Politik | Capoluogo

“Bolzano è al servizio di tutti”

L'urbanista Francesco Sbetti promuove l'idea di una Città vasta: “Serve un confine più largo per affrontare i problemi abitativi, di mobilità e servizi del capoluogo”.
Francesco Sbetti
Foto: Università mediterranea

salto.bz: Professor Sbetti, a Bolzano si fa un gran parlare di “città metropolitana”, ovvero della connessione tra la città capoluogo e la cintura di comuni limitrofi. Di questo tratterà stasera l'incontro presso la sede di Cooperdolomiti dal titolo “Bolzano dilata i suoi confini, un nuovo concetto di città intercomunale vasta. Cosa intende con questo concetto? 

Francesco Sbetti: Dopo il grande entusiasmo iniziale, dagli urbanisti agli economisti, in Italia usciamo da una stagione di scarso successo delle cosiddette “città metropolitane”, istituite sulla carta con l’abolizione delle province con la legge Delrio. I problemi però non sono scomparsi, e lo sostengo anche per Bolzano. Bolzano è una capitale in termini di concentrazione di scambi e funzioni, ed è una capitale amministrativa. Sono elementi di forza per la città e per tutti i comuni della Provincia. Ma anche un problema, perché produce congestione, un assembramento di funzioni: si pensi a cosa comporta l’apparato amministrativo e il sistema di servizi pubblici in termini di occupazione di spazio, pendolarismo… da qui bisogna riprendere il ragionamento.

In che termini?

Il Lerop (Piano provinciale di sviluppo e coordinamento territoriale, ndr) in modo lungimirante aveva costruito le Comunità comprensoriali. Bolzano era all’interno di un comprensorio, ma nel 2001 la cosa fu eliminata: ci si è detti “Bolzano resta da solo, è il capoluogo di tutti ma deve risolvere i problemi all’interno dei suoi confini comunali”. Stasera presenterò alcuni numeri attorno alle funzioni amministrative-direzionali, sui pendolari, sul turismo (essendo la porta del turismo della Provincia, tra stazione, autocorriere, funivia del Renon…) per suggerire di partire da un’opportunità, la nuova legge urbanistica provinciale.

 

I Programmi di sviluppo comunale, previsti dalla nuova legge urbanistica, spingono i Comuni a collaborare insieme. 

 

Essa ha previsto i Programmi di sviluppo comunale spingendo i Comuni a collaborare insieme. Senza dover costruire una nuova geografia amministrativa, che avrebbe bisogno di anni, alcune questioni come mobilità e infrastrutture, l’accessibilità dei servizi, gli spazi per le funzioni economiche, per non parlare del problema della casa, vanno affrontate allargando i confini di Bolzano, perché dentro al Comune di Bolzano non c’è più spazio per affrontarle.

La questione abitativa è l’elefante nella stanza per il quale viene spesso evocata la soluzione metropolitana, essendo de facto finiti gli spazi per costruire. Questo si traduce però in un rimpallo tra Bolzano e i comuni limitrofi, che si sentono in un certo senso "invasi" dal capoluogo.

Bolzano, soprattutto negli anni Ottanta, ha buttato fuori i suoi problemi verso i comuni esterni, che avendo più spazio hanno costruito di più. Bisogna però evitare che Bolzano faccia questa operazione di “scaricare i problemi”. Serve un confine più largo, a geografia variabile, dev’essere lo spazio per affrontare quei problemi. I comuni come Laives, Bronzolo, Appiano non devono diventare ancelle di Bolzano. Ma la Provincia ha bisogno di una Bolzano efficiente, perché altrimenti rischia di non svolgere questo servizio di capitale.

La Provincia ha bisogno di una Bolzano efficiente, perché altrimenti rischia di non svolgere il suo ruolo di capitale.

 

Il suo cognome è associato allo studio Sbetti-Morello del 2018, un fantasma che si aggira per Bolzano. Perché è una ricerca ancora attuale?

Quello studio va letto con attenzione. Si dice quante case servono, ma con una forbice ampia, diversi orizzonti temporali e a seconda del tipo di emergenza cui rispondere. Se servono tra le 4mila e le 7mila abitazioni non vuol dire che debbano essere nuove, da costruire, bensì recuperate. Secondo l’Istat, i dati del “non occupato” a Bolzano sono molto alti e preoccupanti: parliamo di 4mila alloggi, fermo restando che non conosciamo il margine di errore. Sono dati che andranno indagati. La stessa Ipes assegna più case in rotazione che non in case di nuova costruzione.

C’è anche un invecchiamento della popolazione…

I demografi insegnano: si dice “muore il nonno e lascia la casa ai nipoti” ma l’età media si è spinta così in avanti, che quando “muore il nonno” il nipote ha già dovuto trovare casa. C’è una domanda più alta, perché un trentenne cerca casa - d’altronde in Germania e Danimarca la cerca già a 25 anni.

A quali modelli europei dovrebbe guardare Bolzano?

Tutte le città europee, piccole e grandi, ormai lavorano sopra i confini comunali. Non c’è più nessuno che resta così strettamente ancorato al confine comunale. Ma siamo viziati dalla politica, e ciò che conta è dove abbiamo un livello di governo. Però se guardiamo più attentamente ai problemi, hanno scale diverse. Per esempio il sistema dei trasporti quasi mai si ferma al confine del comune. Il tema della casa è emblematico da questo punto di vista: quando si allarga la modalità con cui lo si affronta, si semplificano i problemi, perché diversi diventano i carichi su ognuno. E aldilà del “misurare” le singole problematiche, dobbiamo provare a spostare l’ottica.

Per esempio?

Ad esempio non si pensa mai a Sarentino legata a Bolzano. Basti pensare però alla quantità di legname proveniente dalla Val Sarentino che attraversa ogni giorno la città capoluogo per capire quanto questo processo debba governato assieme, non può un comune scaricarlo sull’altro.

Dobbiamo uscire dalla contrapposizione tra Bolzano e comuni limitrofi?

Il punto è esattamente questo: Bolzano non è contro tutti, ma è al servizio di tutti. E rispetto al suo intorno lo è ancora di più.