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Italia oggi

Cronache persiane

Che cosa direbbero i Persiani di Montesquieu dell’Italia di oggi?
Kolumne von
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Antonio Merlino10.07.2019
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Nel 1721 Montesquieu pubblicava il romanzo epistolare Lettere Persiane. In quelle pagine il giurista francese immaginava il soggiorno in Francia di due viaggiatori Persiani, Usbek e Rica. I due osservatori orientali descrivevano nelle loro lettere quel che ingenuamente vedevano sotto i loro occhi: la Francia settecentesca che logora si avviava a precipitare nella grande Rivoluzione del 1789.

Montesquieu intingeva la sua penna nell’inchiostro della satira: con l’artifizio letterario della maschera persiana, egli irrideva la Francia di Luigi XIV e del suo successore, Luigi XV (non è un caso, infatti, che il nome del viaggiatore Rica derivi dal verbo francese “ricaner”, sogghignare). Ai due viaggiatori Persiani, abituati al dispotismo e alla barbarie del serraglio, la monarchia francese sembrava subire un processo di orientalizzazione: il centralismo del re, la crisi morale della nobiltà, il culto borghese del profitto ad ogni costo, le tendenze indomite a imporre una religione di Stato alle coscienze, l’oppressione delle donne, tutto questo pareva ai due Persiani degno di un sultanato orientale. In Francia, tanto il diritto pubblico quanto la società sembravano subire un processo di disfacimento: se, da una parte, il potere regio ambiva all’esercizio di un potere assoluto, dall’altra, lo sviluppo dei nuovi processi produttivi stava generando una spaventosa crisi delle coscienze.

Volendo fare sfoggio di fantasia, potremmo immaginare due viaggiatori orientali che volessero avventurarsi nell’Italia dei nostri giorni. Che cosa vedrebbero Usbek e Rica di nuova generazione? Che resoconto potrebbero stilare nelle loro lettere? Di certo tratteggerebbero un ritratto parziale e incompleto, pieno di esagerazioni.

Magari vedrebbero che sotto la copertura ideologica di parole d’ordine come libertà, eguaglianza e democrazia, il nostro Paese sta subendo anch’esso un processo di “orientalizzazione”. I partiti politici dominanti sono portatori di scoperte ideologie centraliste. Come il sovrano francese ai tempi di Montesquieu, essi vorrebbero conquistare il centro politico di una nazione e imporre la propria volontà in periferia. I corpi periferici, regioni e province, sono sovente ostaggio delle medesime maggioranze e ambiscono ad emulare localmente il centralismo dello Stato sovrano.

La penna del “persiano” Montesquieu non aveva risparmiato la nobiltà, la sua abitudine a pascersi del privilegio senza più esercitare alcuna funzione sociale, i suoi vizi.

I due avventurieri persiani scoverebbero forse qualcosa di simile alla nobiltà di allora nei partiti politici di oggi e scriverebbero nelle loro lettere odierne che i partiti più che rappresentare gli elettori, rappresentano sé medesimi, si auto-riproducono e nel privilegio esercitano un potere oligarchico.

Con i loro occhi stranieri, Usbek e Rica vedrebbero una società sempre più di casta e direbbero – di certo esagerando – che sotto il sultano le cose non vanno poi tanto diversamente. Direbbero che in Italia quello che sbrigativamente è stata chiamata «mobilità sociale» è una frottola e che troppo spesso chi nasce povero resta povero e chi nasce ricco resta ricco. Direbbero che nuove forme di servitù sono state gradualmente legalizzate. Direbbero che gli Italiani sono molto più furbi dei sultani, poiché nella loro Carta costituzionale sanciscono il diritto al lavoro, ma solo al fine di illudere il suddito delle democrazie. Introducendo gradualmente parole come «flessibilità» si è reso il padrone arbitro assoluto del destino di milioni di lavoratori, dalla commessa nelle grandi catene che si impadroniscono delle nostre città, all’operaio sotto la spada di Damocle della delocalizzazione. Direbbero che le pudiche acrobazie verbali degli ambienti più fieramente progressisti (la ministra...ecc.) non sono servite ad eliminare una persistente subordinazione della donna all’uomo. E infine direbbero che gli Italiani hanno innescato una lotta dei penultimi contro gli ultimi, perché hanno dimenticato ogni vincolo di solidarietà sociale. Che si sono rifugiati nella loro sfera privata, ritirati dallo spazio pubblico, convinti che i partiti del popolo potessero garantire e preservare la loro tranquillità domestica sotto le sembianze del “cambiamento”.

Farebbero molta ironia, i due Persiani.

Esagerando.

O forse no.

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Kommentare

Bild des Benutzers Peter Gasser
Peter Gasser 07.07.2019, 09:25

„... nei partiti politici di oggi e scriverebbero nelle loro lettere odierne che i partiti più che rappresentare gli elettori, rappresentano sé medesimi, si auto-riproducono e nel privilegio esercitano un potere oligarchico“.
Wie wahr und wie schädlich diese Entwicklung ist.
Ein gutes Buch dazu:
Rainer Mausfeld, „Warum schweigen die Lämmer - wie Elitedemokratie und Neoliberalismus unsere Gesellschaft und unsere Lebensgrundlagen zerstören“.

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