Advertisement
Avvenne domani

Siamo fuori dal tunnel

Nel febbraio del 1968 profetiche intuizioni di un noto progettista sulla necessità di far attraversare in galleria la città di Bolzano dall'Autostrada del Brennero.
Advertisement

Che cosa ricordare di particolare di quel febbraio del 1968? Forse che gli americani, dopo aver incassato una colossale bruciante sconfitta da parte dei nordvietnamiti con l'offensiva del Têt, decidevano di spedire a Saigon altre decine di migliaia di soldati, nel vano tentativo di capovolgere le sorti di una guerra ormai persa. Forse che, dai campus delle università americane, la protesta contro la guerra del Vietnam dilagava in tutta Europa, con cortei, scontri e dure polemiche.

In Italia le manifestazioni antiamericane andavano, come del resto in Germania, a far tutt'uno con la contestazione contro le strutture universitarie. Facoltà occupate a Roma, Milano e Torino. A Trento, per superare un contrasto ormai insanabile tra gli studenti e i vertici della facoltà di sociologia, arrivavano tre mediatori di illustre fama: Norberto Bobbio, Beniamino Andreatta e Marcello Boldrini.

Nel mondo dell'informazione faceva notizia la nomina di Giovanni Spadolini alla guida del Corriere della Sera, ma l'attenzione dell'opinione pubblica era distratta anche da altri avvenimenti: Sergio Endrigo vittorioso al Festival di Sanremo, la storia d'amore tra la piemontese Sonia  Maino e il figlio della premier indiana Indira Gandhi, la trasmissione, negli Usa del primo episodio della serie "Colombo".

Contraddizioni dell'epoca. Così, se sulla rivista "La Sinistra" compariva un manualetto su come fabbricare bottiglie molotov, i Pooh replicavano lanciando la canzone "Piccola Katy".

E a Bolzano?

Solita storia, soliti argomenti. Sul piano politico, a tener banco,  erano le ultime fasi concitate in vista della chiusura della trattativa tra Bolzano, Roma e Vienna, sulla nuova autonomia. Nel gruppo italiano si alzava, forte, il lamento, amplificato e ripreso a cadenza quotidiana dal giornale Alto Adige, per una trattativa condotta, si diceva, in modo troppo segreto e senza coinvolgere la popolazione. Il che non impediva  al giornale e ai suoi commentatori, primo tra tutti l'ex funzionario ministeriale Renato Cajoli, che scriveva sotto lo pseudonimo di Civis, di sparare a zero contro tutte le novità previste dal secondo statuto e contro gli artefici dell'intesa  e cioè Aldo Moro e il democristiano altoatesino Alcide Berloffa.

I lettori del giornale potevano assaggiare in anteprima un brandello della furibonda polemica che si sarebbe scatenata, di lì a qualche anno, quando gli alloggi pubblici cominciarono ad essere distribuiti in base al criterio della proporzionale etnica. Il caso è quello degli alloggi GESCAL di Oltrisarco, appartamenti peraltro assai malandati. Ci si lamenta ad alta voce del fatto che gli assegnatari di lingua tedesca abbiano un punteggio inferiore a quello degli italiani.

Tra i molti spunti di cronaca, quello veramente significativo è pubblicato dall'Alto Adige il 18 febbraio del 1968. È un intervento puntuale e documentato da parte di uno dei più noti progettisti altoatesini: l'ingegner Norbert  Wackernell. Per capirne meglio il senso occorre ricordare che, all'epoca, è ormai in fase di avanzata realizzazione l'Autobrennero, che verrà completata in  tutte le sue parti nel giro di pochi anni. Tra i tratti ancora da realizzare quello relativo all'attraversamento di Bolzano, che il progettista Gentilini ha immaginato totalmente su viadotto.

È una scelta che Wackernell non esita a definire assolutamente disastrosa. Il viadotto, afferma, deturperà irrimediabilmente tutta la conca bolzanina, portando solo inquinamento e rumore nel bel mezzo della città. La soluzione ideale, proclama, sarebbe ovviamente quella di far passare l'autostrada in una galleria sotto il Virgolo, con un aumento dei costi ma con un beneficio sicuro e duraturo per i bolzanini. E il professionista snocciola le cifre. A fronte di una previsione di 5.900.000.000 di lire per la soluzione sul viadotto, quella in galleria costerebbe 8.600.000.000 di lire. Una differenza di meno di tre miliardi per un'opera giudicata assolutamente indispensabile. È una tesi che l'Alto Adige, che già si era battuto in precedenza contro il tracciato della A22 in valle d'Isarco proponendo invece la variante attraverso Merano e la Val Passiria con il traforo sotto il Giovo, appoggia in pieno. Parte la sollecitazione agli ambienti politici bolzanini perché si mettano di traverso e blocchino il progetto del viadotto, obbligando L'Autobrennero a cambiare soluzione.

Così, esattamente mezzo secolo fa. Come a dire che, in quel fatidico 68, qualcuno aveva chiaramente previsto quello che sarebbe successo, aveva indicato soluzioni e costi. Con un modesto aggravio si sarebbe potuta adottare, cinquant'anni or sono, la scelta che oggi sarà molto più onerosa. Pesarono probabilmente la necessità di contenere il costo di un'opera già molto "pesante" dal punto di vista finanziario e soprattutto la necessità di completare l'opera al più presto, ma, come spesso accade, la fretta fu nemica del bene.

Tra queste discussioni e tra queste polemiche andava ad esaurirsi anche il mese di febbraio. Gli altoatesini festeggiavano la medaglia d'oro della slittinista Erika Lechner alle Olimpiadi invernali di Grenoble e i Beatles sbarcavano in India per un lungo soggiorno all'insegna della meditazione trascendentale.

Il mese contava 29 giorni. Un anno bisestile che avrebbe tenuto fede alla propria fama.

Advertisement

Bitte melden Sie sich an, um Kommentare zu verfassen.

Advertisement