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L'intervista

"Decreto dignità, cresce il precariato"

Stefan Pan, vicepresidente nazionale di Confindustria, boccia il testo. "Va contro la dignità delle imprese che creano lavoro e sviluppo. Giovani penalizzati".
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salto.bz: Stefan Pan, ex presidente di Assoimprenditori Alto Adige e ora vicepresidente nazionale di Confindustria, il decreto dignità non è proprio piaciuto alle imprese. Perché?

Stefan Pan: il punto della questione, il concetto di base di questo decreto cosiddetto dignità che in realtà toglie dignità alle imprese, è che le aziende vengono descritte come fossero quelle che delocalizzano, o che sono motivo del precariato. Così si travisa la reale missione dell’imprenditore. Nessun imprenditrice o imprenditore assume per mandare via. Il decreto così come è impostato è espressione di un approccio che alla base non ha una corretta comprensione di come funziona l'economia. Un esempio di quanto dico può venire proprio dal nostro territorio, l’Alto Adige.

In questo decreto cosiddetto dignità, che in realtà toglie dignità alle imprese, le aziende vengono descritte come fossero quelle che delocalizzano, o che sono motivo del precariato. Si esprime un approccio che alla base non ha una corretta comprensione di come funziona l'economia

Si spieghi.

La provincia di Bolzano è una zona di confine dove tutte le imprese mediamente strutturate se crescono si espandono andando a cercare nuovi mercati in Europa e in altri Paesi. E questo è un segno di forza, significa creare nuovi posti di lavoro e far crescere il territorio in modo organico. Con le nuove norme sulla delocalizzazione tuttavia le aziende vengono messe alla piena discrezionalità di chi poi va a valutare se quanto si fa per crescere sui mercati vuole dire delocalizzare, quindi con la possibilità che alle stesse aziende vengano tolti gli incentivi dati per creare lavoro. Chiedo: lo spirito di fondo è favorire le attività che davvero crescono e creano occupazione oppure si pensa di agire con la repressione, che non porta fiducia, non risolve problemi ma li accentua? Spero che con il dialogo che dovrà comunque esserci con le forze di governo le forze produttive tornino a essere riconosciute come l’elemento che fa risollevare il Paese.

Lo spirito di fondo è favorire le attività che davvero crescono e creano occupazione oppure si pensa di agire con la repressione, che non porta fiducia, non risolve problemi ma li accentua? Spero che con il governo torni il dialogo con le forze produttive che fanno risollevare il Paese

Non è che il fatto che le norme del decreto abbiano provocato la protesta unanime delle associazioni di categoria datoriali sia la prova che invece le stesse regole vanno a favore dei lavoratori?

Capisco la domanda, ma non è così. Confindustria si è riunita a Verona qualche mese fa proprio per lanciare il modello, la visione di società che abbiamo. Al primo punto c’è la creazione di lavoro per i giovani e le nostre imprese sono la soluzione per questo obiettivo: lavoro stabile, retribuito per i giovani, ma lo si fa con più ricerca e sviluppo, con un rapporto forte con le università, intraprendendo un percorso virtuoso dove mettiamo più intelligenza in quello che facciamo e in come lo facciamo. Andiamo a vedere la situazione positiva creata in Alto Adige, dove il mondo dell’industria i lavori a tempo indeterminato sono oltre il 90%, l’assoluta maggioranza, mentre quel piccolo resto che rimane è l’entrata nel mondo del lavoro: ogni giovane che dimostra di essere bravo viene accolto a mani aperte. I divieti invece sono solo un ulteriore freno per le imprese per correre di più e competere a livello internazionale devono già fare i conti con le zavorre del sistema Italia, come i costi dell’energia e una burocrazia maggiore. Lo ripeto, la vocazione delle aziende è creare una società sostenibile, per i giovani.

Non è che se le norme non piacciono alle imprese allora fanno gli interessi dei lavoratori. Confindustria vuole il lavoro stabile per i giovani. Ma i divieti sono solo un freno alle aziende che devono correre per competere nel mondo

Le norme nello specifico sui contratti a termine, vedi la durata da 36 a 12 mesi dei contratti senza causale e la riduzione delle proroghe massime da 5 a 4, che effetto avranno sulla vita quotidiana nelle imprese?

L’effetto è che prima di assumere qualcuno a tempo indeterminato uno ci penserà quattro volte. Alludo a quanto previsto nel caso dei licenziamenti. Il rapporto tra impresa e lavoratore si basa sulla fiducia. Se questa viene a mancare nel caso di un assunto a tempo indeterminato serve comunque la presenza di una piccola valvola di uscita. Appunto nei casi in cui si è costretti a dire: così non va, ovviamente per motivi concreti e non in modo discriminatorio. Non c’è più il reintegro, previsto dal vecchio articolo 18, ora c’è un tetto massimo di indennizzo che il decreto porta a tre annualità e questo diventa eccessivo.

A suo giudizio quindi le norme penalizzeranno le stabilizzazioni?

Non aiuteranno l’inserimento a tempo indeterminato. Perché se offro un posto a tempo indeterminato lo faccio perché metto la fiducia al centro, ma se aumentano le penalità creo solo un ostacolo.

L’effetto del decreto è che prima di assumere qualcuno a tempo indeterminato uno ci penserà quattro volte

I critici verso il decreto hanno detto che diminuirà l’occupazione. È d’accordo?

Rispondo sottolineando la questione della causale per i contratti a tempo determinato, che se non viene interpretata come valida fa scattare il procedimento che fa diventare il posto da determinato a indeterminato. Il passaggio però diventa un’area grigia, una questione meramente discrezionale-interpretativa. Si introducono più regole e meno chiarezza, noi invece abbiamo sempre chiesto regole chiare che mettano al centro la fiducia e mettano in moto l’economia. L’Alto Adige esprime questo concetto: è un laboratorio con il più alto tasso di occupazione a livello europeo.

Il testo renderà più difficile l’inserimento dei giovani. Specie nel resto d’Italia si aumenterà il precariato, non lo si riduce

Ma è vero che secondo lei diminuirà l’occupazione giovanile, come ha detto il Pd?

In Alto Adige fortunatamente il problema fortunatamente meno sentito, ma a livello nazionale esiste ancora. Il decreto renderà più difficile l’inserimento dei giovani. Specie nel resto d’Italia si aumenterà il precariato, non lo si riduce.

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