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L'intervista
Il senatore Francesco Palermo sugli scenari post-referendum, il dilemma della legge elettorale e il ruolo del populismo.
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salto.bz: Senatore Palermo un giudizio sull’esito del referendum, perché questa sconfitta così schiacciante del Sì?
Francesco Palermo: Perché si è votato soprattutto in base agli schieramenti politici, si è puntato sul capitale politico di Renzi e di quei pochi che lo sostenevano. Si è trattato di una votazione rispetto alla maggioranza di governo, del resto i numeri erano quelli, perciò il risultato, anche se forse non con queste dimensioni, era prevedibile. Si sapeva da mesi che avrebbe vinto il No. 

"Non si può pretendere che le persone si occupino di temi come quello della riforma fino a quel livello di dettaglio"

Se dovesse fare un bilancio di questa campagna referendaria?
Il fatto che la riforma fosse difficile da comprendere non è un dettaglio che si può trascurare. La qualità complessiva del nostro sistema politico e sociale lascia spesso a desiderare ma il punto problematico resta l’estrema ampiezza e la complessità di una riforma che andava a toccare molte, troppe questioni. È certo che in futuro si finirà con il mettere di nuovo mano alle stesse cose con interventi più piccoli, più mirati, più comprensibili. C’è anche da dire che a volte la gente tende ad avvicinarsi con troppa faciloneria a certe tematiche, altre si lamenta perché non vorrebbe essere annoiata da certi argomenti, ma se non si fosse fatto il referendum sicuramente qualcuno avrebbe protestato perché in quel modo la democrazia non sarebbe stata rispettata. Al contempo non si può pretendere che le persone si occupino di temi come quello della riforma fino a quel livello di dettaglio. 

La grande questione, la vera difficoltà politica sta nella legge elettorale.

Cosa succederà ora? C’è il nodo dell’approvazione della Legge di bilancio da sciogliere, ad esempio, e intanto Mattarella congela le dimissioni del premier.
Lo scenario è relativamente facile, se non dal punto di vista politico almeno da quello istituzionale. Un nuovo governo si insedierà per qualche tempo e porterà avanti alcuni provvedimenti, come appunto la Legge di bilancio più, naturalmente, l’ordinaria amministrazione. La grande questione, la vera difficoltà politica però sta nella legge elettorale che è molto più complicata da approvare rispetto a qualsiasi altra legge. 

Sta dicendo che tutto il dibattito si sposterà ora sulla legge elettorale?
Esattamente. In questo momento, così com’è, una votazione porterebbe a sicura ingovernabilità perché avere un sistema iper-maggioritario alla Camera e iper-proporzionale al Senato comporta una certa confusione, non vedo tuttavia molta facilità nel trovare formule elettorali, non è dato sapere quindi quanto effettivamente durerà questa nuova maggioranza e se si costituirà in tempi brevi, dipende molto da come si manterrà il clima politico. Se si farà in fretta si voterà in primavera altrimenti se ne parlerà il prossimo autunno. 

“Subito al voto” dicono i 5 Stelle, ma non erano proprio loro che disdegnavano l’Italicum?
Le leggi elettorali naturalmente sono leggi politiche, perciò si giudicano spesso in base a quello che conviene in un determinato momento. È chiaro che con questa legge elettorale al momento attuale vincerebbe, ma solo alla Camera, il Movimento 5 stelle. Si cambia idea, ma non mi scandalizzo, è successo molte volte. 

Massimo Cacciari, in un’intervista apparsa su Repubblica, dice che Renzi non rinuncerà alla lotta politica, lei è dello stesso parere?
Sì, non credo affatto che rinuncerà ad occupare ancora la scena politica. E qui c’è un parallelo da fare.

Prego.
In Italia come in Austria gli sconfitti di ieri sono i vincitori di domani. Renzi si è dimesso, certo, e vedremo come se la giocherà all’interno del suo partito, ma lui ora ha tutto da guadagnare, ricostituisce, come dire, una “verginità” agli occhi degli elettori. Ha detto che ci ha provato, che ha fatto il massimo, e tutto sommato non possiamo non ammettere che Renzi, con il suo 40%, è quello che ha più consenso fra i leader politici. Qualcun altro si occuperà di portare avanti la barca in questi mesi mentre lui, a un certo punto, giungerà di nuovo come l’innovatore e il rottamatore e non è per nulla escluso, fra l'altro, che torni anche in veste di Presidente del Consiglio. 

Con questo voto l’Italia ha lasciato il fianco scoperto ai populisti?
È difficile da dire, non so bene cosa definire populismo e cosa no. Ma a pensarci secondo me paradossalmente il populismo non sta avanzando. Il voto ha riflettuto piuttosto certi schemi politici nel senso che più di quanto si sarebbe potuto immaginare, e sicuramente più di quanto si sia immaginato Renzi che sperava di ottenere voti anche da schieramenti diversi da quelli che lo appoggiavano, la gente ha votato seguendo le indicazioni dei partiti.

"Con un po’ di coerenza si è votata tendenzialmente la cosa più conveniente per il nostro territorio"

Come in Alto Adige, fra l’altro l’unica fra le autonomie speciali ad aver votato sì.
Sì, anche da noi si è votato seguendo più o meno le linee dei partiti, il 60% lo hanno fatto Svp, che ha catalizzato un cospicuo numero di voti, Pd e pochi altri. Del resto qui c’era nulla da perdere e tutto da guadagnare per l’autonomia, d’altronde la clausola di salvaguardia ci veniva incontro, avevamo una posizione più favorevole rispetto agli altri e quindi con un po’ di coerenza si è votata tendenzialmente la cosa più conveniente per il nostro territorio. 

I mercati con la vittoria del No avevano previsto l’apocalisse.
Sicuramente sarebbero andati meglio se avesse vinto il Sì, ma era talmente scontato e atteso il trionfo del No che certamente avverrà un impatto ma la situazione non sarà così tragica come qualcuno immagina, si attendono conseguenze negative, non c'è dubbio, ma tutto sommato saranno digeribili.

 
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Kommentare

Bild des Benutzers Massimo Mollica
Sull' argomento autonomia da noi si è votato anche perché la riforma, benché interessasse solo in parte, comunque definiva meglio i termini. Se in trentino hanno preferito votare no credo che non si meritino tale autonomia semplicemente perché non l'hanno capita e quindi a loro andrebbe tolta. Per quanto riguarda l' Alto Adige Südtirol al di là del risultato quello che trovo ingiustificato è la partecipazione sentita soprattutto da parte degli appartenenti al gruppo linguistico italiano a fronte di una forte defezione quando si è chiamati a votare per questioni locali, tipo l'elezione del sindaco. Questo lo trovo sconfortante perché anche in questo caso la gente non vuole entrare nella mentalità di vivere in una realtà autonoma con tutti i giusti benefici che ne conseguono. Se non lo capiscono la loro storia è destinata a scomparire. E qui la colpa è di tutti i rappresentanti politici di lingua italiana.
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