa. La casa è il vulnus per chi viene a lavorare qui. Non si può pensare di attirare mano d’opera che, di fatto, lavorerebbe solo per pagare l’affitto. C’è bisogno di costruzioni a prezzi modici, senza grandi pretese. Certo, ci sarebbero le case usate ma i grandi costruttori non ne vogliono sentir parlare di venderle a prezzi calmierati e i piccoli non hanno grandi volumi liberi. Poi c’è l’effetto del turismo, l’università che ha portato forza lavoro, e così si affittano i monolocali a 600 euro. Se li danno. Da tempo ripeto che bisognerebbe costruire nella zona artigianale di via Druso, ormai pressoché vuota. Si parla di quasi un ettaro che potrebbe essere venduto a prezzi abbordabili, 1.800-2.000 euro al metro quadro. Bisogna ritornare alla mano pubblica, all’esproprio di aree per le cooperative edilizie anche indivise. La Provincia in questo senso avrà un ruolo decisivo. Solo che fin quando c’erano i soldi, tutto andava bene. Ma ora? Quest’anno sarà dura chiudere il bilancio provinciale, saranno tagli netti, altro che champagne... Quando usciremo da questa emergenza bisognerà riuscire a recuperare una massa di persone che saranno uscite dal sistema. Altrimenti la rabbia sarà tale che si rischia di essere spazzati.

 

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Kommentare

Bild des Benutzers Massimo Mollica
Massimo Mollica 04.05.2020, 16:56

Bella intervista con alcuni punti di riflessione:
1) per il futuro come si intende procedere nelle case di riposo? Aspettiamo un'altra emergenza o ci prepariamo per tempo?
2) Per quanto riguarda le persone in difficoltà non potremmo mettere a un tavolo tutti a cominciare dalle organizzazioni umanitarie poi provincia e consorzio dei comuni e parlarsi a viso aperto? Perché non creiamo un evento che per ora può essere solo online ma in futuro dal vivo facendo interessare questi soggetti? in fondo questa Pandemia ci ha insegnato proprio l'importanza di collaborare da parte di tutti.
3) il problema case è storico,da quando è nata Bolzano Bozen. E riguarda tutti tranne i pochi benestanti che invece che far circolare il denaro lo parcheggiano in immobili strozzando l'economia. ne vogliamo parlare? Magari facendo interessare il carozzone IPES? Perché la bella idea proposta in questo articolo sulla zona di Druso non la propone l'istituto o perché no le cooperative?

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