Sarah Gainsforth
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La città è di chi la abita

La città e la sua sua mercificazione, tra politiche abitative, turismo e Covid-19. L'intervista con la giornalista romana Sarah Gainsforth.
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Asia Rubbo30.10.2020
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Sarah Gainsforth, 40 anni, è nata e vive a Roma. Autrice del libro “Airbnb città merce” lavora come giornalista freelance e ricercatrice indipendente. Collabora con “L’Espresso” e “Il Manifesto” e da quasi dieci anni si occupa di tematiche sociali legate alla città e alla sua mercificazione, tra politiche abitative e turismo.

Come ti sei avvicinata alla dimensione sociale della città?

Ho intrapreso questo percorso, quello della scrittura e della ricerca, un po’ per caso. Questa passione è nata nel 2011 dalla condivisione di un’esperienza, quella del Nuovo Cinema Palazzo, un ex teatro meraviglioso nel quartiere San Lorenzo a Roma. Il teatro, situato in un quartiere storicamente operaio e poi universitario, stava per essere trasformato in un enorme casinò. In quegli anni, infatti, c’è stato il boom del gioco d’azzardo in Italia, delle sale giochi e dei “Compro Oro”. Per evitare che ciò accadesse il teatro è stato occupato e oggi è uno spazio culturale autogestito. Da quel momento ho iniziato a fare ricerca, partendo proprio dal gioco d’azzardo. Ho fatto una scuola di giornalismo e ora è il mio lavoro, ma è importante sottolineare la dimensione collettiva: senza questa esperienza non avrei mai coltivato questa passione.

In che giornalismo ti riconosci?

Ho una passione per i dati, mi è rimasta questa impostazione scientifica nell’approccio ai temi sociali e l’ho applicata a tutto ciò che riguarda la trasformazione delle città, le disuguaglianze, la speculazione immobiliare. Questa è una cosa che spesso i giornalisti italiani non fanno, soprattutto nel giornalismo mainstream, perché ci vuole tempo.

Tutto diventa merce, la città stessa è una merce e qualsiasi cosa può essere sfruttata a fini economici sacrificando la dimensione sociale

Tra gioco d’azzardo e airbnb, come cambia la città?

Ho cominciato ad osservare la città: vedevo quello che stava succedendo e purtroppo questo tipo di trasformazione avviene in maniera rapida, nel 2011 a Roma ad un certo punto era diventato tutto “compro oro” e “casinò” e quattro anni dopo, la seconda trasformazione cominciava ad avvenire con gli airbnb. Era evidente, eppure il tema in Italia è esploso forse solo l’anno scorso. C’è sempre un ritardo della lettura dei fenomeni, da parte delle istituzioni ma spesso anche dei media, che finiscono con il lamentare le conseguenze del fenomeno senza mai provare a spiegarne le cause. La narrazione si fonda sulla dicotomia decoro/degrado, senza comprendere perché certi fenomeni avvengono. Io ho provato a risalire alle cause.

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Giochi ed inclusione al Nuovo Cinema Palazzo, Roma

 

Questi campi di ricerca hanno qualcosa in comune: il modo in cui la città viene vissuta.

Sono fenomeni diversi. Il gioco d’azzardo ha interessato soprattutto le aree periferiche e semiperiferiche di Roma, ma lo stesso in tante altre città d’Italia. Il turismo invece è opposto, perché è il centro ad essere interessato dal fenomeno. Tuttavia, le dinamiche economiche si assomigliano: in entrambi i casi si punta ad estrarre ricchezza dalla città e se il gioco d’azzardo punta sulla speranza di chi è già povero rubandogli ciò che ha, il turismo estrae ricchezza dalle risorse stesse della città. Il problema è che non è regolamentato e la ricchezza finisce nelle tasche di chi già ha, ovvero chi ha molte case su airbnb, i tour operator che organizzano i viaggi e hanno sedi all’estero, quindi le tasse non le pagano qui. Sono circuiti chiusi, ma funzionano grazie alle risorse del territorio e dei suoi abitanti.

Le case sono per i turisti e i negozi diventano sale giochi: resta spazio per i residenti?

No, assolutamente. Tutto diventa merce, la città stessa è una merce e qualsiasi cosa può essere sfruttata a fini economici sacrificando la dimensione sociale della città. Lo spazio pubblico diviene spazio di consumo, senza considerare il valore sociale che anche le case dovrebbero avere.

Nelle tue ricerche, la “riqualificazione” viene promossa come rimedio al disagio?

Certo, per cui un centro commerciale o un negozio rappresentano il consumo come risposta ad un disagio visibile. O il consumo o l’estetica. A Roma va di moda annunciare di riqualificare le periferie, in posti dove le persone non hanno da mangiare. Ogni due anni rifanno le piazze e i parchi. Ad esempio, Piazza Vittorio si trova in un quartiere multietnico vicino alla stazione ed è pieno di airbnb: ci sono pochissimi residenti e molti senzatetto. Ora stanno rifacendo il giardino, ma sembra che in realtà lo stiano facendo per bloccare i “bivacchi”. Sembra che per eliminare la povertà sia necessario un nuovo progetto architettonico.

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Uno spazio per tutte e tutti anche ai tempi del Covid-19

 

Che impatto ha avuto il Covid-19 sul turismo e le città?

In generale gli effetti sono drammatici, perché i primi a pagare le conseguenze sono i lavoratori, i camerieri, gli albergatori. Dall’altro sarebbe una grossa opportunità per la politica, per provare ad intervenire. Purtroppo però, siamo arrivati a questo punto perché non c’è una visione alternativa sull’economia di una città. Il turismo comporta meno fatica, è un modo facile di far quadrare i conti eppure adesso le città d’arte sono costrette ad aprire gli occhi. Bisognerebbe per prima cosa regolamentare gli airbnb, come si fa nel comune di Barcellona dove sono stati fatti controlli per cinque anni per trovare tutte le case vuote e i proprietari sono stati multati. Da noi sembra fantascienza. Con questa pandemia airbnb vivrà una crisi importante, ma ad esempio a Roma c’è il boom delle stanze per studenti universitari. Ma forse anche gli studenti non verranno a Roma e allora, solo a quel punto, le case sfitte potrebbero essere date alle famiglie romane. Questa situazione non dovrebbe essere lasciata in mano al mercato!

La narrazione si fonda sulla dicotomia decoro/ degrado, senza comprendere perché certi fenomeni avvengono

Quindi case vuote, ma strade piene?

Purtroppo sì, perché chi è proprietario di una casa in centro sceglierà di tenerla vuota sperando in una ripresa della situazione, piuttosto che affittarla a residenti. Questa è un po’ la mia paura. Dopo il lockdown una situazione già critica, come quella dei senzatetto, è solo destinata a peggiorare. A Roma negli ultimi mesi stanno sgomberando i campi rom senza soluzioni alternative e le persone si riversano per strada. Non è che queste persone spariscono. Finché non si privilegia la dimensione sociale, le città resteranno congestionate in questo meccanismo.

Se i negozi diventano casinò, le case in centro vanno ai turisti: come si può invertire la rotta?

Tutto si ricollega al tema della partecipazione, che purtroppo viene sempre usato per legittimare progetti che sono calati dall’alto e su cui i residenti non hanno potuto decidere. Noi, col Cinema Palazzo, siamo in un quartiere molto problematico e abbandonato dalla politica, eppure ci sono occupazioni culturali in spazi abbandonati e, in piccolo, quello è l’unico modo di riappropriarsi dello spazio pubblico e di poterne decidere realmente. Occupare un edificio, anche se abbandonato da anni, è sì illegale ma spesso sono queste occupazioni sociali ad offrire servizi altrimenti inesistenti. Si dovrebbe fare come a Bari dove, come racconta l’architetta Rossella Marchini, una ex caserma diventerà un grande parco urbano per attività sociali e culturali con il coinvolgimento dei cittadini e delle tante associazioni che, nel corso degli anni, si sono battute per restituire alla città quello spazio.

 

Airbnb città merce
Airbnb città merce - Storie di resistenza alla gentrificazione digitale, Sarah Gainsforth, 2020

Questa intervista è tratta dal numero di ottobre 2020 del giornale di strada zebra.

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