Marco Mariani
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Bilinguismo

“Scuola bilingue? Vi spiego perché”

Marco Mariani, ex preside del liceo Carducci ed ex ispettore scolastico provinciale di seconda lingua, sul bilinguismo, le strategie e le responsabilità della politica.
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Kommentare

Se da una parte sono contento che finalmente si sollevi il (penoso) velo che su questo argomento è stato steso per anni non posso che rammaricarmi del colpevole drammatico ritardo con cui lo si fa.
I danni prodotti, come per altro dimostrano anche se solo parzialmente, gli studi citati, non si riusciranno a riparare a meno che nel frattempo non succeda un miracolo. Come al solito Fazzi si dimostra il più lucido forse anche perchè vive fuori da questo contesto che ci ha sempre proposto una visuale talmente distorta da non riuscire nemmeno a percepire l'ovvio.
Non dimentichiamoci comunque, e l'affermazione del Preside Mariani " L’Autonomia di questa provincia così straordinariamente realizzata ha prodotto per paradosso una struttura sociale in cui i gruppi linguistici vivono uno accanto all’altro in “microcosmi separati”, paralleli e indipendenti" sta giusto a ricordarcelo che ancora oggi, nonostante tutto, il modello di autonomia e di convivenza è da considerarsi "straordinario" sebbene tenga le persone in “microcosmi separati, paralleli e indipendenti".
Insomma, comunque vada sarà un successo!

Bild des Benutzers Max Benedikter
Max Benedikter 13.06.2017, 23:25

La chiarezza delle risposte date in questa intervista mettono un punto fermo alle insinuazioni da parte di tutte le forze politiche indistintamente (con differente graduazione e malizia) sulla qualitá e l'impegno dell'insegnamento L2 in Alto Adige. La pacatezza con cui il Direttore Mariani smaschera il marcheting politico da entrambi i lati dei referenti politici è ammirabile. Per lo stile dell'intervistato immagino che per - "Il referente politico" della scuola non perde occasione per celebrare enfaticamente il successo di ogni innovazione introdotta e sperimentata, come se la sola applicazione di un metodo fosse già di per sé garanzia di successo - si intendesse appunto entrambi, Achhammer e Tommasini.

Bild des Benutzers luigi spagnolli
luigi spagnolli 14.06.2017, 10:50

Complimenti a Sarah Franzosini e a Marco Mariani: un'intervista ben fatta, che approfondisce con parole semplici temi e situazioni troppo spesso usate solo per catturare consensi facili.
C'è a mio avviso un passaggio sul quale è doveroso soffermarsi: quello in cui si dice che "in tutte le aree in cui convivono popolazioni di lingua diversa, l'apprendimento della seconda lingua è afflitto da fattori di disturbo di ordine culturale, sociale, politico", cui aggiungerei "emozionale". Verissimo: quanti bolzanini di lingua italiana hanno imparato senza problemi l'inglese nel tempo libero, e lo parlano meglio del tedesco studiato 13 anni a scuola?
Qui dissento dal buon Fazzi, maestro nel dire ovvietà drammaticamente inutili e quasi sempre controproducenti.
Tutte le popolazioni del mondo si suddividono al loro interno in microcosmi separati, a prescindere dal fatto che vi si parlino una o più lingue. Il problema è far "venir voglia" di imparare l'altra lingua. Non si può come sempre gettare la croce solo sulla politica, che pure ha certamente le sue responsabilità. Tutti coloro che comunicano almeno sui media istituzionali (quelli che ricevono denaro pubblico per esistere, sia cartacei che multimediali: i social non ne ricevono, e si devono pertanto accettare come sono) contribuiscono massicciamente, Fazzi compreso, senza volerlo (si spera), a generare la contrapposizione tra i gruppi. Ogni medium di ogni lingua dovrebbe "con naturalezza", cioè in base a una scelta strategica, dedicare ampi spazi a raccontare quello che succede "dagli altri" generando non solo conoscenza ma anche curiosità di conoscere "gli altri". Invece ogni medium si concentra nel raccontare esclusivamente quel che succede nel proprio gruppo di riferimento: così gli italiani di Bolzano non capiranno mai come funziona la società nei paesi "tedeschi", e i tedeschi delle valli mai capiranno quanto davvero è diversa la realtà urbana "italiana". (Qualche medium ci prova: per esempio, Salto.bz e QuiBolzano, ma non bastano). Un meccanismo diabolico da cui non si esce, se non creando una nuova generazione di comunicatori slegati dai luoghi comuni su cui oggi si fonda il pensiero del popolo e dei giornalisti che in essi limitano la loro attività di comunicatori. Lanciar proclami contro la politica "colpevole di tutto", come sempre, serve solo a far allontanare il popolo dalla democrazia e stimola l'astensionismo e l'antipolitica. Fermo restando che anche chi ha ruoli istituzionali pubblici deve e può far di meglio.

Io credo caro Luigi Spagnolli che sia un poco grossolano mettere tutti sullo stesso piano: chi certe cose cerca di promuoverle e chi le stesse boicotti sistematicamente. E se si pensa che richiedere una scuola bilingue non va assolutamente a intaccare il diritto di chi vuole che i propri figli frequentino la scuola monolingue, la posizione di chi boicotta è quella sì, specialmente se si pensa che lo fa facendo pesare una maggioranza etnica, lesiva dei diritti e delle legittime aspirazioni di altri.
Davvero questo lei non lo percepisce ?

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