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“Il fascismo non fu un'astronave”

Presentato all'Eurac di Bolzano “Pagine nascoste”, il documentario di Sabrina Varani basato sul romanzo di Francesca Melandri, “Sangue giusto”.
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Foto: Foto: Salto.bz

Martedì (5 dicembre) all'Eurac di Bolzano è stato presentato il documentario “Pagine nascoste” di Sabrina Varani, girato al margine della stesura del romanzo di Francesca Melandri, “Sangue giusto” (Rizzoli). Una visione che ha emozionato molto il folto pubblico presente e che – pur restando aderente ai temi trattati dal libro – ha fornito lo spunto per svolgere considerazioni ulteriori, stimolate proprio dalla trasposizione in immagini e suoni del testo scritto.

Il ritorno del rimosso individuale e collettivo

“Pagine nascoste” è nato da una relazione di amicizia (ancora prima che professionale) tra le due autrici. Varani ha seguito Melandri per tutti i cinque anni che sono stati necessari a comporre il libro: ritraendola mentre digitava le parole sul suo computer, accompagnandola nelle biblioteche e negli archivi in cui la scrittrice ha svolto le ricerche, durante alcune interviste, oppure viaggiando con lei in Etiopia o ad Affile, dove si trova l'orrendo monumento eretto in memoria di Rodolfo Graziani. Cinque anni di riprese per realizzare un “making of” che, alla fine, ha acquisito una vita autonoma rispetto al libro, intersecandolo negli snodi essenziali, ma anche mettendo in evidenza dei retroscena che la materia romanzata non poteva rivelare in modo diretto: in primo luogo l'importanza che ha avuto il padre di Francesca, Franco Melandri, nell'accendere la domanda sull'identità “nascosta” del proprio genitore e sul suo passato “fascista”. In questo modo è tracciato anche il passaggio che l'ha condotta ad indagare la mancata rielaborazione collettiva di alcune pagine buie della nostra storia passata (il colonialismo) e a comprendere più in profondità il recente riemergere all'interno della società di atteggiamenti razzisti, non a caso estrinsecati proprio richiamandosi ad un'eredità ancora influente.

Quello che è mancato non è il processo alle persone, ma alle idee. Il fascismo è una mentalità tuttora vigente

Durante la discussione che ha seguito la proiezione del film sono stati in particolare fissati due aspetti, intimamente connessi, della questione complessiva. Il primo riguarda l'essenza del fascismo, vale a dire una sua possibile definizione non circoscritta all'epoca storica in cui si è manifestato, a partire da una citazione del partigiano Massimo Rendina: “Quello che è mancato non è il processo alle persone, ma alle idee. Il fascismo è una mentalità tuttora vigente”. Il secondo, che discende dal primo, concerne il luogo privilegiato per scorgere proprio la sopravvivenza di questa mentalità. E qui la proposta di Melandri/Verani è netta: il fascismo non va ricercato tanto negli avvenimenti terribili, nelle stragi o negli eccessi ai quali ha messo capo (tutte cose innegabili, ma che proprio in virtù della loro dismisura ci consentono di tenerli a distanza), quanto piuttosto deve essere scorto negli atteggiamenti quotidiani, che sfruttano l'oblio della dimensione più eclatante, o la sua relativizzazione storica, al fine di nascondere l'ideologia che li informa.

Fascismo e fallocentrismo

Paradigmatico, a questo proposito, il modo con il quale la deriva razziale (ben diversa dalla “semplice” xenofobia) che ha reso possibile il colonialismo si innesta sul rapporto più generale tra uomini e donne (un tema che in “Sangue giusto” attraversa in modo percepibile molte pagine, suggerendo futuri sviluppi narrativi). Secondo Melandri è infatti una “medesima logica” quella che qui è all'opera: la gerarchizzazione degli esseri, la fissazione delle differenze secondo rapporti di potere che possono instaurarsi solo naturalizzando i fatti storici (le razze non esistono, le donne non sono inferiori agli uomini, ma il razzismo e il maschilismo cercano di continuamente di farcelo credere). Già Carlo Emilio Gadda, del resto, aveva sondato l'aspro terreno postulando, nella sua lunga invettiva “Eros e Priapo”, una sintesi di fascismo e fallocentrismo.

Il riacutizzarsi di un morbo mai debellato

Il fascismo non è un'astronave che a un certo punto, in modo incomprensibile, è calata sulla nostra storia”, ha affermato Melandri. Quando allora diciamo che "il fascismo sta tornando" dovremmo piuttosto parlare di una sua lunga latenza, del riacutizzarsi di un morbo mai fino in fondo debellato. Una delle obiezioni che vengono generalmente mosse alla tesi del "ritorno" (non solo del fascismo, ma di qualsiasi fenomeno storico) è che nessun avvenimento può riproporsi negli "stessi termini" con i quali si è manifestato la prima volta. Si potrebbe però obiettare all'obiezione quanto segue: ogni fenomeno storico (come il fascismo) non è che la sporgenza "attuale" (cioè in atto) di una potenzialità in costante formazione o, per meglio dire, una sporgenza capace di assumere forme che, pur diversificate, restano comparabili. Collocandoci al livello di una simile costanza di forme potenziali, è chiaro che il fascismo non è che l'esito di qualcosa che lo precede e l'antecedente di qualcosa che gli sopravvive, qualcosa cioè che può essere rapportato alla sua concretizzazione. Forse questo "qualcosa" non è stato ancora capito bene, ed è per questo che il suo "ritorno" (proprio perché non si tratta - alla lettera - di un "ritorno") ci coglie impreparati. Piero Gobetti scrisse che il fascismo doveva essere letto come l'autobiografia della nazione. Ma un'autobiografia collettiva è sempre scritta dai singoli individui che la compongono. Bisogna allora scrutare nella "medietà" delle sue ombre, più che farsi abbagliare dalla piena luce dei suoi "eccessi", per cominciare finalmente a guardare in faccia di cosa si è trattato e ancora si tratta. “Sangue giusto” di Francesca Melandri e “Pagine nascoste” di Sabrina Verani ci aiutano a farlo.

 

PAGINE NASCOSTE - TRAILER