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La lingua, la scuola

La lingua batte

La lingua di insegnamento della scuola è un capitolo pesante del nostro passato, ma anche la leva del nostro futuro.
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Quella della lingua di insegnamento nelle scuole locali è una storia lunga e tormentata. In una regione di confine, a cavallo tra più culture (tedesca, italiana e ladina), la lingua è un tema sensibile e può essere usato come strumento di dominio sul territorio e sulle persone. La lingua è potere.
Il primo grosso conflitto “linguistico” dell’epoca moderna fu quello sfociato nei fatti di Innsbruck del 1904. Allora erano i sudditi di lingua italiana dell’Impero Austro-Ungarico a rivendicare una Università con insegnamento nella loro madre lingua. Il Governo di Vienna la concesse loro, ma già in occasione della inaugurazione della facoltà di diritto e scienze politiche ad Innsbruck,i circoli nazionalisti pangemanisti si opposero creando gravi incidenti con feriti; molti degli studenti italiani furono incarcerati. Tra loro c’erano niente meno che Alcide De Gasperi e Cesare Battisti. Questi fatti ebbero un eco vastissimo un tutto il Regno d’Italia.
Il pendolo della Storia si spostò poi molto pesantemente sulla popolazione sudtirolese. La riforma Gentile del 1923 pronunciò la sentenza di morte per la scuola elementare tedesca in Alto Adige; tutti i bambini sarebbero stati sottoposti da allora in poi ad una forzata italianizzazione. Gli insegnanti tedeschi trasferiti, licenziati e sostituiti da altri, provenienti da diverse regioni italiane.
Nel Concordato tra Stato e Chiesa del 1929, alcuni articoli si riferivano proprio alla situazione dell’Alto Adige prevedendo, tra l’altro, l’obbligo dell’insegnamento della religione nelle scuole, nella sola lingua italiana.
Il tedesco rientrò nella scuola altoatesina con l’occupazione germanica dopo l’8 settembre 1943.
Nell’accordo di Pace di Parigi del 1946 dopo la seconda guerra mondiale, viene ripristinato il diritto per la popolazione di lingua tedesca della provincia di Bolzano di avere l’insegnamento scolastico nella propria madre-lingua (“elementary and secondary teaching in the moter-tongue“).
Da qui lo Satuto di Autonomia del 1972 che rende concreto per tutti i cittadini della provincia il diritto ad avere una scuola nella propria madre-lingua (tedesca, ladina o italiana) e l’obbligo all’insegnamento della seconda lingua provinciale. Quest’ultima soluzione ha determinato una base di pacifica “convivenza linguistica” tra le diverse culture originarie del nostro territorio. E’evidente, però che i tempi propongono al sistema formativo provinciale nuove sfide – immigrazione ed esigenza di migliore bilinguismo – mettendo in luce i limiti degli equilibri faticosamente raggiunti negli ultimi decenni. Questi limiti si possono superare solo con un accordo comune tra i diversi gruppi, sapendo quanto diverse sono le loro storie e le loro percezioni dei temi relativi alla scuola. Le scorciatoie unilaterali sono solo vicoli ciechi. L’anno 2018, col rinnovo del Parlamento nazionale e del Consiglio provinciale, potrebbe essere l’occasione giusta per prospettare finalmente i cambiamenti riconosciuti ormai come urgenti e necessari.
(www.albertostenico.it)

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