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Centro diurno, le famiglie protestano

Slitta l'apertura della struttura nei pressi dell'Aias di Bolzano che dovrà assistere una dozzina di ragazzi disabili appena diplomati. Di Fede: "Facciamo il possibile"
L'Aias di Bolzano in via Piacenza
Foto: (da Google Street View)

Si chiamano centri diurni sociopedagogici e svolgono una funzione fondamentale per i ragazzi diversamente abili che terminano il percorso scolastico. Permettono loro di avere “un sostegno a carattere socio-pedagogico, assistenziale, educativo e ludico-ricreativo, in modo da mantenere o potenziare le capacità cognitive, psicomotorie, comunicative e relazionali”. Non solo. Alleggeriscono anche la pressione sulle famiglie e consentono ai genitori di lavorare, sapendo che il loro figlio è in buone mani, e, soprattutto, attivo. Ora a Bolzano sono circa una quindicina le famiglie in grande difficoltà perché attendevano l’apertura da parte dell’Azienda servizi sociali di un nuovo centro diurno “al più tardi per ottobre” tra via Parma e via Piacenza. Ma per una serie di motivi l’apertura slitterà ad inizio gennaio. L’attesa, dunque, è piuttosto lunga e i disagi solo attenuati dal prezioso sostegno fornito due giorni a settimana dell’Aias, associazione che da 50 anni propone iniziative di aggregazione per il tempo libero e crescita individuale a favore di ragazzi con disabilità.

“Facciamo fatica a capire – dicono alcuni genitori – la carenza di programmazione che ha portato a questa situazione. I ragazzi, che di solito frequentano un anno in più per ogni ciclo, terminano la scuola a 21 anni. Si sapeva da qualche anno che ci sarebbe stata questa esigenza. Per noi mesi di ritardo hanno ripercussioni serie, dobbiamo prendere ferie o affidarci a badanti e i ragazzi a quest’età hanno bisogno di uscire e di avere relazioni sociali”. Secondo quanto riferiscono le famiglie il finanziamento provinciale è stato assicurato ad inizio anno e a maggio è stato individuato un appartamento Ipes di 100 metri quadri a pochi metri dalla sede dell’Aias in via Piacenza, ma a settembre l’Ipes non aveva ancora mandato il contratto e si era dunque lontani dall’avvio dei necessari lavori di risanamento.

 

Dal tono di voce con cui risponde si capisce che Liliana Di Fede, direttrice di Assb, è sinceramente dispiaciuta. “Sappiamo – spiega - quanto sia importante per i ragazzi e le loro famiglie. Stiamo lavorando a questo progetto da un anno, abbiamo ottenuto i finanziamenti provinciali, grazie all’Ipes abbiamo trovato uno spazio e ora stiamo chiudendo il contratto. E’ anche già stato dato l’incarico per i lavori ma purtroppo ci vorrà qualche mese perché la struttura sia fruibile”. Per Di Fede non vi è stato un ritardo nella programmazione. “Speravo anche io di aprire in ottobre, ma purtroppo i tempi degli iter amministrativi non sono sempre veloci come vorremmo, ma davvero è stato fatto il possibile per rispondere nel modo più veloce. Tra le altre cose ora dovremo anche trovare il personale, ma sono sicura che ce la faremo per quando il centro sarà pronto”. La direttrice non fornisce una data, ma è improbabile che i ragazzi possano entrare prima di gennaio. Le famiglie nel frattempo dovranno fare da sole o fruire, per quanto possibile, dell'assistenza domiciliare.