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Industria 4.0

“Il cobot che aiuta le piccole imprese”

I nuovi robot collaborativi prendono piede in Alto Adige. Il workshop del laboratorio Smart Mini Factory. Rauch: “Soluzione sempre più accessibile per le Pmi locali”.
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unibzone .12.02.2020
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salto.bz: Erwin Rauch, ricercatore della facoltà di scienze e tecnologia di Bolzano, il 31 gennaio nell ambito del laboratorio Smart Mini Factory sull’industria 4.0 si è svolto un workshop dedicato alla robotica collaborativa. Di cosa vi siete occupati nel dettaglio?

Erwin Rauch: il workshop è stato organizzato in ottica multidisciplinare. Abbiamo collaborato in tre: io, che sono specializzato sui sistemi di produzione, il professore di robotica Renato Vidoni e Luca Gualtieri, che sta svolgendo la sua tesi di dottorato sull’ergonomia e la sicurezza nella robotica collaborativa. Il tema di fondo è la robotica collaborativa, intesa come la crescente interazione tra uomo e sistema robotizzato per adempiere un compito produttivo, un campo in evoluzione che diventa sempre più importante nella pratica, anche in Alto Adige. Mentre l’argomento nel dettaglio erano gli spazi di lavoro collaborativi: si tratta di soluzioni tecnologiche sempre più accessibili e valide anche per le piccole e medie realtà aziendali che permeano il tessuto produttivo della provincia di Bolzano.

A che punto è l’avanzamento della robotica collaborativa nel settore produttivo sudtirolese?

Per rispondere meglio a questa domanda possiamo ricordare l’indagine da noi avviata in 2019 coinvolgendo 28 aziende altoatesine, divise in piccole, medie e grandi imprese. Abbiamo chiesto alle diverse attività il proprio interesse per la robotica collaborativa, spiegando cosa intendiamo con co-bot: ovvero una macchina intelligente con cui la persona umana può effettivamente lavorare assieme. I sensori e i sistemi intelligenti che integrano il robot collaborativo che fanno sì infatti che l’uomo possa interagirvi senza che siano necessarie barriere di sicurezza, come invece avviene nelle comuni celle robotizzate nell’industria. Questo permette di utilizzare tali sistemi anche nelle piccole e medie imprese, per compiti quotidiani della produzione che sostanzialmente non consentono solo di migliorare l’efficienza produttiva ma anche il lavoro degli operatori umani.

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Il professore Fabio Pini presenta il nuovo luogo di lavoro. Foto: unibz

 

Cosa è emerso nell’indagine sull’automazione nella realtà economica locale?

Sei aziende su 28 stanno già utilizzando un robot collaborativo, ma al momento solo per i test. In altre parole stanno provando a integrarlo nella produzione e di identificare applicazioni utili per il cobot.

Che esempi ci sono?

Un’azienda metalmeccanica della valle Isarco utilizza i robot per manovrare pesanti pezzi di metallo, in modo che l’operaio possa svolgere i propri compiti in modo ergonomico. Uno dei principali obiettivi della robotica collaborativa è appunto quello di migliorare le condizioni di lavoro degli operatori garantendo al contempo elevate prestazioni produttive. Un altro esempio riguarda la saldatura, non propriamente un’attività collaborativa in quanto quando viene effettuata la persona umana non può essere presente per motivi di sicurezza. In questo caso la collaborazione avviene nella fase precedente, quella della preparazione: l’operaio saldatore interagendo con il robot lo guida nell’impostare la saldatura che la macchina dovrà fare poi in autonomia.

A quali conclusioni ha portato la rilevazione sul campo?

Abbiamo constatato una mancanza di informazione, oltre che di formazione e training, e mancano i casi studio per quanto riguarda la robotica collaborativa in provincia di Bolzano. Non ci sono infatti ancora le aziende che utilizzano in serie i cobot. Come laboratorio sull’Industria 4.0 abbiamo quindi attuato due seminari, uno sulla robotica in generale e l’altro sulla programmazione dei collaborativi. Inoltre, abbiamo organizzato il workshop del 31 gennaio per dare maggiori informazioni alle aziende interessate, sviluppando un dimostratore per far vedere come possono funzionare tali sistemi automatici nelle imprese.

Che numeri ha avuto il seminario?

Circa una quarantina di partecipanti, provenienti da aziende altoatesine, soprattutto del manifatturiero. Sei relatori. E tre focus tematici trattati, relativi ai vantaggi della robotica collaborativa sotto gli aspetti di sicurezza, ergonomia ed efficienza produttiva.

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Gli esperti delle imprese sudtirolesi raccolgono informazioni sulle tecnologie del futuro. Foto: unibz

 

Il messaggio alle aziende è giunto a destinazione?

Sì, si può dire che l’evento è riuscito anche sotto il profilo del suo obiettivo, ovvero coinvolgere le imprese locali. L’affluenza che ha dimostrato la presenza di interesse rispetto alla tecnologia. All’inizio pensavamo che arrivassero i rappresentanti di appena venti aziende, invece ce ne sono stati il doppio. Hanno ascoltato dai relatori quali sono i vantaggi della tecnologia collaborativa per la loro realtà produttiva quotidiana.

Che tipo di vantaggi?

I robot collaborativi supportano in particolare le aziende piccole e medi che cercano di automatizzare i loro processi senza di perdere la loro flessibilità. Inoltre supportano aziende che hanno criticità da un punto di vista dell’ergonomia fisica della produzione. Processi industriali in cui il cobot può prendere in carico la parte faticosa e pesante del lavoro, lasciando al contempo alla persona l’attività più di alto profilo e valore aggiunto e che richiedo capacità tipicamente umane quali ragionamento, adattamento e flessibilità.

L’automazione “in piccolo” è dunque possibile?

Esatto, e rappresenta appunto un vantaggio per chi decide di investirci. Questi sistemi aprono una porta all’automazione appunto per le piccole e medie realtà. I robot tradizionali sono piuttosto complicati da programmare, necessitano di competenze avanzate di programmazione. Invece questa nuova generazione di cobot è più semplice da usare e programmare. Lo abbiamo visto con i nostri studenti: dopo otto ore di laboratorio sono in grado di programmare anche traiettorie complesse. Questa tecnologia insomma è facile da utilizzare e da integrare nel lavoro pratico. Costituisce l’ideale per una piccola realtà che finora non ha neanche pensato all’automazione. Con una spinta iniziale può farlo e il nostro laboratorio ha la finalità anche di accompagnare il tessuto economico locale in questa sfida.

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Il workshop sulla robotica implica un trasferimento di conoscenza tra ricerca e impresa: il Prof. Erwin Rauch dell'Università di Bolzano e Fabio Pini dell’Università di Modena. Foto: unibz

 

Il costo è proibitivo o no?

Negli ultimi anni i costi sono scesi. Si va da una spesa di 10-15.000 euro fino a 60.000 euro per il prodotto più evoluto. Cifre che comunque sono molto inferiori rispetto alla robotica tradizionale che per una singola cella necessita di importi da 50 a 150mila euro.

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